APPLICABILITA' RETROATTIVA DEL DECRETO RONCHI



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ADDIZIONALE IRPEF: TERZO ACCONTO 2006



































































































REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N.5283/2007 Reg.Dec. N. 7682 Reg.Ric. ANNO   2002 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso n. 7682/2002 proposto  dalla Esso Italiana S.R.L., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Gian Paolo Zanchini, presso il quale è elettivamente domiciliata in Roma, alla via dei due Macelli, n. 66; contro il Comune di Trieste, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Maria Serena Giraldi e Domenico Vicini, elettivamente domiciliato presso quest’ultimo in Roma, piazza Adriana, n. 7;  e nei confronti dell’Autorità Portuale di Trieste, non costituita in giudizio; per la riforma della sentenza n. 488/2001 con la quale il Tribunale Amministrativo Regionale  per il Friuli Venezia Giulia ha accolto il ricorso proposto dall’odierno appellante avverso l’ordinanza sindacale 26.5.2000 n. 60247 con la quale è stato ordinato alla ricorrente di adottare “interventi di messa in sicurezza d’emergenza, di bonifica e di ripristino ambientale” nel comprensorio di via Errera in Trieste quale asserita responsabile del relativo inquinamento;             Visto il ricorso con i relativi allegati;             Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune;             Viste le memorie prodotte dalle parti;             Visti gli atti tutti della causa;             Nella pubblica udienza del 15 maggio 2007 - relatore il Consigliere Francesco Caringella; Uditi gli avv.ti Zanchini e Vicini;             Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue: FATTO  E  DIRITTO 1. Il provvedimento impugnato in prime cure  riguarda una raffineria in Trieste dove la ricorrente ha da anni cessato ogni attività, con dismissione dell’attività di raffinazione nel 1965 e  mantenimento in loco di un deposito di prodotti per il quale, con D.M. 30.4.84 n. 13146, il Ministero dell’Industria dava atto della rinuncia della Esso alla “concessione relativa al deposito costiero..”. Anche il deposito venne poi dismesso nei primi anni 80; i suoli interessati dall’impianto vennero restituiti al concedente Ente Porto (ora Autorità Portuale) con verbale di riconsegna del 31 marzo 1982 e  le aree di proprietà vennero venute all’Ente Porto con rogito del 14 gennaio 1988. Con il decreto oggetto della presente impugnativa si ordina alla ricorrente “ai sensi di quanto disposto dal D.M. 25.10.1999 n. 471” ...”di adottare i necessari interventi di messa in sicurezza d’emergenza, di bonifica e di ripristino ambientale” delle aree asseritamente inquinate ricadenti sia tra quelle prima in concessione sia tra quelle vendute all’Ente Porto. 2. Con la sentenza appellata i Primi Giudici hanno accolto il ricorso proposto dalla Esso Italia s.r.l, reputando fondate le censure tese a stigmatizzare la deficienza istruttoria della determinazione gravata. Il Tribunale,  premesso  che il lungo lasso di tempo trascorso non è di per sé in grado di esentare la ricorrente dalla eventuale responsabilità dei fatti inquinanti e quindi dall’obbligo di provvedere ad effettuare l’indispensabile ripristino ambientale così come previsto dal c.d. decreto Ronchi, ha osservato che nondimeno tale lasso di tempo non è comunque privo di rilevanza agli effetti della verifica della responsabilità dell’inquinamento. Il Collegio ha quindi colto l’incompletezza dell’istruttoria con riguardo a tale considerazione che avrebbe richiesto un’ampia ed approfondita disamina da svolgersi, ovviamente, in contraddittorio con tutti coloro che sono stati  nel possesso dei luoghi in questione, non potendosi escludere a priori che lo stato di inquinamento attualmente riscontrabile sia addebitabile a più e diversi fattori e quindi anche a più di un soggetto. La Sezione ha puntualizzato che l’amministrazione avrebbe dovuto considerare e valutare attentamente tutte le possibili cause del superamento dei livelli di accettabilità, identificandole e valutandone le possibili fonti in relazione a tutte le attività che sono state in loco esercitate. Questa indagine non risulta essere stata fatta con il necessario approfondimento e rigore, tanto più che l’indagine commissionata alla Foster Wheeler Environmental Italia S.r.l. era preliminarmente mirata a verificare lo stato di inquinamento ambientale dell’area al fine di suggerire le possibili linee di intervento e  non comprendeva specificamente tale questione, alla quale sembra quasi che venga data una risposta ritenuta scontata, date le caratteristiche dell’attività in loco a suo tempo esercitata dalla ESSO e la mancanza di precedenti bonifiche dei luoghi. Il Tribunale ha quindi concluso che nel caso di specie, proprio perché al momento della riconsegna dei luoghi non sono state effettuati né verifiche dell’inquinamento né interventi di alcun tipo, l’indagine avrebbe dovuto essere “particolarmente mirata a dare risposta, attraverso l’identificazione dettagliata del tipo di inquinamento e delle specifiche modalità di diffusione anche territoriale dello stesso, anche al quesito circa l’esatta identificazione del re......