ACCESSO ALLE PRATICHE DI CONDONO EDILIZIO



(continua a leggere)


CIRCOLI PRIVATI: ACCESSO RISERVATO AI SOCI



































































































CONSIGLIO DI STATO, SEZ CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI - sentenza 20 luglio 2006 n. 4609 - Pres. Varrone, Est. Chieppa - Spagnuolo Vigorita (Avv. Scoca) c. Comune di Napoli (Avv.ti Barone e Tarallo), Ministero per i beni e le attività culturali e Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Napoli (Avv.ra Stato), Grimaldi (Avv.ti Fiordalisi e De Luise) ed altri (n.c.) - (riforma in parte T.A.R. Campania - Napoli, Sez. IV, sent. 9 febbraio 2006, n. 1880). REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello proposto da Vincenzo Spagnuolo Vigorita, rappresentato e difeso dall' avv.to Franco Gaetano Scoca, ed elettivamente domiciliato presso lo stesso, in Roma, via Paisiello, n. 55; contro Comune di Napoli, in persona del Sindaco pro tempore, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dagli avv.ti Edoardo Barone e Giuseppe Tarallo, ed elettivamente domiciliato presso il dott. Gian Marco Grez, in Roma, Lungotevere Flaminio, n. 46, pal. 4, sc. B; Ministero per i beni e le attività culturali, in persona del Ministro pro tempore, e Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Napoli, in persona del Soprintendente pro tempore, costituitisi in giudizio, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato e domiciliato presso la stessa in Roma via dei Portoghesi n. 12; e nei confronti Grimaldi Ferdinando, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dagli avv.ti Alfonso Fiordalisi e Fulvio De Luise, ed elettivamente domiciliato presso il dott. Gian Marco Grez, in Roma, Lungotevere Flaminio, n. 46, pal. 4, sc. B; Ippolito Silvana e Società Grimm s.a.s., non costituitisi in giudizio; per l’annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Sezione IV, n. 1880/06 pubblicata il 9-2-2006; Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio delle amministrazioni appellate e del controinteressate Grimaldi Ferdinando, che ha proposto ricorso incidentale; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Alla camera di consiglio del 9-5-2006 relatore il Consigliere Roberto Chieppa. Uditi l'Avv. Scoca e l'Avv. Barone; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: F A T T O    E    D I R I T T O 1. In data 21 gennaio 2005 Vincenzo Spagnuolo Vigorita, proprietario di una villa con annesso giardino confinante con il complesso immobiliare denominato Villa Manzo, ha chiesto, con atto di diffida, al Comune di Napoli di conoscere quali attività siano state poste in essere dall’Amministrazione comunale per reprimere gli abusi edilizi realizzati sin dal 1989 sulla Villa Manzo, sulle relative pertinenze e sull’annesso terreno, nonché di poter accedere alla documentazione relativa a tali attività. Con la nota n. 325 del 18 febbraio 2005, il Comune di Napoli ha indicato le modalità per accedere agli atti e ha fornito chiarimenti sull’attività svolta. In data 18 gennaio 2005 il ricorrente ha notificato alla Soprintendenza per i beni Ambientali e Architettonici di  Napoli un atto di diffida, analogo a quello indirizzato al Comune di Napoli. Con la nota n. 1532 del 9 febbraio 2005, la Soprintendenza ha comunicato le modalità per accedere agli atti. Con separati ricorsi, proposti davanti al Tar per la Campania, Vincenzo Spagnuolo Vigorita ha chiesto di accertare l’illegittimità del silenzio serbato dalle due amministrazioni sulle diffide, aventi ad oggetto la definizione delle pratiche di condono edilizio e l’adozione degli interventi repressivi degli abusi realizzati nel complesso, denominato Villa Manzo. Con ordinanza n. 835 del 27 ottobre 2005 il Tar Campania, dopo aver disposto la riunione dei ricorsi, ha ordinato l’integrazione del contraddittorio nei confronti dell’attuale proprietario del complesso denominato Villa Manzo e dei soggetti ritenuti responsabili degli abusi edilizi denunciati con la suddetta diffida. Successivamente all’integrazione del contraddittorio, con l’impugnata sentenza, il Tar, dopo aver respinto alcune eccezioni preliminari sollevate dalla parti intimate, ha respinto nel merito il ricorso, ritenendo che per tutte le domande di condono presentate per gli abusi in questione pendessero ancora i termini fissati dal legislatore per la definizione delle istanze e il ricorrente non avesse, quindi, alcun titolo per pretendere la fissazione di termini inferiori a quelli previsti dalla legge, Avverso tale decisione Vincenzo Spagnuolo Vigorita ha proposto ricorso in appello. Il Comune di Napoli, il Ministero per i beni e le attività culturali e la Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Napoli si sono costituiti in giudizio, chiedendo la reiezione dell’appello. Il controinteressato Grimaldi Ferdinando ha proposto ricorso in appello incidentale con riguardo ad alcune eccezioni preliminari, respinte in primo grado. All’odierna camera di consiglio la causa è stata trattenuta in decisione. 