ASSENZA "POLITICA" DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE



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  REPUBBLICA ITALIANA                                                                        N. 1181/06 Reg.  Sent. IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione staccata di Catania – Sezione Prima -  nelle persone dei magistrati Dr.VINCENZO ZINGALES Presidente  Dr.ROSALIA MESSINA Cons. Dr.MARIA STELLA BOSCARINO Ref. , relatore ha pronunciato la seguente S E N T E N Z A sul ricorso n. 894/05 R.G. proposto da DONZELLO GIUSEPPE , rappresentato e difeso dall’ Avv.    AGATINO CARIOLA, con domicilio eletto presso il suo studio in CATANIA VIA E. A. PANTANO, 118, contro COMUNE DI GIARRE (CT), rappresentato e difeso dall’ AVV. CARMELO   ASSENNATO con domicilio eletto presso il suo studio in CATANIA VIALE R. DI LAURIA, 29; CONSIGLIO COMUNALE DI GIARRE, non costituito in giudizio; e nei confronti di CANTARELLA SALVATORE ZAPPALA’ ALFIO TORRISI ANGELO GRASSO SEBASTIANO MANGANO PIETRO LONGO LUIGI CUBITO VINCENZO MUSUMECI RAFFAELE, non costituiti in giudizio; SORBELLO JOSE, rappresentato e difeso dall’ Avv.    Cristina Gulisano, con domicilio eletto presso il suo studio in CATANIA L.go Bordighera n.23, per l’annullamento 1) della Deliberazione n. 36 del Consiglio Comunale di Giarre, assunta nella seduta del 31 marzo 2005, di revoca del dott. Donzello dall’ufficio di Presidente del Consiglio comunale; e di ogni altro atto presupposto e/connesso, comprese le successive convocazioni di sedute consiliari con all’o.d.g. l’elezione del nuovo Presidente (convocazioni prot.segret. n. 1244 dell’1.4.2005; prot. segret. 1250 dell’1.4.2005); ed -ove occorra- lo Statuto del Comune di Giarre, nella parte in cui prevede la sfiducia e la revoca del Presidente del Consiglio (ricorso introduttivo); nonchè 2) per l’annullamento della Deliberazione Consiliare n. 40 del 05.05.2005, di elezione del sig. Sorbello Jose a Presidente del Consiglio Comunale di Giarre (ricorso per motivi aggiunti);. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di GIARRE e di SORBELLO Josè; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Designato relatore per la Udienza pubblica del giorno 9 marzo 2006 il Referendario Maria Stella Boscarino; Sentiti gli Avvocati delle parti come da verbale; Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue: FATTO Con il ricorso in esame il ricorrente espone che in data 31.3.2005, su richiesta di un gruppo di consiglieri presentata il precedente 25 marzo ed integrata il 31 marzo stesso, a maggioranza, il Consiglio comunale ha   approvato la Deliberazione n. 36 di revoca dall’incarico di Presidente del Consiglio al dott. G. Donzello, ai sensi degli artt. 18 e 24 dello Statuto comunale. Avverso detta deliberazione, con il ricorso introduttivo, il ricorrente formula le seguenti censure: A) Travisamanto dei fatti e difetto di istruttoria. Eccesso di potere per contraddittorietà manifesta. Mancanza di contraddittorio. Eccesso di potere  potere per sviamento. Violazione e falsa applicazione artt. 18 e 24 dello Statuto del Comune di Giarre. Violazione dei principi di imparzialità e buon andamento dell’ amministrazione. B) Violazione e falsa applicazione degli artt.19 e 20 della L.R. Sicìlia 26 agosto 1992, n. 7. Violazione falsa applicazione artt. 18, 24, 26 e 29 Statuto. Eccesso di potere per sviamento. Contraddittorietà manifesta per   sovrapposizione di due diverse procedure. C) Illegittimità eventuale degli artt. 18 e 24 dello Statuto per contrasto con gli artt.19 e 20 della L.R. Sicìlia 26 agosto   1992. D) Illegittimità derivata della convocazione del Consiglio com.le per il 7 aprile 2005. Con Ordinanza n. 672 del 28.04.2005 è stata rigettata la domanda di sospensione cautelare dei provvedimenti impugnati. Il Dott. Donzello ha proposto appello avverso  tale Ordinanza, che è stata riformata dal C.G.A., con Ordinanza n. 420/2005. Medio tempore il ricorrente ha impugnato, con ricorso per motivi aggiunti, la delibera di elezione del nuovo presidente del Consiglio Comunale, sig.  Sorbello Josè. Il ricorso è affidato ai medesimi motivi di censura di cui al ricorso introduttivo ed inoltre viene dedotta illegittimità derivata della elezione del controinteressato. Si sono costituiti in giudizio sia il Comune che il controinteressato Sorbello, difendendo con varie argomentazioni la legittimità del comportamento del Comune intimato. Quindi, nella Udienza  del 9.3.2006 il ricorso è passato in decisione. DIRITTO I.  