AUTORIZZAZIONI DEL COMMERCIO AMBULANTE VALIDE SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE



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ATTUAZIONE DELLE DISPOSIZIONI SULLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI



































































































TAR LAZIO - ROMA, SEZ TAR LAZIO - ROMA, SEZ. II TER - sentenza 10 gennaio 2005 n. 139 - Pres. Scognamiglio, Est. Taglienti - Porcaro (Avv. Attolino) c. Comune di Roma (Avv. Ceccarelli) - (accoglie). FATTO Con ricorso notificato il 12.5.2004 e depositato il 9.6 .successivo il sig. Procaro Mauro ha impugnato il provvedimento comunale con il quale è stata annullata l'autorizzazione amministrativa rilasciata al dante causa del ricorrente per trasferimento dal comune di Terzigno di analoga autorizzazione per l'esercizio del commercio su aree pubbliche senza posteggio. Il comune di Roma ritiene infatti che le autorizzazioni rilasciate nell'ambito di altra regione non possono valere nella regione Lazio, e ciò in base all'interpretazione dell'art. 43 della L.r. Lazio 18.11.1999 n. 33, come modificato dall'art. 10 della L.r. Lazio 25.5.2001 n. 12. Deduce il ricorrente violazione delle suddette norme regionali nonché dell'art. 28 del decreto legislativo n.114/98; violazione dell'art. 120 della Costituzione; eccesso di potere per travisamento dei fatti e dei presupposti, per difetto di motivazione, per contraddittorietà, per mancata applicazione di circolare ministeriale e del documento programmatico regionale per il commercio su aree pubbliche: la giurisprudenza di questo TAR sulla quale si è basato il comune riguarda il commercio fisso che abilita anche all'itinerante, mentre nella fattispecie si tratta di solo commercio itinerante; nel senso voluto dal ricorrente militano interpretazioni ministeriali e regionali. Risulta costituito in giudizio il comune di Roma. Alla pubblica udienza del 25 ottobre 2004 la causa è stata spedita in decisione. DIRITTO Con il ricorso in epigrafe viene all'esame del Collegio una questione interpretativa di normativa legislativa regionale e statale in ordine alla validità ed efficacia delle autorizzazioni amministrative rilasciate per il commercio itinerante dal comune; se esse cioè possano avere efficacia su tutto il territorio nazionale ovvero solo nell'ambito del territorio regionale, ed in particolare nell'ambito della Regione Lazio, considerato il tenore dell'art. 43 della L.r. n.33/99, come modificato dall'art. 10 della L.r. n. 12/2001. Il ricorso è fondato e merita accoglimento. Invero questa stessa sezione con precedente sentenza n.3332 del 18.4.2002 ha affermato che "l'autorizzazione al commercio su aree pubbliche in forma itinerante, può svolgersi soltanto in ambito regionale". Ha desunto tale prescrizione dall'interpretazione dell'art. 28 del decreto legislativo n. 114/98, nella parte in cui limita l'autorizzazione alla vendita a posto fisso all'ambito del territorio nazionale, considerato che tale autorizzazione abilita automaticamente alla vendita itinerante. Giustifica una tale interpretazione con l'esistenza di norme che disciplinano la programmazione regionale, la quale potrebbe risultare alterata da autorizzazioni rilasciate da comuni di altre regioni; motiva il suo assunto anche con riferimento ai limiti territoriali della potestà legislativa regionale. Questo Collegio non condivide una tale interpretazione. In primo luogo deve essere evidenziata la differenza normativa tra terzo e quarto comma dell'art. 28 cit: il terzo comma riguarda le autorizzazioni a posto fisso, che sono abilitanti anche per il commercio itinerante, ed esplicitamente ne riconosce l'efficacia regionale, ciò in quanto evidentemente l'effetto solo abilitante è accessorio all'effetto più propriamente autorizzativo; il quarto comma disciplina esclusivamente le autorizzazioni al commercio itinerante e non reca alcuna limitazione territoriale di efficacia e validità: si dice solo che vengono emanate in base alla disciplina specifica dettata con legge regionale. Mentre quindi nel caso del terzo comma si ha una autorizzazione anche a commercio itinerante direttamente efficace e valida su tutto il territorio regionale; nel secondo caso, del comma quarto, non vi è alcuna indicazione esplicita dell'ambito territoriale di efficacia, che si dovrebbe desumere però dal riferimento alla normativa regionale, che non potrebbe disporre al di fuori delle sue competenze territoriali. Ma a diverse conclusioni si potrebbe pervenire ove fosse la stessa legge statale a consentire una "ultrattività territoriale" alle leggi regionali che si ispirino a determinati principi, e limitatamente alla natura c.d. "abilitante" dell'autorizzazione al solo commercio itinerante. Venendo ora alla disciplina regionale, risulta che l'art. 43 della L.r. 33/99 come modificato dall'art. 10 della L.r. 12/01, ha previsto al secondo comma l'efficacia su tutto il territorio nazionale dell'autorizzazione al commercio su aree pubbliche in forma itinerante, ed al comma sesto la presa in carico nel nuovo comune di residenza dell'autorizzazione rilasciata da altro comune, in ipotesi appunto di cambiamento di residenza. A prescindere quindi dalla possibilità o meno per la regione di "impegnare" il territorio nazionale, resta il fatto di una chiara volontà della Regione Lazio di disciplinare la materia in modo da consentire una efficacia nazionale, che non può essere che reciproca, delle autorizzazioni in questione, o quanto meno non può escludersi che lo sia. Comunque, né dalla normativa statale né da quella regionale risulta vietato consentire che le autorizzazioni in forma itinerante possano avere una efficacia su tutto il territorio nazionale, trattandosi sostanzialmente, come detto, di "abilitazioni" nelle quali rilevano essenzialmente i requisiti soggettivi, non dovendosi assegnare uno specifico posteggio, e non rimanendo pertanto l'autorizzazione impegnata dalla programmazione territoriale sotto tale profilo (tranne forse casi eccezionali da evidenziare puntualmente: ipotesi che qui non ricorre) . Analoga interpretazione della normativa statale risulta esplicitata dal Ministero dell'Industria con circolare n.3506/C del 16 gennaio 2001. Il Collegio intende in conclusione affermare che motivare il diniego al trasferimento dell'autorizzazione con un impedimento legislativo deve ritenersi nella fattispecie errato. E' evidente che la normativa statale appare equivoca, per avere individuato l'ambito reginale solo nel terzo comma dell'art. 28, e quella regionale quanto meno lacunosa, non avendo disciplinato esplicitamente proprio la fattispecie in esame del riconoscimento di autorizzazioni rilasciate da comuni di altre regioni; tuttavia non pare al Collegio che tale riconoscimento debba essere escluso sulla base della normativa attualmente in vigore. L'atto di autoannullamento che si basa invece essenzialmente su tale presupposto deve pertanto considerarsi illegittimo ed essere a sua volta annullato. Sussistono evidentemente giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio.     ......