AFFISSIONE CARTELLI PUBBLICITARI



(continua a leggere)


E' libera la disponibilità degli immobili pubblici



































































































Ric Ric. n. 594/01                                                            Sent. n.5968/2002 R E P U B B L I C A  I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza sezione, costituito da: Umberto Zuballi                                    -Presidente Italo Franco                                         -Consigliere Mauro Springolo                                   -Consigliere, relatore ha pronunziato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 594/2001 proposto dalla S.r.l. Publimarkacommunication-Gestione Veneta Servizi Pubblicitari, in persona del rappresentante legale p.t., rappresentato e difeso dagli avv.ti Armando Zanichelli e Luigi Toso, con domicilio eletto presso lo studio del secondo in Venezia-S. Croce n. 269; contro il Comune di Padova, in persona del Sindaco p.t. ,rappresentato e difeso dagli avv.ti Ferdinando Sichel, Carlo De Simoni, Chiara Laverda, Vincenzo Mizzoni e Marina Lotto, con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R.; per l'annullamento del provvedimento 7.11.2000 di diniego di autorizzazione ad esporre forme pubblicitarie; della deliberazione n. 27 del 1.3.1999 del Consiglio Comunale di Padova; visto il ricorso notificato il 15.2.2001  e depositato presso la Segreteria il successivo 14.3.2001, con i relativi allegati; visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Padova, viste le memorie depositate in atti dalle parti; visti gli atti tutti della causa; uditi all'udienza pubblica del 20 dicembre 2001 (relatore il consigliere Springolo) gli avv.ti Lovisotto, in sostituzione di Zanichelli, per la società ricorrente, e Lotto per il comune resistente; ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: F A T T O La società ricorrente espone di aver inoltrato istanza per la sanatoria relativa ad un cartello pubblicitario delle dimensioni di m. 3x6, posto lungo la strada denominata viale S. Marco nel Comune di Padova. Adempiuti ulteriori incombenti istruttori a richiesta dell'Ufficio competente, la stessa società si è vista opporre un diniego alla predetta istanza. Avverso detto diniego la ricorrente deduce: 1) violazione dell'art. 3 l: 7.8.1990 n. 241 per carenza, incongruità ed illogicità di motivazione nonché falsa applicazione dell'art. 3 del D.vo n. 507 del 15.11.1993 con riferimento all'art. 97 Cost.: il provvedimento richiama la deliberazione del Consiglio comunale n. 27 del 1.3.1999, la quale, peraltro, ha disposto una riduzione degli spazi pubblicitari del tipo che qui rileva pari a mq. 4000, prescindendo da qualsiasi motivazione, senza dunque alcun riferimento a ragioni di pubblico interesse contrariamente a quanto previsto dal citato art. D.vo 507/1993. 2) Eccesso di potere per difetto di istruttoria e illogicità di motivazione nonché errata ponderazione degli interessi in causa; sviamento: la limitazione degli spazi pubblicitari è stata adottata in assenza di qualsivoglia approfondita istruttoria, con ogni conseguenza in ordine alla congruità della motivazione e del sospetto di voler illegittimamente discriminare la ditta ricorrente. Si è costituito in giudizio il Comune ricorrente che ha controdedotto sul merito del gravame chiedendone la reiezione. D I R I T T O Con il ricorso in esame la S.r.l Publimarkacommunication, impugna il diniego opposto dal Servizio controllo affissioni pubblicità del Comune di Padova alla sua istanza volta ad ottenere la sanatoria per un cartellone pubblicitario precedentemente affisso senza la necessaria autorizzazione. Il diniego, dd. 7 novembre 2000, è del seguente tenore: la domanda "non può essere accolta in quanto il Consiglio comunale, con deliberazione n. 27 del 1.3.1999, ha approvato il nuovo Piano generale degli impianti pubblicitari prevedendo come ottimale una superficie espositiva complessiva di mq. 19.900, corrispondente a quella già in essere sul territorio". In sostanza il diniego trova il suo presupposto nella circostanza che il nuovo piano per gli impianti pubblicitari del Comune di Padova precludesse l'installazione di nuovi impianti, perché la superficie prevista risultava già tutta occupata, avuto riguardo che il nuovo piano aveva ridotto quella