AL GIUDICE AMMINISTRATIVO TUTTE LE CONTROVERSIE



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Rilevanti modifiche, in sede di conversione, al DL 50/2003



































































































Cassazione, Sez Cassazione, Sez. Un. Civili, Ordinanza del 13 dicembre 2002, n. 17913, sulla giurisdizione in caso di  ingiunzioni in materia edilizia emesse ai sensi dell'art. 2 R.D. n. 639 del 1910 ORDINANZA            sul ricorso proposto da:             Comune di Prato, in persona del Sindaco pro-tempore, elettivamente domiciliato in Roma,            Viale Giulio Cesare n.14, presso lo studio dell'avvocato Maria Teresa Barbantini, che lo            rappresenta e difende giusta delega in calce al ricorso;             - ricorrente -             contro             Vannucchi Milena, Carbonati Alda Catia;             - intimati -             per regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al giudizio pendente n. 1980/99            del Tribunale di Prato;             udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio il 10/10/02 dal Consigliere            Dott. Alessandro Criscuolo;             lette le conclusioni scritte dal Sostituto Procuratore Generale Dott. Umberto Apice, il            quale chiede che la Corte accolga il ricorso presentato dal Comune di Prato e affermi la            giurisdizione del giudice amministrativo.             ORDINANZA             La Corte suprema di cassazione - sezioni unite civili - riunita in camera di consiglio;             esaminati gli atti;             CONSIDERATO             1.- Milena Vannucchi ed Alda Catia Carbonati, con ricorso al Tribunale di Prato            depositato il 21 luglio 1999 e notificato il 20 ottobre 1999, proposero opposizione            avverso le ordinanze-ingiunzione n. p.g. 33096 e p.g. 33098, emesse dal Comune di            Prato ai sensi dell'art. 2 del R.D. n. 639 del 1910 per la riscossione coattiva delle penali            relative al ritardato pagamento del contributo per una concessione edilizia in sanatoria.             A sostegno dell'opposizione la Vannucchi e la Carbonati dichiararono che:             a) a seguito della presentazione di due domande di condono edilizio ex L. n. 47 del 1985,            il Comune di Prato aveva determinato e comunicato gli oneri di urbanizzazione primaria e            secondaria (quantificati, rispettivamente, in lire 16.016.159 e in lire 18.698.375);             b) a fronte di tale determinazione, considerato il fatto che per i fabbricati oggetto di            condono erano stati pagati oneri di urbanizzazione connessi alla partecipazione ad un            piano di lottizzazione, era stato chiesto l'esonero dal pagamento di oneri ulteriori (istanze            del 10 aprile e 17 luglio 1996);             c) le istanze non avevano ottenuto risposta fino al 2 ottobre 1998, quando il Comune            con nota dell'apposito ufficio aveva comunicato che gli oneri di cui alle domande di            condono andavano comunque corrisposti, che essi non risultavano ancora versati e che            prima della riscossione coattiva era possibile provvedere al pagamento dell'importo            dovuto (maggiorato della penale del 100%), oltre agli interessi.             d) le opponenti avevano quindi provveduto all'immediato pagamento degli oneri di            urbanizzazione e degli interessi, chiedendo di essere dispensate dal pagamento della            penale stante l'omesso riscontro alle istanze di esenzione a suo tempo inoltrate;             e) con nota del 22 gennaio 1999 il dirigente tecnico del Comune di Prato aveva            comunicato che i versamenti eseguiti erano insufficienti, mancando l'importo della            penale, ed aveva chiesto il pagamento di questa entro trenta giorni, minacciando in            difetto la riscossione coattiva;             f) contro il suddetto provvedimento esse avevano presentato ricorso al competente            Tribunale amministrativo regionale (T.A.R.) della Toscana (ricorso iscritto al n.r.g.            901/99, sez.3). Su tali premesse le opponenti censurarono le ingiunzioni loro internate,            adducendo violazione dei principi di correttezza e di buona fede, costituzionalmente            sanciti, in ordine all'operato della P.A., nonche' violazione della legge n. 241 del 1990 e            del giusto procedimento, a causa del mancato tempestivo riscontro alle domande di            esonero, riscontro che avrebbe evitato la maturazione della sanzione pecuniaria o            l'avrebbe contenuta nella misura ridotta del 20%.             