ACCESSO DEI CONSIGLIERI AL PROTOCOLLO DELL'ENTE



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LINEE GUIDA 2006 DELLA CORTE DEI CONTI



































































































N N.  366  REG.RIC. ANNO  2005 N. 28 REG.SENT. ANNO  2006 R E P U B B L I C A    I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER L’EMILIA-ROMAGNA SEZIONE DI PARMA composto dai Signori: Dott.  Gaetano Cicciò                                      Presidente      Dott.  Umberto Giovannini                               Consigliere Dott.  Italo Caso                                             Consigliere  Rel.Est. ha pronunciato la seguente SENTENZA ai sensi dell’art. 25 della legge 7 agosto 1990, n. 241 sul ricorso n. 366 del 2005 proposto da Bruzzi Mauro, in proprio, con domicilio eletto presso la Segreteria della Sezione; contro il Comune di Bettola, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dalla dott.ssa Maria Alessandra Pucilli, Segretario comunale, con domicilio eletto presso la Segreteria della Sezione; per l’accesso al “protocollo del Comune”; per l’annullamento della nota in data 31 agosto 2005 (prot. n. 7095), a firma del Segretario comunale, con cui è stata respinta l’istanza di accesso al “protocollo del Comune”. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Bettola; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Nominato relatore il dott. Italo Caso; Uditi alla Camera di Consiglio del 10 gennaio 2006 il sig. Bruzzi e la dott.ssa Pucilli; Considerato che il ricorrente, in qualità di consigliere comunale, presentava al Comune di Bettola, in data 3 agosto 2005, una domanda di accesso al “… protocollo del Comune per conoscere i documenti in entrata e in uscita …”;      che, dopo una prima risposta interlocutoria del Sindaco (v. nota prot. n. 6892 del 22 agosto 2005), l’istanza veniva respinta con nota in data 31 agosto 2005 (prot. n. 7095), a firma del Segretario comunale, il quale giustificava il diniego con la considerazione che la richiesta “ … essendo generalizzata potrebbe pregiudicare la visione di dati coperti da riservatezza …” ed invitava il ricorrente a “… riformulare la richiesta previa identificazione degli oggetti che, nell’ambito del protocollo generale, … ha interesse a visionare per l’espletamento del mandato consiliare”;      che, a seguito di ciò, il sig. Bruzzi ha esercitato l’actio ad exhibendum ex art. 25 della legge n. 241 del 1990, imputando all’Amministrazione locale di avere provveduto a mezzo di un dirigente anziché del Sindaco – competente in materia –, e di avere in ogni caso ignorato il particolare status dei consiglieri comunali, i quali godono di un ampio diritto di accesso, a tutela delle funzioni loro assegnate dalla legge, e sono altresì tenuti al segreto – ove previsto –, sicché non avrebbe rilievo ostativo l’addotta esigenza di protezione della riservatezza dei terzi; Ritenuto che, ai sensi dell’art. 43, comma 2, del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (“Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”), i “consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge”;      che, come è stato rilevato in giurisprudenza (v., fra le altre, Cons. Stato, Sez. V, 20 ottobre 2005 n. 5879), il diritto soggettivo pubblico codificato da tale disposizione è espressione del principio democratico dell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività, ed in quanto tale è direttamente funzionale non tanto ad un interesse personale del consigliere comunale o provinciale, quanto alla cura di un interesse pubblico connesso al mandato conferito, onde i consiglieri comunali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere di utilità all’espletamento del loro mandato, ciò anche al fine di permettere di valutare – con piena cognizione – la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’Amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio, e per promuovere, anche nell’ambito del Consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale;      che il diritto di accesso riconosciuto ai rappresentanti del corpo elettorale comunale, pertanto, ha una ratio diversa da quella che contraddistingue il diritto di accesso ai documenti amministrativi attribuito a tutti i cittadini, sì da costituire la finalizzazione dell’accesso all’espletamento del mandato, al tempo stesso, il presupposto legittimante l’accesso ed il fattore che ne delimita la portata, in relazione a tutto ciò che può essere effettivamente funzionale allo svolgimento dei compiti del singolo consigliere e alla sua partecipazione alla vita politico-amministrativa dell’ente;      che, conseguentemente, il consigliere non è tenuto a motivare la richiesta, né l’ente ha titolo per sindacare il rapporto tra la richiesta di accesso e l’esercizio del mandato, altrimenti gli organi dell’Amministrazione sarebbero arbitri di stabilire essi stessi l’ambito del controllo sul proprio operato;      che, infine, il diritto di avere dall’ente tutte le informazioni che siano utili all’espletamento del mandato non incontra alcuna limitazione derivante dalla loro natura riservata, poiché il consigliere è vincolato all’osservanza del segreto;