CHIARIMENTI INTERPRETATIVI SUL DL 44/2005



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IPOTESI ACCORDO DIRIGENTI



































































































Circolare 23/2005 Circolare 23/2005 AI PREFETTI DELLA REPUBBLICA - LORO SEDI AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA - 11100 AOSTA AL COMMISSARIO DEL GOVERNO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO - 38100 TRENTO AL COMMISSARIO DEL GOVERNO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO - 39100 BOLZANO e, per conoscenza: AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DI COORDINAMENTO DELLA VALLE D'AOSTA - 11100 AOSTA AL COMMISSARIO DEL GOVERNO NELLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA - 34100 TRIESTE AL COMMISSARIO DELLO STATO NELLA REGIONE SICILIANA - 90100 PALERMO AL RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO NELLA REGIONE SARDA - 09100 CAGLIARI ALL'A.N.C.I. - Via dei Prefetti, n. 46 - 00186 00186 R O M A ALL'U.P.I. - Piazza Cardelli, 4 00186 R O M A ALL'U.N.C.E.M. - Via Palestro, 30 00185 R O M A OGGETTO: Conversione in legge con modificazioni del decreto legge del 31 marzo 2005 n. 44 recante: "Disposizioni urgenti in materia di enti locali". 1) Premessa Nella Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2005, serie generale, è stato pubblicato il testo del decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44, coordinato con le modifiche introdotte dalla legge di conversione 31 maggio 2005, n. 88. Il provvedimento contiene numerose disposizioni di interesse per gli enti locali, sia di carattere transitorio che a regime, toccando temi propri dell'ordinamento istituzionale, nonchè altri temi di carattere finanziario e gestionale. Di seguito sono illustrate, in relazione alle competenze ed attribuzioni di questo Ministero, le principali innovazioni apportate dal decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44 e dalla legge di conversione 31 maggio 2005, n. 88. 2) Decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44 2a) Differimento del termine per la deliberazione del bilancio di previsione per l'anno 2004. L'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44, ha previsto l'ulteriore differimento - al 31 maggio 2005 - del termine per la deliberazione del bilancio di previsione degli enti locali per l'anno 2005. Il termine, ordinariamente fissato al 31 dicembre dell'anno precedente, era stato già differito al 31 marzo u.s., con decreto-legge 30 dicembre 2004, n. 314 recante proroga dei termini e convertito con modificazioni in legge 1° marzo 2005, n. 26. Per quanto riguarda l'articolo 1, comma 2 del decreto legge viene prevista anche per l'anno in corso l'applicazione della procedura sostitutiva stabilita dall'articolo 1 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 13, convertito dalla legge 24 aprile 2002, n. 75, nei casi di mancata approvazione del bilancio di previsione entro il termine di legge e di mancata adozione dei necessari provvedimenti di riequilibrio di bilancio, da parte degli enti locali. La predetta procedura è evocata indirettamente con il rinvio operato dall'art. 1, comma 1-bis, del decreto legge 30 dicembre 2004, n. 314, convertito dalla legge 1° marzo 2005, n. 26, alle disposizioni di cui all'art. 1, commi 2 e 3, del decreto legge 29 marzo 2004, n. 80, convertito dalla legge 28 maggio 2004, n. 140. Quest'ultimo decreto disponeva a sua volta il ricorso, nell'anno 2004, alla procedura sostitutiva prevista dall'art. 1 del decreto legge n. 13/2002 per ovviare sia alla mancata approvazione del bilancio sia alla mancata adozione dei provvedimenti di riequilibrio di bilancio, ai sensi dell'art. 193 del testo unico degli enti locali (T.U.E.L.). Pertanto, nel caso in cui i Consigli degli enti locali non abbiano approvato il bilancio entro il 31 maggio 2005 e qualora gli statuti degli enti locali non abbiano previsto l'organo deputato a intervenire in via sostitutiva, le prefetture competenti dovranno provvedere: - ad assegnare al consiglio, con atto notificato ai consiglieri, un termine non superiore a venti giorni per l'adozione della relativa deliberazione, nel caso in cui lo schema di bilancio sia stato già predisposto dalla giunta; - a nominare un commissario per la predisposizione dell'atto e quindi assegnare al Consiglio un termine per la sua deliberazione, nell'ipotesi di mancata predispo- sizione dello schema di bilancio da parte della giunta. In tutte e due le circostanze, la diffida deve comunque recare l'esplicita avvertenza che in caso di omissione dell'adempimento, si procederà in via sostitutiva. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato senza che il Consiglio abbia approvato il bilancio, il commissario ad acta si sostituirà all'amministrazione inadempiente nell'approvazione del fondamentale atto contabile e verrà avviata la procedura di scioglimento del Consiglio. Qualora la procedura sostitutiva sia stata condotta dal commissario ad acta individuato dallo statuto dell'ente locale, l'ente dovrà dare tempestiva comunicazione della conclusione dell'intervento sostitutivo interno alla Prefettura, che avvierà la procedura di scioglimento del Consiglio. La stessa procedura, con le modalità di intervento sopra esposte, dovrà essere seguita, nell'anno in corso, nel caso in cui, accertata la mancanza degli equilibri generali del bilancio, l'organo consiliare non abbia assunto i provvedimenti necessari mediante l'approvazione della deliberazione per la salvaguardia degli equilibri di bilancio. 2b) Conguagli sui proventi dell'addizionale sui consumi di energia elettrica L'articolo 2 del decreto-legge 31 marzo 2005, n. 44, prevede che il recupero a valere sui trasferimenti erariali delle maggiori somme corrisposte in via presuntiva ai comuni dal Ministero dell'Interno per gli anni 2004 e precedenti, ai sensi dell'articolo 10 della legge 13 maggio 1999, n. 133, sia effettuato, a decorrere dall'anno 2005, in cinque esercizi finanziari. Al riguardo, si precisa che con l'articolo 10 della legge 13 maggio 1999, n. 133, è stata riformata la disciplina delle addizionali sui consumi di energia elettrica, attribuendo ai comuni la quota di addizionale relativa ai consumi delle utenze abitative ed alle province la quota di addizionale relativa ai consumi delle utenze diverse (commerciali, industriali, ecc.). Il comma 11 del citato articolo 10 ha stabilito, inoltre, che i trasferimenti erariali ai comuni fossero variati in diminuzione o in aumento, in misura pari alla somma del maggiore o minore gettito derivante dalla revisione delle addizionali di cui trattasi. Tale modifica (in aumento o in diminuzione) dei trasferimenti erariali è stata operata nel corso dell'anno 2003, in via provvisoria, per gli anni precedenti, utilizzando dati stimati, forniti dai competenti uffici. Sulla base dei dati ottenuti nel corso dell'anno 2004, si è evidenziato uno scostamento negativo tra gli importi effettivamente spettanti e quelli provvisoriamente attribuiti, con la conseguente necessità, eccetto che per un limitato numero di casi, di disporre recuperi di somme a carico di numerosi Comuni, in alcuni casi di ingente importo, in quanto riferiti a più esercizi. Come detto il Governo, con il decreto-legge che si commenta, all'articolo 2, ha previsto che il recupero a valere sui trasferimenti erariali delle maggiori somme corrisposte, in via presuntiva ai comuni, sia effettuato, a decorrere dall'anno 2005, per cinque esercizi finanziari. Con tale norma si è inteso diluire il recupero del credito in argomento, in un periodo quinquennale, in modo da attutire gli effetti negativi che tale operazione può avere sui bilanci degli enti locali. Tale disposizione è stata peraltro modificata dalla legge di conversione 31 maggio 2005, n. 88, che ha previsto ulteriori agevolazioni a favore dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. (Si veda il punto 3g) pag. 10). 3. Legge di conversione 31 maggio 2005, n. 88. 