Le opponenti aggiunsero che i profili dedotti erano alla base del ricorso proposto al            giudice amministrativo, al quale a loro avviso era "devoluta anche la competenza a            decidere sulla legittimita' delle predette ingiunzioni atteso che ai sensi dell'art. 16 L.            10/77 la materia e' devoluta alla competenza esclusiva dei TAR" (ricorso in opposizione,            pag. 6). Rilevarono, pero', che nelle ordinanze impugnate si avvertiva espressamente che            l'opposizione andava proposta davanti all'autorita' giudiziaria ordinaria competente per            valore del foro di Prato e che, secondo un orientamento di questa Corte (Cass., sez.            un., 24 febbraio 1996, n. 1467), la giurisdizione del giudice ordinario - prevista dall'art. 3            del R.D. n. 639 del 1910 - non poteva considerarsi venuta meno per effetto dell'art. 16            della legge n. 10 del 1977, sia pur limitatamente alle questioni prospettabili con            l'opposizione all'ingiunzione, cioe' a quelle relative alla legittimita' intrinseca di questa,            mentre andava esclusa per i vizi del diverso (ed anteriore) provvedimento che, sulla base            dell'accertamento dell'illecito edilizio, aveva determinato ed applicato la sanzione            amministrativa.             In questo quadro le opponenti - ritenendo che le ordinanze ingiunzioni fossero viziate            perche' contenenti un'indicazione fuorviante e in contrasto con l'obbligo imposto dall'art.            3, ult. comma, della legge n. 241 del 1990 - addussero l'illegittimita' formale delle            ingiunzioni medesime e ne chiesero l'annullamento, accertandosi (se del caso) che esse            non erano tenute al pagamento delle penali. In alternativa chiesero che, ferma la            pronunzia di annullamento delle ordinanze per vizi intrinseci, si dichiarasse che ogni            questione relativa al pagamento delle sanzioni intimate era devoluta alla cognizione del            giudice amministrativo, eventualmente previa sospensione del processo promosso con            l'opposizione, in attesa della decisione del T.A.R. della Toscana.             2. - Instauratosi il giudizio davanti al Tribunale di Prato, il Comune convenuto ha            proposto ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione con atto notificato il 18            maggio 2001, chiedendo che sia dichiarata la giurisdizione del giudice amministrativo.             3.- Le intimate Vannucchi e Carbonati non hanno svolto in questa sede attivita'            difensiva.             4.- Il P.G. con la requisitoria scritta ha chiesto che sia dichiarata la giurisdizione del            giudice amministrativo.             RITENUTO             In accoglimento dell'istanza di regolamento va dichiarata la giurisdizione del giudice            amministrativo.             Gia' in sede di applicazione dell'art. 16 L. 28 gennaio 1977, n. 10, questa Corte ha            chiarito che la giurisdizione del giudice amministrativo contemplata dal citato art. 16 -            con riguardo, tra l'altro, ai contributi per concessioni edilizie - ha carattere esclusivo e            deve percio' essere affermata sia per le controversie che investono l'an e il quantum di            detti contributi, sia per le contestazioni attinenti alla legittimita' del procedimento di            riscossione (Cass., sez, un., 7 novembre 2000, n. 1145), precisando che la detta            giurisdizione esclusiva si estende anche alle sanzioni pecuniarie per infrazioni edilizie e            che le modalita' di riscossione adottate dalla P.A. non possono incidere sulle ragioni            determinanti la giurisdizione (Cass., sez. un., 12 aprile 2000, n. 129/s.u.; 19 febbraio            1997, n. 1533; 21 dicembre 1990, n. 12128).             Nel caso in esame si verte per l'appunto in tema di sanzioni pecuniarie inerenti a            ritardato pagamento di oneri di urbanizzazione (art. 3 L. 28 febbraio 1985, n. 47), sicche'            gia' in forza dei principi sopra espressi la relativa controversia non puo' che rientrare            nella giurisdizione del giudice amministrativo.             Il richiamo, operato dalla Vannucchi e dalla Carbonati, alla sentenza di questa Carte            (s.u.) n. 1467 del 24 febbraio 1996 non potrebbe condurre a diverse conclusioni.             E' vero che con tale pronuncia e' stato affermato che, qualora per il pagamento di            sanzioni pecuniarie dovute per abusi edilizi il sindaco emetta a carico del trasgressore            ingiunzione a norma dell'art. 2 R.D. n. 639 dei 1910, la giurisdizione del giudice ordinario            sull'opposizione proposta dall'intimato puo' riconoscersi limitatamente alle sole            contestazioni attinenti alla legittimita' intrinseca dell'ingiunzione medesima.             Ma, in primo luogo, con riguardo al caso in esame si deve osservare che il richiamo alla            menzionata sentenza non appare pertinente, perche' l'erronea avvertenza contenuta            nelle ingiunzioni circa l'autorita' giudiziaria cui rivolgere l'opposizione non e' idonea a            determinare l'illegittimita' dei provvedimenti medesimi, integrando piuttosto un'irregolarita'            che attiene alle modalita' d'impugnazione di questi e puo' impedire il formarsi di            preclusioni (cfr., per l'analogo caso di omissione dei termine per proporre l'impugnazione e   ......