AFFITTO AUTOVELOX: PRUDENZA GESTIONALE



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Responsabilità per multe non riscosse



































































































Sentenza n Sentenza n.1362-2002 del 8 luglio 2002 - Sezione giurisdizionale per la regione siciliana   Sentenza del 8 luglio 2002 n.1362/2002   SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SICILIANA Presidente f.f.: S. Cultrera – Relatore: P. Zingale \E[s \E[201s F A T T O   Con deliberazione n.243 del 9 aprile 1992 la Giunta Municipale del Comune di S. X Li X, su proposta del Comandante della Polizia Municipale, approvava un contratto di noleggio, per un anno, presso la ditta GIPE di C. Ugo, delle attrezzature di autovelox necessarie alla esecuzione di due rilevamenti settimanali per il controllo elettronico della velocità dei veicoli in transito nel territorio comunale. Il corrispettivo del contratto veniva determinato in £.100.000 annue, oltre IVA, per il noleggio delle attrezzature e dell’autovettura e per la disponibilità di un operatore, ed in ulteriori £.40.000 più IVA per ogni fotogramma scattato e per gli adempimenti connessi agli accertamenti presso il P.R.A. e la stampa, compilazione e collocazione in busta del verbale del rilievo e di n.2 copie di fotografia per ciascun fotogramma . Il contratto di noleggio stipulato in data 16 giugno 1992 riproduceva integralmente le clausole negoziali approvate dalla Giunta Municipale. In considerazione dell’applicazione di misure interdittive dall’esercizio delle funzioni pubbliche disposte in data 28 marzo 1993 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania nei confronti degli amministratori che avevano approvato il predetto contratto di noleggio, con deliberazione n.163 del 3 aprile 1993 la Giunta Municipale sospendeva per fini cautelari l’esecuzione del contratto e la liquidazione dei relativi corrispettivi. Per il pagamento delle prestazioni commissionate ed eseguite in conformità al contratto, la ditta GIPE, però, notificava all’amministrazione comunale il decreto ingiuntivo n. 488 del 3 marzo 1993, per l’importo corrispettivo di £.105.112.700, ed il decreto ingiuntivo n. 2579 del 6 luglio 1993, per il pagamento dell’importo corrispettivo di £.32.986.000, che venivano entrambi opposti dal Comune. A seguito della sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto, pronunziata dal Tribunale di Catania il 15 aprile 1996, la Giunta Municipale con la deliberazione n.331 del 24 ottobre 1996 liquidava in favore della ditta GIPE la somma di complessive £.108.523.137 per sorte capitale, spese ed interessi dovuti in adempimento delle obbligazioni contrattuali. L’Ufficio del P.M. presso questa Corte, informata dei fatti con nota n.38465 del 13 gennaio 1997 del CO.RE.CO. di Catania, avviava i necessari accertamenti istruttori, anche mediante un’indagine tecnica delegata alla Questura di Palermo. La relazione tecnica elaborata sui quesiti istruttori posti dalla Procura Regionale per la verifica di economicità delle clausole contrattuali, avrebbe evidenziato, ad avviso del P.M., la totale diseconomicità del corrispettivo contrattuale di £.40.000 oltre IVA per ogni fotogramma scattato, e per gli adempimenti connessi agli accertamenti presso il P.R.A. ed alla stampa, compilazione e collocazione in busta del verbale del rilievo e di n. 2 copie di fotografia per ciascun fotogramma, consentendo di quantificare il danno erariale, mediante l’acquisizione di dati economici comparativi, in £.77.523.137, pari alla differenza tra quanto liquidato dall’Amministrazione comunale (£.108.523.137) e l’effettivo valore del servizio reso  (£.31.000.000). In relazione alla valutazione dell’elemento psicologico della colpa grave, la Procura Regionale ha ritenuto di dovere attribuire valore probatorio alla nota n.525 del 17 marzo 1992 con la quale il Comandante dei Vigili Urbani, Giuseppe A., aveva informato l’amministrazione come, da notizie assunte con l’ausilio di personale dipendente da quello stesso Ufficio presso altri Comandi della Provincia, risultasse che detti Uffici, per il controllo elettronico della velocità, avevano acquistato le apparecchiature e che non risultavano, in zona, altre ditte che noleggiavano tali apparecchiature, e di come risultasse che quel servizio di noleggio fosse stato adottato già dal Comune di A. H. Tale nota evidenzierebbe, ad avviso del P.M., la conoscenza di elementi e di circostanze di fatto idonee a stimolare comportamenti di prudenza gestionale sia nella scelta tra acquisto e noleggio delle apparecchiature, sia nella determinazione delle clausole remunerative del noleggio . Secondo il P.M. nell’adozione della deliberazione della Giunta Municipale n. 243 del 9 aprile 1992, tali comportamenti prudenziali sarebbero stati radicalmente omessi, poiché non sarebbe