AUTOVELOX: LEGITTIMA LA MULTA ANCHE SENZA CONTESTAZIONE IMMEDIATA



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DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI DI GESTIONE DEI DIPENDENTI



































































































Pronuncia 1 di 1   Pronuncia 1 di 1        Ordinanza 307/2006 Giudizio                 Presidente             BILE         Relatore              QUARANTA Camera di Consiglio del          05/07/2006          Decisione del        05/07/2006 Deposito del          20/07/2006                        Pubblicazione in G. U.                                   Massime:                ORDINANZA N. 307 ANNO 2006 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME  DEL  POPOLO  ITALIANO LA CORTE COSTITUZIONALE composta dai signori: - Franco                 BILE             Presidente - Giovanni Maria       FLICK              Giudice - Francesco            AMIRANTE               ” - Ugo                     DE SIERVO              ” - Paolo                   MADDALENA            ” - Alfio           FINOCCHIARO          ” - Alfonso                QUARANTA             ” - Franco                 GALLO                    ” - Luigi           MAZZELLA              ” - Gaetano               SILVESTRI              ” - Sabino                 CASSESE                ” - Maria Rita   SAULLE                  ” - Giuseppe              TESAURO                ”   ha pronunciato la seguente ORDINANZA nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 201, comma 1-bis, lettere e) e f), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), comma introdotto dall'art. 4, comma 1, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214, promosso con ordinanza del 21 giugno 2005 dal Giudice di pace di Rieti, nel procedimento civile vertente tra Aleandri Giovanni e il Comune di Rieti, iscritta al n. 468 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 39, prima serie speciale, dell'anno 2005.     Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;     udito nella camera di consiglio del 5 luglio 2006 il Giudice relatore Alfonso Quaranta.     Ritenuto che il Giudice di pace di Rieti ha sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione – dell'art. 201, comma 1-bis, lettere e) e f), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), comma introdotto dall'art. 4, comma 1, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214;     che il rimettente premette di essere chiamato a giudicare dell'opposizione proposta avverso un verbale di contestazione di infrazione stradale, elevato dalla polizia municipale di Rieti a carico del ricorrente nel giudizio a quo, relativo alla violazione dell'art. 142, comma 8, del medesimo codice della strada, infrazione accertata a mezzo di apposito apparecchio elettronico di rilevamento della velocità;     che, secondo il giudice a quo, la fattispecie sottoposta al suo vaglio «deve essere decisa applicando la menzionata disposizione del citato art. 201, comma 1-bis, lettera e) e lettera f)» del codice della strada, cosicché, dichiarata la stessa costituzionalmente illegittima, «la domanda del ricorrente dovrebbe trovare accoglimento»;     che, in relazione alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente ipotizza, innanzitutto, un contrasto tra le disposizioni impugnate – le quali «esonerano l'amministrazione da un adempimento, quello della contestazione immediata, normalmente imposto dall'art. 200» del medesimo codice della strada – e l'art. 24 della Costituzione, giacché, a suo dire, la garanzia riservata al diritto di difesa implica, secondo la giurisprudenza di questa Corte, «anche il riconoscimento costituzionale del diritto alla prova»;     che, difatti, la citata norma costituzionale «garantisce il cittadino da ogni limitazione legislativa» diretta non solo ad escludere, ma anche «a rendere particolarmente difficoltoso», l'accertamento probatorio che sia finalizzato tanto «al riconoscimento di un diritto», quanto, «come nel caso del giudizio d'opposizione a sanzione amministrativa, ad impedire una infondata pretesa dell'attore-pubblica amministrazione»;     che – secondo il rimettente – la «lesione del menzionato “diritto alla prova”» ricorre nel caso di specie, giacché viene contraddetta la ragion d'essere dell'efficacia probatoria privilegiata, che assiste il verbale di accertamento dell'infrazione stradale (esso fa piena prova fino a querela di falso, ai sensi dell'art. 2700 del codice civile), vale a dire la circostanza «che nel sub-procedimento di formazione del verbale di accertamento è previsto, come normale, l'obbligo di contestazione immediata»;     che, difatti, «l'esenzione legale dall'obbligo di contestazione immediata, senza necessità di indicare i motivi», viene ad alterare – ad avviso del giudice a quo – il doveroso bilanciamento «tra il diritto di difesa del cittadino e la necessità di salvaguardia dell'interesse pubblico», donde l'ipotizzata violazione dell'art. 24 della Costituzione;