3a) Modifiche al patto di stabilità - Modifica alla legge 30 dicembre 2004, n. 311, in materia di limiti di spesa in conto capitale per enti locali. L'articolo 1-bis, introdotto dalla legge di conversione, aggiunge, al comma 26 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2005, una disposizione che consente un diverso calcolo del limite di spesa per gli enti locali che hanno registrato per l'esercizio 2004 un ammontare di impegni di spesa in conto capitale superiore del 100 per cento al corrispondente ammontare della spesa annua mediamente impegnata nel triennio 2001-2003. - Modifica alla legge 30 dicembre 2004, n. 311, in materia di criteri per la definizione dei limiti di spesa per enti locali L'articolo 1-ter esonera i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e le unioni di comuni, nonchè le comunità montane e le comunità isolane con popolazione fino a 50.000 abitanti dal rispetto del patto di stabilità limitatamente all'anno 2005. Con tale norma il legislatore ha voluto agevolare i comuni di minori dimensioni che gestiscono bilanci meno flessibili. - Modifica alla legge 30 dicembre 2004, n. 311, in materia di calcolo del complesso delle spese di regioni ed enti locali. Al fine di assecondare le esigenze rappresentate da numerosi enti in materia di rispetto del patto di stabilità, è stata ampliata la casistica delle spese che non vanno considerate per il calcolo della base di riferimento ai fini del rispetto del Patto di stabilità di cui ai commi 22 e 23 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. L'articolo 1-quater della legge di conversione aggiunge infatti, al comma 24, lettera f) della legge finanziaria 2005, le seguenti lettere: f-bis), concernente le spese derivanti dall'esercizio di funzioni trasferite o delegate da parte delle regioni ed esercitate dagli enti locali a partire dal 1° gennaio 2004, nei limiti dei corrispondenti trasferimenti finanziari attribuiti dall'amministrazione regionale; f-ter) concernente spese per oneri derivanti da sentenze che originino debiti fuori bilancio; f-quater) concernente spese sostenute dai comuni per la bonifica di siti inquinati con azione sostitutiva dei diretti responsabili. 3b) Disposizioni per la salvaguardia finanziaria dei comuni. L'articolo 1-quinquies della legge di conversione prevede una nuova disposizione per la determinazione della rendita catastale. La problematica trattata in detto articolo era stata già prevista dal comma 540 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2005, concernente la rideterminazione della rendita catastale di opifici ed immobili per attività industriale, comma poi abrogato dal decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), convertito in legge 14 maggio 2005, n. 80. Si segnala che la disposizione contenuta nel sopracitato articolo 1-quinquies ripropone il citato comma 540 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2005 abrogato, precisando però che la disposizione in esso contenuta è applicabile limitatamente alle centrali elettriche. Conseguentemente, poichè dall'applicazione della norma gli enti locali interessati ricaveranno maggiori introiti per l'imposta comunale sugli immobili, il Ministero procederà per questi stessi enti ad un recupero di trasferimenti erariali. Al riguardo si fa riserva di fornire ulteriori chiarimenti in ordine all'entità ed alle modalità dei recuperi, previa intesa con il competente Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento per le Politiche Fiscali. 3c) Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di contrazione di aperture di credito da parte degli enti locali. La legge finanziaria 2005, al comma 68 dell'articolo 1, ha previsto una nuova forma di indebitamento da parte degli enti locali, consistente nella possibilità di ricorrere ad aperture di credito, aggiungendo all'articolo 205 del testo unico, l'articolo 205-bis. L'articolo 1-sexies della legge di conversione introduce ulteriori modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, ed in particolare prevede la sostituzione di questo articolo 205-bis, recentemente introdotto. Il nuovo testo dell'articolo 205-bis, contempla anche la soppressione dei commi 2 e 3 del precedente testo e trova la propria ratio nell'esigenza di dare organicità alle norme e di inserire le modifiche in modo armonioso nell'ambito del T.U.E.L., al fine di evitare che la lettura delle norme in esso contenute sia incompleta e che, quindi, si renda necessario ricercare aliunde altre disposizioni concernenti il medesimo oggetto. Per tale motivo i commi soppressi dal nuovo testo dell'articolo 205-bis del T.U.E.L. trovano riscontro il primo, nell'attuale formulazione dell'articolo 183 del T.U.E.L. (impegno di spesa) e in parte dell'articolo 189, comma 2 (residui attivi) ed il secondo nell'attuale formulazione dell'articolo 204. I criteri di determinazione della misura massima del tasso applicabile alla apertura di credito saranno stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge che si commenta. 