2. Devono essere in via preliminare esaminate le eccezioni pregiudiziali, oggetto del ricorso in appello incidentale, proposto da Grimaldi Ferdinando. Con un primo motivo l’appellante incidentale sostiene che la definizione delle istanze di condono non è stata oggetto di una specifica richiesta nell’ambito della diffida notificata al Comune di Napoli, sicché la domanda giudiziale relativa alla definizione di tali istanze costituisce una domanda nuova, sulla quale non si è affatto formato il silenzio inadempimento. L’appellante incidentale concorda sul fatto che, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge n. 15/2005, il ricorso avverso il silenzio non necessita più del meccanismo della previa istanza e della successiva diffida, ma deduce che una vera e propria richiesta di provvedimento non è contenuta nella diffida inoltrata dal ricorrente. Aggiunge, poi con altro motivo, che comunque entrambe le amministrazioni hanno fornito una risposta con conseguente inammissibilità del ricorso avverso il silenzio. I motivi sono infondati. In entrambe le diffide notificate alle due amministrazioni resistenti, il ricorrente ha chiesto, oltre all’accesso agli atti, una serie informazioni ed anche di conoscere le ragioni della mancata adozione degli atti di diniego in ordine alle domande di condono edilizio. La proposizione di una domanda all’amministrazione non necessita di modalità formali particolari e può avvenire in qualsiasi modo, purché sia chiaro l’oggetto della richiesta. Nel caso di specie, benché formulata con riferimento alle ragioni della mancata adozione di provvedimenti di diniego delle istanze di condono, era evidente che il ricorrente chiedesse alle due amministrazioni di definire (in senso negativo, secondo la sua tesi) le domande di condono presentate in relazione al complesso Villa Manzo. Questa era il senso dell’istanza, rivolta all’amministrazione. Rispetto a tale istanza le due amministrazioni non hanno fornito una riposta: infatti, la Soprintendenza si è limitata a rispondere sull’istanza di accesso agli atti, mentre il comune di Napoli ha anche aggiunto alcune informazioni sull’attività svolta, senza però dare risposta in merito alla definizione dei procedimenti di condono edilizio. Deve, pertanto, ritenersi che, in seguito alle diffide proposte dal ricorrente, entrambe le amministrazioni, per quanto di rispettiva competenza, non hanno fornito alcuna risposta sulla richiesta di definizione delle pratiche di condono edilizio e tale assenza di risposta consente la proposizione del presente ricorso avverso il silenzio. 3. E’ infondata anche l’ulteriore censura, con cui il Grimaldi deduce la carenza di legittimazione ad agire in capo al ricorrente, richiamando la giurisprudenza, secondo cui non sussisterebbe il dovere di provvedere alla immediata definizione della pratica di condono, su istanza del terzo estraneo alla medesima, in quanto il vero soggetto interessato è colui che ha inoltrato l’istanza (Cons. Stato, Sez. IV, 29 novembre 2005, n. 7568). Il Collegio ritiene di non poter condividere tale indirizzo, in quanto il proprietario confinante con l’immobile, ove è stato realizzato un abuso edilizio, ha un interesse alla conclusione del procedimento di condono entro i termini previsti dalla legge. Come rilevato dal Tar, il confinante può, infatti, avere un interesse alla rimozione dell’opera abusiva e, quindi, alla definizione della domanda di condono, in pendenza della quale è impedita la demolizione dell’opera abusiva. 4. Tali considerazioni conducono all’esame di altra eccezione, riproposta dal Grimaldi, secondo cui l’originario ricorso doveva essere dichiarato inammissibile per la mancata notificazione ai controinteressati, che sono invece stati chiamati in giudizio a seguito dell’integrazione del contraddittorio, disposta dal Tar con ordinanza. Al riguardo,in primo luogo, si rileva che con l’ordinanza del Tar n. 835/2005 la questione è già stata risolta attraverso la concessione dell’errore scusabile al ricorrente. Tale ordinanza, avente natura decisoria sul punto, non è stata formalmente impugnata dall’appellante incidentale. Inoltre, anche prescindendo dal profilo processuale, si ritiene che rispetto ad una domanda di definizione delle istanze di condono, l’oggetto della pretesa è ottenere una risposta rispetto a tali istanze, costituendo per l’odierno appellante solo un effetto ulteriore ed eventuale, in caso di esito negativo del procedimento di condono, la rimozione delle opere abusive. Di conseguenza, la qualificazione in termini di controinteressato del proprietario del bene può non essere certa, in quanto può accadere che anche tale soggetto chieda all’amministrazione la definizione delle sue istanze e rivesti addirittura la posizione di cointeressato, limitatamente al profilo dell’ottenimento di una risposta dall’amministrazione. Ciò dimostra come il Tar abbia, comunque, correttamente concesso l’errore scusabile al ricorrente, nel disporre l’integrazione del contraddittorio, in ogni caso opportuna nella fattispecie in esame (ciò conduce ad escludere anche la fondatezza d......