ATTI AMMINISTRATIVI RISERVATI A SINDACO E ASSESSORI



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Il legittima deliberazione che autorizza una spesa ex-post



































































































Ric Ric. n. 570/01 R.G.R.                                          N.606/2002Reg. Sent. repubblica italiana in nome del popolo italiano Il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia, nelle persone dei magistrati: Vincenzo Sammarco – Presidente Enzo Di Sciascio – Consigliere, relatore Vincenzo Farina - Consigliere ha pronunciato la seguente s e n t e n z a sul ricorso n. 570/01 proposto dalla Torneria Manzanese dei Fratelli Zuodar s.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Stefano Placidi, con domicilio eletto presso la Segreteria del T.A.R., come da mandato a margine del ricorso; c o n t r o il Comune di Manzano, in persona del Sindaco in carica, non costituito in giudizio; per l’annullamento dell’ordinanza sindacale n. 67 del 6.7.2001 di annullamento della concessione edilizia rilasciata alla proprietaria del capannone, che la ricorrente conduce in leasing; Visti gli atti tutti di causa; Data per letta alla pubblica udienza del 17 luglio 2002 la relazione del consigliere Enzo Di Sciascio ed uditi altresì i difensori delle parti costituite; Rilevato che sussistono le condizioni per la definizione del giudizio con sentenza succintamente motivata; Ritenuto che nulla osta, per identità di ratio, che alla sentenza nella predetta forma si possa pervenire anche quando la causa è trattata in pubblica udienza (cfr. C.D.S. V Sez. 26.1.2001 n. 268). Considerato in fatto che la ricorrente, che ha in utilizzo un capannone mediante contratto di locazione finanziaria o leasing impugna l’ordinanza di annullamento d’ufficio della concessione in rilasciata alla Hypo Alpe Adria Bank, proprietaria del fabbricato, deducendo incompetenza del Sindaco, violazione dell’art. 7 della L. 7.8.1990 n. 241, per non tempestiva comunicazione dell’avvio del procedimento, violazione degli artt. 1, 2° comma e 3 della L. n. 241/90; Ritenuto che non possa dubitarsi della legittimazione al ricorso della ricorrente, che ha la disponibilità del fabbricato, oggetto dell’atto impugnato, utilizzandolo per la sua attività artigianale senza altro limite, che non sia quello del pagamento del canone di locazione finanziaria, nonché del suo interesse all’impugnazione, attesi i pesanti riflessi sulla redditività aziendale prodotti dall’annullamento della concessione; che invero sembra innanzitutto al Collegio, che doverosamente deve esaminarla per prima, priva di pregio la censura di incompetenza, avanzata sotto il profilo che l’atto impugnato avrebbe dovuto essere adottato dal dirigente competente e non dal Sindaco, a’sensi dell’art. 107 del D. Lgs. 18.8.2000 n. 267; Rilevato che, al riguardo questo Tribunale amministrativo ha avuto più volte modo di pronunciarsi (cfr. T.A.R. Friuli Venezia Giulia 27.10.2001 n. 649; 25.3.2002 n. 141) rilevando innanzitutto che l’art. 98 della L.R. 19.11.1991 n. 52 e s.m.i., espressione della potestà legislativa esclusiva della Regione sia in materia urbanistica (art. 4 n. 12 dello Statuto regionale) sia in materia di autonomie locali (art. 4 n. 1 bis del predetto Statuto) attribuisce al Sindaco la vigilanza sulle costruzioni e, di conseguenza, l’adozione dei provvedimenti repressivi delle violazioni edilizie, ivi compresa la sospensione dei lavori e le determinazioni definitive ad essa consequenziali; che, pertanto, l’art. 107 del D. Lgs. 267/00 è inapplicabile nella Regione Friuli Venezia Giulia, come è riconosciuto dall’art. 1, 2° comma, del medesimo testo unico, secondo cui le sue disposizioni “non si applicano alle regioni a statuto speciale … se incompatibili con le attribuzioni previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione” come per l’appunto avviene nel caso di specie; Ritenuto