Ritiene il collegio di dover sottoporre a revisione critica l’orientamento espresso con l’ordinanza cautelare n. 672 del 28.04.2005, anche alla luce delle argomentazioni che hanno indotto il C.G.A. a riformarla, con la citata Ordinanza n. 420/2005. Vanno prese in esame le doglianze formulate con il primo motivo del ricorso introduttivo. Occorre precisare che la Delibera Consiliare n. 36/2005, pur menzionando anche l’art. 18 dello Statuto, ha poi stabilito la revoca  del ricorrente dall’ufficio di presidente del Consiglio com.le “a seguito di approvazione del documento Prot. n. 7800 del 25.03.2005 a firma di n. 13 consiglieri comunali con il quale viene richiesta la revoca del Dott. Donzello dall’incarico di presidente ex art. 24 c. 5 dello Statuto di cui alla proposta di deliberazione n. 4 del 31.03. 2005… avente a oggetto: Revoca dall’incarico di Presidente del Consiglio ai sensi dell’art. 24 c. 5 dello Statuto Comunale, come superiormente integrato”. L’atto risulta adottato  con la maggioranza del 60%. La menzione di entrambi gli istituti, revoca e sfiducia, si deve alla circostanza che una prima proposta, presentata in data 25.3.2005, aveva ad oggetto la “revoca dall’incarico del Presidente del Consiglio al Dott. G. Donzello” ai sensi dell’art. 24 dello Statuto Comunale; nel corso della seduta del 31.03.2005 veniva poi presentata una seconda proposta avente ad  oggetto la “integrazione e ulteriore specificazione del documento relativo alla proposta di deliberazione” anche sotto i profili di cui all’art. 18 del Regolamento. Ma di fatto il contenuto della deliberazione, al di là del cenno alla sfiducia, ha unicamente il contenuto e la finalità di revocare il  ricorrente, utilizzando lo strumento previsto dall’art.24 dello Statuto. Giova infatti  ricordare che lo Statuto comunale, prodotto dal ricorrente, all’art. 24, che disciplina le “riunioni del Consiglio”, dispone al comma 5 che “la ripetuta e ingiustificata omissione della convocazione del Consiglio o la ripetuta violazione dello Statuto e del Regolamento può comportare (per il Presidente e per il Vice Presidente) la revoca dall’incarico, con apposita delibera consiliare assunta a maggioranza assoluta dei Consiglieri assegnati”. – L’art. 18 dello Statuto, relativo al diverso istituto della “mozione di sfiducia”, prevede che “il Presidente del Consiglio e il Vice Presidente possono essere rimossi dalla loro carica a seguito di mozione motivata, presentata da almeno un quinto dei Consiglieri e approvata con una maggioranza del 60% dei componenti assegnati, in unica votazione”. – La Delibera Consiliare n. 36 del 31.3.2005 risulta appunto motivata da (pretese) ragioni inerenti comportamenti del ricorrente tali da integrare i presupposti per la revoca dall’ufficio. Ciò posto, e passando all’esame della motivazione del provvedimento impugnato, il collegio ritiene opportuno premettere che con recente sent. n 1127/05 del  12 luglio 2005  la Sezione, occupandosi della problematica della revoca del Presidente del Consiglio com.le, ha avuto occasione di porre i seguenti principi: “…….. per giurisprudenza consolidata ed in conformità all’altrettanto pacifico insegnamento della dottrina, lo Statuto comunale può prevedere ipotesi e procedure di revoca del Presidente del Consiglio Comunale, con riferimento a fattispecie che integrino comportamenti incompatibili con il ruolo istituzionale super partes che esso deve costantemente disimpegnare nell’Assemblea consiliare (cfr. TAR Toscana, Firenze, I, 26.04.2005, nr. 1896; Cons. Stato, V, 20.10.2004, nr. 6838; Cons. Stato, V, 03.03.2004, nr. 1042; TAR Campania-Salerno, II, 16.02.2004, n. 114; TAR Puglia, Lecce, I, 06.02.2003, nr. 408; Cons. Stato, V, 06.06.2001, nr. 3187); …… tale orientamento è stato vieppiù rafforzato anche da autorevole e recente pronuncia secondo la quale “nel quadro istituzionale derivante dall’introduzione del nuovo Titolo V, anche alla luce della legge n. 131 del 2003, il T. U. degli enti locali n. 267 del 2000 ha perso l’originaria connotazione di legge organica di sistema, una volta venuta meno la norma costituzionale di riferimento costituita dall’art. 128 Cost. (che affidava a leggi generali dello Stato l’enunciazione dei principi nell’ambito dei quali l’autonomia degli enti locali poteva esplicarsi). Inoltre la previsione del potere normativo locale