precedentemente consentita. La società ricorrente, non contesta il dato di fatto, vale a dire l'esaurimento della superficie disponibile, bensì deduce avverso il provvedimento de quo, ed alla deliberazione in esso citata, una carenza di motivazione sotto diversi profili, in specie relativamente all'omessa considerazione ed esposizione delle ragioni di pubblico interesse che si porrebbero a fondamento della riduzione di superficie, e dunque del diniego, ed alla corrispondente limitazione al diritto di intrapresa della società stessa. Il motivo non appare fondato. Invero, come precisato dalla difesa del Comune resistente, la citata deliberazione n. 27/1999, che ha fissato il piano per installazione degli impianti pubblicitari nell'area comunale, trovava il suo presupposto, per gli impianti analoghi a quello in questione, nella deliberazione n. 4010 del 19 settembre 1989, puntualmente richiamata dalla n. 27 del 1999. Invero, con la deliberazione giuntale predetta, il Comune aveva ritenuto di non consentire l'ulteriore installazione di impianti denominati "posters" (cartellonistica con dimensioni di m. 3x6 e similari - dunque esattamente corrispondenti alle dimensione di quello che la ricorrente intendeva installare) sia "per grave impatto ambientale e perché il territorio comunale è saturo di tale tipi di impianti". In particolare, nella parte motiva della determinazione, la Giunta comunale aveva rilevato come giacessero richieste per oltre 200 impianti tipo "posters", in aggiunta a quelli già esistenti, e come tali impianti, "contrariamente alla cartellonistica minore, per le loro stesse dimensioni assumono aspetti particolarmente rilevanti nei confronti della normativa edilizia e della viabilità e sono i meno inseribili nel tessuto urbano dal punto di vista dell'impatto ambientale e che, in ogni caso, il territorio comunale è saturo di tale tipo si impianti. Il Collegio ritiene che con questa deliberazione, non impugnata. il Comune intimato avesse già assunto, a prescindere da ogni considerazione sul merito delle argomentazioni svolte, una ben preciso giudizio di valore in ordine alla rilevanza dell'impatto di tale tipo di impianti e tale giudizio, non contestato, si pone come presupposto, nella deliberazione n. 27/1999, per la riduzione delle aree da destinarsi alla cartellonistica pubblicitaria da quelle effettivamente occupate, pari a 23.000 mq. a quelle deliberate pari a 19.900 mq. Pare evidente al Collegio che il giudizio di disvalore circa il tipo di impianti in questione fosse già stato precedentemente formulato e che proprio tale giudizio si ponga a presupposto della riduzione dell'area complessiva di esposizione per i cartelli pubblicitari che ha determinato la reiezione della domanda della ricorrente. Per quanto testé ricordato, e dunque per il combinato disposto degli atti fin qui citati, pare al Collegio che non ricorrano gli estremi del difetto di motivazione nelle varie forme prospettate in ricorso e neppure degli ulteriori conseguenti vizi dedotti: violazione dell'art. 3 del D.vo 507/1993 e sviamento. Infatti l'Amministrazione comunale si era posta il problema dell'entità degli spazi da destinare alla pubblicità mediante cartelloni proprio in relazione al tipo di impiantistica per il quale era stata inoltrata la domanda e, giudicatane la rilevanza dell'impatto sull'ambiente e sulla viabilità nonché il numero, aveva stabilito di vietarne l'installazione; logicamente la successiva riduzione degli spazi pubblicitari, fondata selle medesime argomentazioni, disposta dalla deliberazione n. 27/1999, non poteva che riguardare innanzitutto proprio gli impianti "posters", tanto più tenuto conto dell'esplicito richiamo alla precedente deliberazione n. 4010 del 1989. L'atto di diniego vero e proprio si limita a richiamare la deliberazione di approvazione del piano e del resto è lo stesso ricorrente a precisare che non viene contestata la motivazione ob relationem bensì quello che a suo dire sarebbe il difetto di motivazione inerente alle ragioni della riduzione della superficie espositiva, che, per le ragioni anzidette, non risulta sussistere. Conclusivamente il ricorso va respinto in quanto non ricorrono i vizi dedotti. Le spese come di regola seguono la soccombenza e vanno poste a carico. P. Q. M il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza sezione, definitivamente pr......