inoltre che, anche a voler applicare il D. Lgs. n. 267/00, rimane fermo che, a sensi dell’art. 6, 2° comma, “le attribuzioni degli organi” sono disciplinate dallo statuto che, a’sensi dell’art. 107, 2° comma, può anche ricomprendere l’adozione di atti e provvedimenti amministrativi, di norma spettanti ai dirigenti, tra le funzioni di indirizzo e controllo politico – amministrativo degli organi di governo dell’ente; che pertanto negli enti locali l’attuazione del principio di separazione fra i compiti di indirizzo politico e di gestione amministrativa avviene attraverso l’intermediazione dello statuto, che consente di adeguare alle dimensioni dell’ente la ripartizione dei compiti; che, nella specie, l’art. 39 lett. n) di detto statuto conferisce esplicitamente al Sindaco l’esercizio delle “funzioni attribuitegli direttamente dalle leggi regionali” quali sono quelle in discussione; che in concreto il Comune di Manzano, che ha 7000 abitanti, non ha funzionari di livello dirigenziale ed il Segretario comunale non può adottare, a’sensi dell’art. 51 lett. d) dello statuto, i provvedimenti in discussione, essendogli commessi solo “gli atti a rilevanza esterna non espressamente riservati dalla legge agli organi istituzionali del Comune”, come quelli rilevanti nel caso in questione, onde la censura di incompetenza, appare infondata anche in fatto oltre che in diritto; Rilevato che, invece, si appalesa fondata la doglianza, relativa alla mancata comunicazione dell’avvio del procedimento, che avrebbe dovuto essere inviata anche alla ricorrente, atteso che l’atto, che ci si accingeva ad assumere, avrebbe avuto effetti diretti nei suoi confronti; che, invero, se in generale detto obbligo risulta assolto a mezzo dell’ordine di sospensione dei lavori, nella specie intervenuto, detta regola risulta valida soltanto quando il provvedimento definitivo risulta conforme a quello preannunciato dall’atto cautelare; che, al contrario, nel caso in esame, l’ordinanza di sospensione impugnata preannunciava, in caso d’inosservanza, l’adozione di “provvedimenti definitivi necessari per la modifica o per la sua (del capannone) rimessa in pristino” cioè delle sanzioni edilizie di carattere ripristinatorio; Osservato che, invece, dette misure non sono state assunte, ma è stato adottato il diverso provvedimento di autotutela, oggetto di gravame, peraltro mai preannunciato in sede di sospensione e necessitante di autonoma comunicazione di avvio del procedimento; che quindi coglie nel segno la censura della ricorrente, che lamenta come la comunicazione anzidetta non le sia stata data e che nemmeno essa sia pervenuta alla titolare della concessione poi annullata in tempo utile per consentire un adeguato contraddittorio procedimentale, essendo pervenuta soltanto due giorni prima dell’adozione e tre giorni prima della notificazione alla titolare della concessione dell’atto impugnato; che inoltre, mentre la comunicazione prospettava l’apertura del procedimento per la decadenza della concessione, se ne è poi disposto l’annullamento; che pertanto detta censura risulta fondata; Ritenuto che del pari fondata risulta la censura di difetto di motivazione dell’ordinanza impugnata, sotto il profilo che non è dato comprendere come l’omissione documentale, contestata alla titolare dell’atto autorizzatorio, sia causa determinante del provvedimento di autotutela, che non indica se siano state violate norme o disposizioni di strumenti urbanistici e, in caso positivo, quali esse siano, non consentendo alla ricorrente un’adeguata difesa dei propri interessi, già negata in sede procedimentale, nemmeno in sede giudiziale, per l’impossibilità di comprendere l’iter logico seguito dal Comune; Ritenuto, in conclusione, che il ricorso, assorbita ogni altra doglianza, debba essere accolto con conseguente annullamento dell’atto impugnato; che le spese di giudizio possono essere compensate. p. q. m. il Tribunale amministrativo region......