ANNULLAMENTO INQUADRAMENTO IN CATEGORIA SUPERIORE



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LOMBARDIA/INFRASTRUTTURE PER IMPRESE ARTIGIANE



































































































n n. 7503/06 Reg. Sent.   REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO   Il Tribunale Amministrativo Regionale Per La Campania – Sede di Napoli, Quinta Sezione Interna, composto dai Signori Magistrati: - Dr. Carlo D’Alessandro - Presidente; - Dr. Paolo Carpentieri – Giudice; - Dr. Michelangelo Francavilla – Giudice relatore estensore ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 2463/06 R.G. proposto da GIONTI RAFFAELE elettivamente domiciliato in Napoli, via A. Vespucci n. 9 presso lo studio dell’avv. Nicola Abbondante e rappresentato e difeso nel presente giudizio dagli avv.ti Enea Pigrini, Ruggero M. Pigrini e Mario Romano CONTRO AZIENDA SANITARIA LOCALE CASERTA 2, in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in Napoli, via Palepoli n. 20 presso lo studio dell’avv. Augusto Chiosi che la rappresenta e difende nel presente giudizio   per l’annullamento della deliberazione n. 618 del 29/12/05 con cui il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale Caserta 2 ha proceduto all’annullamento d’ufficio della determina del Direttore Generale n. 1232 del 23/05/03 relativa all’inquadramento nella categoria D per trasformazione del posto, ai sensi dell’art. 12 C.C.N.L. della Sanità biennio economico 2000/01, del personale, tra cui il ricorrente, proveniente dalla categoria C;     Visti gli atti e documenti contenuti nel fascicolo processuale; Designato il dott. Michelangelo Francavilla quale relatore per la Camera di Consiglio dell’11 maggio 2006 fissata per l’esame dell’istanza cautelare formulata dal ricorrente; Uditi gli Avvocati delle parti come da verbale; Ritenuto di potere definire immediatamente il giudizio con sentenza emessa ai sensi degli artt. 21 comma 10° e 26 comma 4° L. n. 1034/71 consentendolo l’oggetto della causa, l’integrità del contraddittorio e la completezza dell’istruttoria; Avvisate le parti presenti alla Camera di Consiglio dell’11 maggio 2006 della possibilità di definizione immediata del giudizio ai sensi degli artt. 21 comma 10° e 26 comma 4° L. n. 1034/71; Considerato che, in via pregiudiziale, deve essere respinta l’eccezione con cui l’Azienda Sanitaria Locale Caserta 2 deduce l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del Giudice Amministrativo; Rilevato, infatti, che la presente controversia concerne la legittimità della procedura selettiva interna finalizzata alla progressione verticale di carriera del personale dell’Azienda Sanitaria Locale Caserta 2 con l’inquadramento del ricorrente dalla categoria C alla categoria D per trasformazione del relativo posto; Considerato che, secondo la costante giurisprudenza della Suprema Corte (Cass. SS.UU. n. 20107/05; Cass. SS.UU. n. 10605/05; Cass. SS.UU. n. 6217/05), le controversie aventi ad oggetto la legittimità di procedure selettive riservate a dipendenti che comportano la variazione di area o categoria (quale è quella in esame) rientrano nell’ambito applicativo dell’art. 63 comma 4° D. Lgs. n. 165/01 e, pertanto, sono devolute alla giurisdizione del Giudice Amministrativo; Rilevato, poi, che nel merito il ricorso è infondato e deve essere respinto; Considerato che il ricorrente impugna la deliberazione n. 618 del 29/12/05 con cui il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale Caserta 2 ha annullato d’ufficio la determina del Direttore Generale n. 1232 del 23/05/03 relativa all’inquadramento nella categoria D, per trasformazione del posto, ai sensi dell’art. 12 C.C.N.L. della Sanità biennio economico 2000/01, del personale (tra cui il ricorrente) proveniente dalla categoria C; Rilevato che la motivazione dell’atto impugnato, secondo cui il titolo di studio immediatamente inferiore a quello richiesto per l’accesso dall’esterno alla categoria D avrebbe dovuto essere posseduto alla data in cui è stata indetta la procedura selettiva, risulta immune dai vizi dedotti con la prima censura (eccesso di potere per erroneità dei presupposti, illogicità manifesta ed insufficienza della motivazione); Considerato, in particolare, che costituisce principio generale (già codificato dall’art. 26 D.P.R. n. 494/87) quello secondo cui l’ammissione alle procedure selettive interne finalizzate al passaggio di qualifica, area o categoria è consentita ai dipendenti purchè muniti di titolo di studio immediatamente inferiore a quello necessario per l’accesso dall’esterno (T.A.R. Toscana n. 617/84; sul principio di progressione in carriera “per gradi” si veda anche C.d.S. sez. V n. 6508/03); Rilevato, infatti, che la necessità del titolo di studio in esame, quale