ANTICIPO DEGLI STRAORDINARI PER CONSULTAZIONI ELETTORALI



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MOTIVAZIONE DEI RICORSI SUL GIUDIZIO DI OFFERTA ANOMALA



































































































REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N.2040/2009 Reg.Dec. N.7008  Reg.Ric. ANNO   2004 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 7008 del 2004, proposto dal Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, e dal Prefetto della provincia di Teramo, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliati in Roma, via dei Portoghesi  n. 12; contro il Comune di Castiglione Messer Raimondo,  in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Carlo Scarpantoni ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell'avvocato G. Sante Assennato in Roma, via  Carlo Poma n. 2; per la riforma della sentenza del TAR per la Abruzzo, L'Aquila, 5 settembre 2003  n. 658; Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio della parte appellata; Esaminate le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti tutti gli atti di causa; Relatore alla pubblica udienza del 3 febbraio 2009 il Consigliere Aldo Fera; Udito l’avv. dello Stato Clemente; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO Oggetto dell’appello è la sentenza specificata in rubrica,  con la quale il TAR dell’Abruzzo ha accolto il ricorso proposto dal Comune di Castiglione Messer Raimondo per l'annullamento del decreto del prefetto di Teramo 6 settembre 1993, n. 7710, comunicato al Comune il 28 marzo 1994, con nota 23 marzo 1994, n. 7710, di diniego di rimborso della spesa di £. 17.416.495 sostenuta dal Comune per il lavoro straordinario effettuato da taluni dipendenti in occasione delle consultazioni referendarie del 1993. Il primo giudice ha ritenuto arbitraria la pretesa dell'Amministrazione dell'interno, secondo la quale il rimborso delle spese sostenute dal Comune era subordinato alla circostanza che la deliberazione di autorizzazione preventiva all'effettuazione del lavoro straordinario, richiesta dall'articolo 15 del D.L. 18 gennaio 1993, n. 8, convertito con modificazioni nella L. 19 marzo 1993, n. 68, avrebbe dovuto contenere anche "i nominativi del personale previsto, il numero di ore di lavoro straordinario da effettuare e delle funzioni da assolvere".  Ciò che conta, ad avviso del Tar, è solo che non sia stato superato il limite medio di spesa di 50 ore pro capite, con l'ulteriore limite di 70 ore per persona addetta. L'appellante, che contesta le motivazioni contenute nella sentenza, propone il seguente motivo d’appello: violazione e falsa applicazione dall'articolo 15 del D.L. 18 gennaio 1993, n. 8, convertito con modificazioni nella L. 19 marzo 1993, n. 68, in quanto il secondo comma della disposizione legislativa in questione richiede esplicitamente che nella delibera di giunta debbano "essere indicati i nominativi del personale previsto, il numero di ore di lavoro straordinario da effettuare e le funzioni da assolvere" con l'ulteriore specificazione che "la mancata deliberazione preventiva inibisce il pagamento dei compensi per il periodo già decorso. "  Conclude quindi chiedendo, in riforma della sentenza appellata,  il rigetto del ricorso di primo grado. E’ costituito in giudizio il Comune di Castiglione Messer Raimondo, che controbatte le tesi avversarie, osservando in particolare come non sia possibile stabilire ex ante il carico lavorativo occorrente per il disbrigo dell'attività nell'impiego quantitativo di ciascun dipendente, ribadisce le censure prospettate nel ricorso di primo grado e  conclude per il rigetto dell'appello. DIRITTO L’appello è infondato. Oggetto dell’appello è la sentenza di cui all’epigrafe, con la quale il Tar dell’Abruzzo ha accolto il ricorso proposto dal Comune di Castiglione Messer Raimondo per l'annullamento del provvedimento con il quale il prefetto di Teramo ha negato il rimborso della spesa di £. 17.416.495 sostenuta dal Comune per il lavoro straordinario effettuato da taluni dipendenti in occasione delle consultazioni referendarie del 1993. Il rimborso è stato negato perché la deliberazione di autorizzazione preventiva all'effettuazione del lavoro straordinario, adottata dalla Giunta municipale, ai sensi dell'articolo 15 del D.L. 18 gennaio 1993, n. 8, convertito con modificazioni nella L. 19 marzo 1993, n. 68, avrebbe dovuto contenere anche "i nominativi del personale previsto, il numero di ore di lavoro straordinario da effettuare e delle funzioni da assolvere".  La tesi, che non è stata accolta dal primo giudice, secondo il quale “solo la mancata preventiva adozione della deliberazione autorizzatoria avrebbe potuto giustificare il diniego di rimborso, così come previsto dal 2° comma del menzionato art. 15, e non già l’asserita irregolarità formale”, è ribadita dall’Avvocatura dello Stato in questa sede di appello. La questione giuridica prospettata dall’Amministrazione dell’Interno consiste nel decidere se il diritto al rimborso sia o meno subordinato all’esistenza di un preventivo atto autorizzativo  perfettamente conforme allo schema legislativo. In realtà,  il richiamato art. 15 si compone di più disposizioni. Il comma 1, in occasione della organizzazione tecnica di consultazioni elettorali,  consente ai comuni di autorizzare il personale addetto ai servizi elettorali ad effettuare, anche in deroga alle vigenti disposizioni, “ lavoro straordinario e......