stata effettuata una completa ed attenta disamina delle condizioni di mercato, la quale avrebbe evitato la macroscopica irragionevolezza economica della scelta d’amministrazione. Tali argomentazioni evidenzierebbero la concorrenza di profili di colpa grave per l’omissione delle cautele minimali nella istruzione procedimentale della scelta discrezionale e nella ponderazione della economicità delle clausole negoziali, principio, quest’ultimo, cioè quello dell’economicità, che deve informare di sé, condizionandone anche la legittimità, tutta l’attività della P.A. Pertanto, la imputazione di responsabilità è stata ripartita dal P.M., con l’atto di citazione in giudizio depositato il 22 novembre 2001, in quote eguali tra i partecipanti alla deliberazione di approvazione del noleggio ed il Comandante dei Vigili Urbani proponente l’oggetto del contratto, non emergendo criteri probatori idonei a differenziare la rilevanza causale dei comportamenti personali . A tal proposito il P.M. ha pure escluso espressamente la configurabilità della responsabilità esclusiva dell’organo tecnico proponente, atteso che la ponderazione della economicità della scelta discrezionale appartiene anche alla competenza dell’organo politico deliberante. In conclusione il P.M. ha chiesto la condanna di ciascun convenuto al pagamento della somma di £.12.921.000, fino alla concorrenza complessiva di £.77.523.137, in favore del Comune di S. X Li X oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese di giustizia.             Il convenuto A. si è costituito, rappresentato e difeso dall’avv. T., con memoria depositata il 20 febbraio 2002, con la quale ha chiesto di essere mandato esente da ogni responsabilità, atteso che la deliberazione è stata assunta dall’organo politico competente ed essendosi lui limitato a formulare la relativa proposta. Il convenuto S. si è costituito, rappresentato e difeso dall’avv. Ca., con memoria depositata il 10 maggio 2001, eccependo in via gradata la prescrizione del diritto fatto valere dal P.M., l’inammissibilità della domanda sotto il profilo dell’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali ed , infine, l’infondatezza della domanda sotto il profilo dell’assenza di danno e con specifico riferimento ai vantaggi comunque conseguiti dalla P.A. Tutti gli altri convenuti si sono costituiti rappresentati e difesi dall’avv. C., con memoria depositata l’8 maggio 2002, eccependo in via gradata il difetto di giurisdizione di questa Corte, sotto il profilo della insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali, l’insussistenza di danno erariale, l’assenza di colpa grave ed invocando, in via estremamente subordinata, l’esercizio del potere riduttivo, con una diversa ripartizione delle quote di responsabilità ed aggravio della posizione dell’A.. Alla pubblica udienza del 29 maggio 2002 il Pubblico Ministero, nella persona del Sostituto Procuratore generale A. L. Carra, ha insistito nella richiesta di condanna; gli avvocati Alessandro C. e Carmelo T. hanno confermato le richieste di cui agli atti scritti.   \E[s \E[202s D I R I T T O   In ordine logico deve prima darsi soluzione all’eccezione di difetto di giurisdizione di questa Corte, formulata dalla difesa di alcuni dei convenuti con riferimento all’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali. L'espressione usata nell'art.1, comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n.20, quale sostituito dall'art.3 del D.L. 23 ottobre 1996, n. 543, convertito in legge 20 dicembre 1996, n.639 "ferma restando l'insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali", secondo l’interpretazione datane dalla costante giurisprudenza di questa Corte, dalla quale il Collegio non ravvisa motivi per doversi discostare, non ha escluso la giurisdizione della Corte dei Conti quando l'attività amministrativa si estrinseca in scelte di natura discrezionale. Pertanto la giurisdizione del giudice contabile non è limitata alla fattispecie in cui vi siano atti o fatti violativi di norme cogenti; escludendo i fatti che trovano fonte in norme dispositive o attributive di discrezionalità amministrativa o tecnica. Infatti, una volta che l'amministrazione abbia esercitato l'attività discrezionale operando la scelta, non può essere disconosciuta la possibilità del giudice contabile di penetrare "ex post" il momento volitivo e di procedere ad una valutazione dell'operato della P.A in punto di legittimità, alla stregua delle regole cosiddette interne dell'azione amministrativa al fine di verificare la corrispondenza di quell'operato con gli interessi demandati all'amministrazione e di appurare il rispetto dei principi di congruità, logicità, razionalità, ragionevolezza e giustizia che debbono sempre presiedere all'esercizio della suddetta azione amministrativa (Corte dei Conti, Sez.II, 19 ottobre 1998, n.212/A).......