tra le prerogative contemplate direttamente dalla Costituzione ha ulteriormente rafforzato il valore degli statuti locali nella gerarchia delle fonti: adesso esso si configura come atto formalmente amministrativo, ma sostanzialmente come atto normativo atipico, posto in posizione di primazia rispetto alle fonti secondarie dei regolamenti e al di sotto delle leggi di principio, in quanto diretto a fissare le norme fondamentali dell’organizzazione dell’ente ed a porre i criteri generali per il suo funzionamento, da svilupparsi in sede regolamentare” (Cass. SS.UU. 16.06.2005, nr.12868, pubbl. nel corso della stesura della presente sentenza). Ritenuto, conformemente a quanto affermato più volte in dottrina, che il ruolo di garanzia del Presidente del Consiglio è direttamente posto a presidio di quel bilanciamento dei poteri, tra organo esecutivo ed organo consiliare, che caratterizza l’odierno sistema delle autonomie; …… Richiamato l’insegnamento della Corte Costituzionale che, pur sottolineando l'indissolubile collegamento esistente, nell'ambito degli enti locali, tra livello « amministrativo » e livello di « governo », distingue tra « l'azione del "governo" che, nelle democrazie parlamentari, è normalmente legata agli interessi di una parte politica, espressione delle forze di maggioranza, e l'azione "dell'amministrazione" che, nell'attuazione dell'indirizzo politico della maggioranza, è vincolata invece ad agire senza distinzione di parti politiche, al fine del perseguimento delle finalità pubbliche obiettivate dall'ordinamento » (Corte Cost., 15.10.1990 n. 453)  Ritenuto che, per l’importanza che tale alta funzione istituzionale riveste (in quanto collegata all’Amministrazione e non al Governo dell’Ente) non si possa che adeguatamente sottolineare come essa debba essere assolta e disimpegnata nel più assoluto rigore ed imparzialità, poiché il venire meno in capo al Presidente della posizione di assoluta garanzia del ruolo dell’Organo collegiale ed, al suo interno, della minoranza consiliare è elemento sufficiente ad alterare significativamente il corretto equilibrio di poteri (che, tra l’altro, prevede una significativa posizione di controllo in capo al Consiglio rispetto all’esecutivo); ……… per giurisprudenza costante le motivazioni della revoca sono sindacabili da parte del Giudice amministrativo, sia pure entro i consueti limiti della congruenza, logicità e non manifesta infondatezza (cfr. Cons. Stato  1042/2004; TAR Toscana, 1896/2005) e che, inoltre, la motivazione della revoca debba essere tale da assicurare che il potere di revoca non sia piegato alle mere esigenze politiche della maggioranza, stante il fatto che altrimenti opinando, la nomina per elezione del presidente del consiglio comunale finirebbe per essere gravemente sottoposta alla continua pressione degli organi comunali, in forza della quale la possibile revoca potrebbe costituire in ogni momento una incombente "punizione" per ogni comportamento, del consigliere nominato, ritenuto eterodosso da parte della maggioranza (Tar Campania-Salerno, 12 marzo 2001 n. 234)”. Tali principi si attagliano perfettamente anche alla fattispecie all’esame, e conducono alla conclusione che, in linea generale, l’istituto della revoca può essere attivato in presenza di comportamenti incompatibili con il ruolo istituzionale super partes che il Presidente deve costantemente disimpegnare, e, nel caso specifico, stante le previsioni dello Statuto del Comune resistente, deve trattarsi di fatti reiterati, la cui congruità ben può essere delibata da questo Giudice. Ebbene, il collegio ritiene che le doglianze esposte dal ricorrente con il primo motivo di ricorso risultino (con la sola eccezione che si dirà infra) fondate. La deliberazione impugnata motiva la revoca (con riferimento ai profili di contestazione contenuti nella proposta presentata il 25.03.2005) sulla base di quattro circostanze di fatto che evidenzierebbero profili di responsabilità a carico del Presidente Donzello: 1) il Dott. Donzello avrebbe omesso di istruire la proposta di adozione di un regolamento sull’alienazione del patrimonio immobiliare comunale, addirittura nella seduta del 10.02.2005 ai consiglieri sarebbe stata mostrata una carpetta vuota, precludendo loro di esercitare il diritto di disamina e di voto. Su tale rilievo il collegio ritiene di condividere le argomentazioni difensive del ricorrente. Risulta prodotta  in giudizio d......