3d) Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 in materia di risanamento degli enti locali dissestati. L'articolo 1-septies della legge di conversione ha apportato ulteriori modifiche al decreto legislativo n. 267 del 2000 in tema di enti dissestati. Sono stati modificati, infatti, gli articoli 255, 268 bis e 268 ter del Testo Unico enti locali. Con la modifica dell'articolo 255, ai fini del perseguimento del reale risanamento finanziario degli enti, e, nell'ottica di evitare il procrastinarsi della durata della procedura della liquidazione, l'accesso al fondo speciale a partire da quello relativo all'anno 2003, è riservato esclusivamente agli Enti locali dissestati semprechè l'Organo di liquidazione abbia approvato il rendiconto della gestione, in modo da destinare le esigue risorse derivanti dal fondo, ai soli enti che per casi eccezionali non riescono con le proprie forze a chiudere le passività del dissesto. Sono state tuttavia salvaguardate le posizioni degli enti locali, non ancora tornati in bonis, che hanno presentato domanda per il fondo dell'anno 2002 entro i termini previsti dal decreto ministeriale 7 giugno 2004. Per il riparto dei fondi futuri sarà, invece, emanato apposito decreto ministeriale per la fissazione delle modalità e dei parametri per il relativo accesso e riparto, i cui contenuti saranno successivamente illustrati con apposita circolare. Quanto alle modifiche all'articolo 268 bis e 268 ter, è stato innanzitutto previsto che in caso di situazioni eccezionali la commissione per la prosecuzione del dissesto finanziario prevista al comma 3, dell'articolo 268-bis, può durare in carica un ulteriore anno se l'ente presenti richiesta motivata. In secondo luogo è stata estesa la procedura straordinaria per la prosecuzione del dissesto anche agli enti dissestati per i quali gli organi della liquidazione hanno già approvato il rendiconto della liquidazione, ai sensi dell'art. 256, comma 11, del testo unico. La nuova norma considera i casi in cui gli enti dissestati, anche dopo la chiusura della liquidazione da parte dell'O.S.L., nonostante siano formalmente tornati in bonis, come ribadito da costante giurisprudenza di Cassazione, in realtà si trovano in una grave situazione di paralisi amministrativo-contabile, derivante dal deficit finanziario che, non coperto con i fondi della liquidazione, si ripercuote, in via automatica, sul bilancio dell'ente locale. Detta partita negativa risulta dai debiti derivanti da sentenze successive alla chiusura della liquidazione, dalla mancata realizzazione effettiva delle poste inserite nella massa attiva (mancata riscossione dei residui attivi, inalienabilità dei beni patrimoniali, ecc,), nonchè dalla differenza non finanziabile del piano di estinzione e dagli interessi che, chiusa la procedura, ritornano esigibili ai sensi dell'art. 248 del T.U. Coerentemente con il principio che il risanamento finanziario, ordinariamente, debba concludersi con la soddisfazione di tutti i creditori, dopo la presentazione del rendiconto finale da parte dell'O.S.L., l'eventuale massa debitoria che non trova copertura nella liquidazione straordinaria deve essere inserita nel bilancio comunale nel quale, onde evitare la determinazione di uno squilibrio, devono essere parimenti indicate le poste in entrata per la relativa copertura finanziaria (accensione di un mutuo, applicazione dell'avanzo di amministrazione ecc.). Per garantire il reale risanamento dell'ente locale che si traduce nell'equilibrio finanziario, sia in termini di cassa che di competenza, il legislatore, alla luce delle obiettive difficoltà in taluni casi riscontrate, ha conseguentemente esteso la procedura straordinaria per fronteggiare le ulteriori passività anche agli enti i cui organi straordinari della liquidazione hanno già approvato il rendiconto di gestione. La prosecuzione della procedura del dissesto, inevitabilmente, comporta una compressione delle legittime aspettativ......