BALLOTTAGGIO: LIMITI AGLI APPARENTAMENTI



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TRASFERIMENTO DI PERSONALE E COMUNICAZIONE AVVIO PROCEDIMENTO



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                                     N.   1509/07  REG.DEC.                 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                           N.340         REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale, (Quinta Sezione)         ANNO 2006 ha pronunciato la seguente   DECISIONE   sul ricorso in appello n. 340 del 2006 proposto dal signor Mauro Prencipe, rappresentato e difeso dall’avv. Raffaele Irmici, elettivamente domiciliato in Roma, Largo Gregorovius, n. 4 (avv. Matteo Barrea); CONTRO il signor Celeste Fontino, rappresentato e difeso dagli  avv. Pasquale Soldano e Vincenzo Antonucci, elettivamente domiciliato in Roma, Via di Pietralata n. 320, presso lo studio dell’avv. Gigliola Mazza Ricci; e nei confronti del Comune di Torremaggiore, non costituito in giudizio; per la riforma della sentenza del TAR della Puglia, sede di Bari, sez. III, n. 5384 del 1°.12.2005/15.12.2005 ; Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio della parte appellata; Esaminate le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti tutti gli atti di causa; Relatore alla pubblica udienza del 16 gennaio 2007 il Consigliere Aldo Fera; Uditi per le parti l’avv. Irmici e l’avv. Mazza Ricci per delega del’’avv. Soldano, come indicato nel verbale d’udienza; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO Il signor Mauro Prencipe impugna la sentenza, specificata in epigrafe, con la quale il T.A.R. della Puglia, sede di Bari, in accoglimento del ricorso promosso dal signor Celeste Fontino, odierno appellato, per l’annullamento, tra l’altro, del verbale di proclamazione degli eletti dell’Ufficio elettorale centrale del 6.5.2005, relativo all’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio comunale di Torremaggiore (nella tornata elettorale del 3 e 4.4.2005 nonché del 17 e 18.4.2005), ha rettificato il risultato delle elezioni, proclamando il ricorrente eletto alla carica di consigliere comunale al posto dell’appellante. Il signor Fontino, candidato alla carica di consigliere comunale e collocatosi secondo tra i non eletti nelle liste dell’UDEUR, adì il T.A.R. della Puglia, esponendo che: - la lista UDEUR, originariamente appartenente al raggruppamento di liste composto dalla stessa UDEUR, dal Nuovo PSI, dal Rinnovamento Puglia e da Progettiamo il Futuro e collegata al primo turno con il candidato sindaco Giuseppe Nesta (dell’UDEUR e non ammesso al ballottaggio), scelse di appoggiare, nel turno di ballottaggio, il candidato sindaco Matteo Marolla (uscito, in fine, perdente dalla competizione elettorale); - di contro, il signor Nesta - unitamente alle liste Nuovo PSI, Rinnovamento Puglia e Progettiamo il Futuro - decise di schierarsi, nel ballottaggio, con il candidato sindaco Alcide Di Pumpo (risultato vincitore); - all’esito delle operazioni elettorali, l’Ufficio elettorale non  assegnò alla maggioranza consiliare – siccome asseritamente imposto dall’art. 73 del D.lgs. n. 267/2000 - 12 seggi (pari al 60%) su 20 ed alla minoranza 8 seggi (pari al 40%), ma nel novero di questi ultimi incluse anche quello spettante al signor Nesta, in qualità di candidato sindaco non eletto, sottraendolo ai posti (due) di consigliere spettanti alla lista UDEUR (e non invece dall’unico della lista Nuovo PSI, apparentata, prima del turno di ballottaggio, con l’UDEUR ed avente un minor quoziente utile); - il ricorrente obiettò che tal modo di operare si era concretamente tradotto in una sperequazione in danno della minoranza (attestatasi, stante la successiva adesione del signor Nesta allo schieramento avversario, sul 35% dei seggi). Il tribunale adito giudicò il ricorso fondato, muovendo dalla considerazione