A CHI SPETTA LA BONIFICA DEL SITO INQUINATO



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                        REPUBBLICA ITALIANA                               N.  168/03 REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                        N. 6960 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,   Quinta  Sezione           ANNO 1995 ha pronunciato la seguente decisione sul ricorso in appello n.6960/1995, proposto da Coutenza Canali Cavour, in persona del rappresentante legale  p.t., rappresentato e difeso dagli avv.ti G. Compagno, L.P. Comoglio e L. Szego, elettivamente domiciliata presso il primo in Roma, via Isonzo n.50; CONTRO Comune di Santhià, in persona del Sindaco p.t., rappr. e dif. dagli avv.ti  P. Monti e N. Paoletti,  elettivamente domiciliato presso quest’ultimo in Roma, via Barnaba Tortolini n.34. per la riforma della sentenza TAR Piemonte, sez. 2°, n.407 del del 27.9.1994, con  la quale è stato respinto il ricorso proposto dalla Coutenza. Visto l’atto di appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune; Viste le memorie difensive prodotte dalle parti; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 25.6.2002, relatore il consigliere Aniello Cerreto ed uditi  altresì i procuratori delle parti, come da verbale di udienza; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto: FATTO La Coutenza Canali  Cavor, con l’appello in epigrafe, ha fatto presente che il sindaco del comune di Santhià con provvedimento del 2.9.1988, richiamata la relazione USL  che riferiva della presenza di rifiuti (carcase di animali, legname, lattine e rifiuti domestici) sulla superficie delle acque scorrenti nel Canale Cavour in corrispondenza del sottopasso del torrente Elvo, le ordinava di provvedere all’immediata rimozione dei rifiuti ed al successivo smaltimento; che proposto ricorso avverso detto provvedinmento al TAR Piemonte, questi lo respingeva considerando che il corso d’acqua non sarebbe qualificabile come luogo pubblico e che inoltre il frontale della tomba-sifone non potrebbe costituire una riva, dovendosi intendere come tale solo la zona asciutta confinante con l canale. Ha dedotto detta sentenza era erronea ed ingiusta: -per violazione e falsa applicazione dell’art. 7 L.R. Piemonte n. 31/1982, in relazione agli artt. 5 e 8 stessa legge ed ai principi desumibili ex D.P.R. n.915/1982: -in ogni caso, una volta escluso che l’acquedotto fosse luogo pubblico e che la tomba sifone costituisse riva, dovevano indicarsi le ragioni in fatto ed in diritto che imponevano alla Coutenza l’obbligo di asporto e smaltimento dei rifiuti, non essendo la Coutenza proprietario del canale (demanio regionale) ma consegnatario e trattandosi di rifiuti da altri abbandonati. Costituitosi in giudizio, il Comune ha rilevato che la Coutenza non contestava minimamente i presupposti di necessità ed urgenza dell’ordinanza ma solo si limitava ad escludere la propria legittimazione passiva; che la Coutenza, in quanto concessionaria dei canali per l’irrigazione delle pianure del vercellese e del veronese aveva l’obbligo della loro manutenzione, che perciò non poteva gravare sul Comune. Con memoria conclusiva, la Coutenza ha insistito per l’accoglimento dell’appello, rilevando che la legge non obbligava il titolare del potere sul bene, in quanto tale, a curare la rimozione dei rifiuti, dovendo la responsabilità del proprietario ricollegarsi ad imputazione a titolo di dolo o per lo meno di colpa, il che non risultava nella specie. Alla pubblica udienza del 25.6.2002, il ricorso è passato in decisione. DIRITTO 1.Il TAR Piemonte, sez. 2°, con la sentenza n.407 del 27.9.1994, ha respinto il ricorso proposto dalla Coutenza Canali Cavour avverso l’ordinanza del Sindaco del comune di Santhià in data 2.9.1988, che le ordinava di provvedere all’immediata rimozione di quanto presente sulla superficie delle acque in località Canale Cavour-fraz. Vettignè- sottopasso Torrente Elvo (carcasse di animali, legname, lattine e rifiuti domestici) ed al successivo smaltimento, con l’avvertenza che  in caso di inadempimento si sarebbe provveduto d’ufficio con addebito delle relative spese. Avverso della sentenza ha proposto appello la Coutenza. 2.L’appello è fondato nei limiti di cui in motivazione. Va condivisa la doglianza secondo cui dovevano indicarsi le ragioni in fatto ed in diritto che imponevano alla Coutenza l’obbligo di asporto e smaltimento dei rifiuti, trattandosi di rifiuti da altri abbandonati. 2.1. La controversia si innesta in un contenzioso risalente, per quanto risulta agli atti, all’ottobre 1987, data in cui il Comune di Santhià, a seguito dell’ultima piena del torrente Elvo, segnalava (al Ministero dei lavori pubblici,  al Magistrato per il Po, all’ Ufficio operativo di Vercelli, al Prefetto di Vercelli, alla Coutenza Canali Cavour ed alla USL n.46) la presenza di diversi rifiuti e carogne di animali, per u’area di circa 500 mq, nel tratto antistante la tomba del Canale Cavour sotto il torrente Elvo, per i provvedimenti di competenza. Di conseguenza con fonogramma del 31.10.1987, la Prefettura di Vercelli interessava del problema la Coutenza Canali Cavour, la quale a sua volta, pur dichiarandosi disponibile al recupero del materiale, invitava la Prefettura a sensibilizzare i vari Comuni attraversati dai canali (tra cui quello Cavour) ad una maggiore vigilanza onde evitare il ripetersi del fenomeno. La Prefettura, con nota del 3.12.1987, invitava perciò i vari Sindaci interessati (tra cui quello di Santhià) ad una maggiore vigilanza al riguardo. La Coutenza Canali Cavour, con nota del 25.8.1988, segnalava al Comune di Santhià ed alla Prefettura di Vercelli il ripetersi dell’inconveniente di accumulo del materiale nella medesima località, invitando in particolare il Comune ad assumere i provvedimenti di competenza. 2.2.In una situazione del genere, il Comune non poteva ritenere tenuto ad eliminare l’inconveniente la Coutenza Canale, per il solo fatto che questa aveva la gestione del Canale stesso, senza alcun riferimento al disciplinare che regolava tale gestione o ad eventuali responsabilità in merito, anche per  mancanza della dovuta vigilanza. Al riguardo il Collegio non ha motivi per discostarsi dal principio secondo cui l’ordine sindacale d’urgenza per motivi d’igiene, sanitari ed ambientali  di smaltimento dei rifiuti va impartito in linea di massima al produttore dei rifiuti che li  abbia abbandonati in aree pubbliche o private (anche non aperte al pubblico) o in acque pubbliche o private (V. art.9 D.P.R. 10.9.1982 n.915 e su di esso la decisione di questa Sezione n. 1464 del 1à.12.1997) e non al proprietario dell’area  in quanto tale (o al titolare della disponibilità del bene), salvo che non sia configurabile una compartecipazione del proprietario anche soltanto colposa di mancat......