ANCORA DUBBI SULLA NATURA DELLA TIA



(continua a leggere)


PECULATO PER MANCATO CONTROLLO DI ABUSI DEL CONCESSIONARIO



































































































Cass. civ. Sez. Unite, Ord., 15-06-2009, n. 13894   REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONI UNITE CIVILI   Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. CARBONE Vincenzo - Primo Presidente Dott. VITTORIA Paolo - Presidente di Sezione Dott. ELEFANTE Antonino - Presidente di Sezione Dott. SETTIMJ Giovanni - Consigliere Dott. SALME' Giuseppe - Consigliere Dott. SALVAGO Salvatore - Consigliere Dott. FORTE Fabrizio - Consigliere Dott. LA TERZA Maura - Consigliere Dott. BOTTA Raffaele - rel. Consigliere ha pronunciato la seguente: ordinanza sul ricorso proposto da: M.G., elettivamente domiciliato in Roma, piazza di Priscilla 4, presso l'avv. COEN STEFANO, che, unitamente all'avv. Davide Druda, lo rappresenta e difende giusta delega a margine del ricorso; - ricorrente - contro GRUPPO VERITAS S.P.A. - AZIENDA CONSORZIO DEL MIRESE, in persona del legale rappresentante pro tempore; - intimata - per regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo n. 221/2007 pendente innanzi al Giudice di Pace di Dolo, R.G. n., 1222/07; Udito l'avv. Stefano Coen per il ricorrente; Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 7 aprile 2009 dal Consigliere Dott. Raffaele Botta; Lette le conclusioni scritte del P.G. che ha chiesto dichiararsi la giurisdizione del giudice tributario. Fatto Diritto P.Q.M.   Svolgimento del processo   La controversia concerne l'opposizione ad un decreto ingiuntivo con il quale l'Azienda Consorzio del Mirese agiva nei confronti del sig. M.G. a seguito del mancato pagamento di una serie di fatture relative alla Tariffa d'igiene ambientale per gli anni dal 2001 al 2005. Nel proporre l'opposizione innanzi al Giudice di Pace di Dolo che aveva emesso il decreto de quo, il sig. M. eccepiva il difetto di giurisdizione del giudice adito, asserendo che, trattandosi della riscossione di debiti di natura tributaria, la giurisdizione sarebbe spettata non al giudice ordinario, bensì al giudice tributario, e in questa prospettiva, al fine di risolvere ogni dubbio, ha proposto ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione innanzi a queste Sezioni Unite. L'Azienda Consorzio del Mirese non si è costituita.   Motivi della decisione   Il ricorso del contribuente è fondato sul presupposto della ritenuta natura tributaria della Tariffa di igiene ambientale (TIA), che il ricorrente sostiene essere stata definitivamente acclarata dalle Sezioni Unite di questa Corte, da cui conseguirebbe, anche alla luce della riforma introdotta dal D.L. n. 203 del 2005, art. 3 bis, comma 1, convertito con modificazioni con L. n. 248 del 2005, la giurisdizione del giudice tributario. In verità, sulla natura giuridica della TIA queste Sezioni Unite non si sono ancora pronunciate direttamente (o come si suoi dire ex professo), avendo deliberato esclusivamente sulla giurisdizione (quindi, semmai, solo indirettamente sulla natura della tariffa) e senza peraltro conseguire fino ad ora un orientamento unitario. Nell'anno 2006, a distanza di circa un mese l'una dall'altra, due pronunce di queste Sezioni Unite sembrano dare soluzioni contrapposte sullo stesso tema. Una prima ordinanza - la n. 3274 del 15 febbraio 2006 - afferma: “A seguito della trasformazione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in tariffa, disposta dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 49, le controversie aventi ad oggetto la debenza del corrispettivo dovuto per il predetto servizio in base alla tariffa esulano sia dalla giurisdizione delle commissioni tributarie, essendo venuta meno la natura tributaria della prestazione (almeno quando, come nella fattispecie, la tariffa sia stata approvata), sia dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di pubblici servizi, prevista dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80, art. 33, lett. e), come modificato dalla L. 21 luglio 2000, n. 205, art. 7, nel testo risultante dalla dichiarazione d'incostituzionalità pronunciata dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 204 del 2004, e sono quindi devolute alla giurisdizione del giudice ordinario. La controversia, infatti, pur avendo ad oggetto una prestazione che si ricollega all'espletamento di un pubblico servizio, non afferisce ad un rapporto di concessione nè implica un sindacato sulla legittimità di un provvedimento amministrativo, in quanto l'obbligo di pagamento sorge da presupposti interamente preregolati dalla legge, senza che siano riservati alla P.A. spazi di discrezionalità circa la concreta individuazione dei soggetti obbligati, i presupposti oggettivi o il quantum del corrispettivo dovuto”. Una seconda ordinanza - la n. 4895 dell'8 marzo 2006 - afferma: “In tema di TIA (tariffa di igiene ambientale, introdotta, con abolizione della precedente TARSU, dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 49), le relative controversie, alla stregua della disciplina sopravvenuta con il D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 3 bis, comma 1, lett. b), convertito in L. 2 dicembre 2005, n. 248, - che ha aggiunto al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, comma 2, la precisazione appartengono alla giurisprudenza tributaria anche le controversie relative alla debenza del canone... per lo smaltimento dei rifiuti urbani... -, sono devolute alla giurisdizione delle commissioni tribu......