che il ridetto art. 73 distingue, sotto il profilo della rilevanza giuridica, il primo turno elettorale dall’eventuale turno di ballottaggio. In dettaglio, il T.A.R. statuì che: -  è «solo in base ai risultati conseguiti al primo turno elettorale … che si determina la cifra elettorale di ciascuna lista, o gruppo di liste collegate nonché quella dei singoli candidati alla carica di consigliere, e si calcolano i quozienti per l’assegnazione del numero dei consiglieri; con esclusione di quelle liste che abbiano ottenuto al primo turno meno del 3 per cento dei voti validi e che non appartengano a nessun gruppo di liste che abbiano superato tale soglia»; - «in tal modo è garantito il rispetto della volontà del Corpo elettorale il quale solo al primo turno è chiamato ad esprimere la propria preferenza, anche in modo disgiunto, tra i candidati alla carica di Sindaco, le singole liste, e i candidati alla carica di consigliere indicati in ciascuna di esse»; - mentre «l’eventuale secondo turno elettorale o turno di ballottaggio svolge la sola funzione di determinare chi tra i due candidati sindaci che abbiano ottenuto al primo turno il maggior numero di preferenze senza però ottenere la maggioranza assoluta debba essere eletto; tant’è che nella scheda di voto l’elettore trova scritti solo i nomi dei due candidati senza alcuna indicazione o riferimento alle liste ad essi collegate al primo turno, in ossequio alla disciplina sopra descritta»; - «pertanto il c.d. “apparentamento” in base al quale, nel periodo intercorrente tra il primo ed il secondo turno le liste collegate a candidati sindaci non ammessi al ballottaggio, dichiarano di appoggiare uno dei due canditati sindaci ammessi, invitando i propri elettori a fare altrettanto, non assume alcuna rilevanza giuridica al fine della determinazione dei seggi ma solo un significato politico»; - quindi, «anche l’attribuzione del c.d. premio di maggioranza (cioè del 60% dei seggi del consiglio) in base a quanto disposto dal comma 10 dell’art. 73 del T.U. 267/2000 viene determinato in base al risultato conseguito al primo turno dalla lista o dal gruppo di liste collegato al sindaco vincente»; - «pertanto solo le liste collegate al primo turno col candidato sindaco risultato eletto beneficiano della maggior attribuzione (60%) dei seggi consiliari e non anche le liste che al primo turno erano collegate a candidati sindaci - a prescindere dalla loro ammissione al ballottaggio - usciti sconfitti. Queste ultime infatti devono ripartirsi il restante 40% dei seggi in base alle cifre elettorali ottenute al primo turno e ai quozienti determinati»; - «i candidati sindaci sconfitti hanno diritto ad un seggio consiliare ma solo nel caso in cui la lista o il gruppo di liste ad essi collegati al primo turno abbiano ottenuto almeno un seggio; pertanto per determinare in concreto il seggio spettante al candidato sindaco non eletto si deve detrarre l’ultimo dei quozienti utili per l’assegnazione dei seggi alla lista o al gruppo di liste a lui collegato. In altri termini il candidato sindaco va ad occupare il seggio consiliare dell’ultimo degli eletti nell’ambito della lista o gruppo di liste a lui collegato al primo turno»; - infine, con riferimento al caso di specie, non essendo stato eletto come Sindaco, al signor Nesta spettava un seggio consiliare, da sottrarre al candidato consigliere con l’ultimo dei quozienti utili nell’ambito del gruppo di liste che lo aveva appoggiato al primo turno elettorale e «detto seggio è quello del sig. Principe Mauro eletto nelle fila del “Nuovo PSI” e non quello — come erroneamente ritenuto dall’Ufficio Elettorale centrale - del sig. Fontino, il quale, candidato a consigliere comunale nelle fila dell’Udeur” ha ottenuto un quoziente superiore». 5. L’appello interposto dal signor Prencipe è affidato ai seguenti mezzi di gravame: I) inammissibilità del ricorso di......