requisito di ammissione alla procedura, risponde all’esigenza di consentire una progressione in carriera “per gradi”, coerente con l’interesse pubblico a conferire le mansioni superiori al personale effettivamente in possesso dei titoli culturali e professionali necessari per il loro espletamento, e, pertanto, costituisce il presupposto minimo necessario (unitamente ad altri requisiti specificati nel bando) per il conseguimento della categoria superiore; Considerato, tra l’altro, che tale è stata l’interpretazione che è stata seguita dall’Azienda nella fattispecie in esame laddove ha prescritto, in capo ai concorrenti, il possesso del titolo di studio immediatamente inferiore a quello necessario per l’accesso dall’esterno alla categoria D; Rilevato che, in quanto requisito di ammissione alla procedura selettiva, il titolo di studio immediatamente inferiore avrebbe dovuto essere posseduto alla data di espletamento della stessa e non avrebbe potuto essere conseguito in epoca successiva; Considerato, tra l’altro, che l’illegittimità della delibera n. 1232 del 23/05/03, annullata in autotutela con la deliberazione n. 618 del 29/12/05 in questo giudizio impugnata, appare palese se si considera che a decorrere dal 01/01/03 ha reinquadrato il ricorrente nella categoria superiore senza che lo stesso avesse a quella data i requisiti (titolo di studio ed espletamento del corso di formazione di 150 ore) necessari per l’espletamento delle relative mansioni presupponenti una maggiore qualificazione rispetto a quella inizialmente posseduta; Rilevato che il richiamo contenuto nell’atto introduttivo all’art. 16 C.C.N.L. del 07/04/99 non appare conferente in quanto il titolo di studio ivi previsto non è quello necessario ai fini dell’accesso alla procedura selettiva ma quello ulteriore valutabile quale criterio di preferenza nell’ambito della selezione (come si evince dal riferimento, oltre che ai “titoli di studio” anche ai “diplomi di specializzazione o perfezionamento, certificati di abilitazione a funzioni direttive” ecc.); Considerato, pertanto, che la prima censura deve essere respinta; Rilevato che deve ritenersi, altresì, infondato il secondo motivo con il quale il ricorrente deduce la violazione dell’art. 21 nonies L. n. 241/90 in quanto il provvedimento impugnato sarebbe intervenuto oltre un periodo di tempo ragionevole e, quindi, avrebbe illegittimamente pregiudicato l’affidamento del dipendente; Considerato, in particolare, che la ragionevolezza del termine menzionata dall’art. 21 novies L. n. 241/90 deve essere riguardata in riferimento all’esigenza di contemperare l’interesse pubblico alla rimozione dell’atto illegittimo e l’affidamento del privato; Rilevato, in quest’ottica, che l’illegittimità della delibera n. 1232 del 23/05/03, annullata in autotutela ed avente ad oggetto l’inquadramento non dovuto del ricorrente in una categoria superiore, comporta l’indebita erogazione di somme di denaro da parte dell’amministrazione il che integra ex se un pregnante interesse pubblico alla rimozione dell’atto (C.d.S. sez. IV n. 7210/04; C.d.S. sez. IV n. 7072/04; C.d.S. sez. V n. 7524/03) in riferimento al quale l’interesse del privato alla conservazione del provvedimento deve essere valutato con estremo rigore; Considerato, pertanto, che a fronte di tale rilevante interesse pubblico e degli effetti dell’illegittimità dell’atto non può ritenersi che l’annullamento intervenuto a circa due anni e sette mesi di distanza superi il “termine ragionevole” il cui rispetto è previsto dall’art. 21 novies L. n. 241/90 quale presupposto per l’esercizio del potere di autotutela ivi disciplinato; Rilevato, in ogni caso, che il provvedimento impugnato appare legittimo alla luce dell’art. 1 comma 136° L. n. 311/04 secondo cui, “al fine di conseguire risparmi o minori oneri finanziari per le amministrazioni pubbliche, può sempre essere disposto l'annullamento di ufficio di provvedimenti amministrativi illegittimi, anche se l'esecuzione degli stessi sia ancora in corso”; Rilevato, infatti, che la norma in questione non pone alcun limite di tempo per l’eliminazione dei provvedimenti che comportano indebite erogazioni di somme, quale è quello in questo giudizio impugnato che ha ad oggetto l’annullamento dell’illegittimo inquadramento del ricorrente in categoria superiore; Ritenuto, pertanto, di non potere accogliere il ricorso; Considerato che la peculiarità delle questioni giuridiche oggetto di causa giustifica, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., l’integrale compensazione delle spese processuali sostenute dalle parti; P.Q.M. il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania – Sede di Napoli, Quinta Sezione Interna, definendo il giudizio con sentenza emessa ai sensi degli artt. 21 comma 10° e 26 comma 4° L. n. 1034/71: