CHIARIMENTI SU INDENNITA' E GETTONI



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INTERESSE CIVICO E DIRITTO SOGGETTIVO



































































































Deliberazione n° 130/2008/Cons Deliberazione n° 130/2008/Cons. REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER IL VENETO nell’adunanza del 22 ottobre 2008, composta da: Bruno PROTA                                       Presidente Aldo CARLESCHI                                Consigliere Luca FAZIO                                        Referendario relatore Francesco ALBO                              Referendario Daniela MORGANTE                                Referendario VISTO l’art. 100, secondo comma, della Costituzione; VISTO il testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con r.d. 12 luglio 1934, n. 1214, e successive modificazioni; VISTA la legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti; VISTO il Regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti con il quale è stata istituita in ogni Regione ad autonomia ordinaria una Sezione regionale di controllo, deliberato dalle Sezioni Riunite in data 16 giugno 2000 e successive modificazioni; VISTO il decreto del Presidente della Corte dei conti 21 dicembre 2000, che ha disposto l’insediamento delle Sezioni regionali di controllo dal 1° gennaio 2001; VISTA la legge 5 giugno 2003, n. 131 recante “Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3”, ed, in particolare, l’art. 7, comma 8°; VISTI gli indirizzi e criteri generali per l’esercizio dell’attività consultiva approvati dalla Sezione delle Autonomie nell’adunanza del 27 aprile 2004; VISTA la richiesta di parere inoltrata dal Sindaco del Comune di Rossano Veneto (VI) prot. n. 17090 del 2/10/2008, qui pervenuta in pari data al prot. n. 6694/9; VISTA l’ordinanza del Presidente di questa Sezione di controllo n. 35/2008/Cons. del 21 ottobre 2008 di convocazione della Sezione per l’odierna seduta; UDITA la relazione del magistrato relatore FATTO La richiesta di parere di cui in premessa proveniente dal Comune di Rossano Veneto (VI) viene prospettata al fine di dirimere le seguenti questioni: -                      se la riduzione del 10% dell’indennità di funzione per i sindaci e gli assessori degli enti locali, disposta dall’art. 1, comma 54, della legge 266/2005 (legge finanziaria per il 2006) vada limitata al solo anno 2006; -                      se l’indennità attuale sia quella prevista nella misura base di cui al DM 119/2000 stanti le nuove disposizioni recate dal D.L. 112/2008, come convertito dalla legge 133/2008; -                      se il mancato rispetto del patto di stabilità per il 2007 incida sulla misura base dell’indennità di funzione. DIRITTO   In via preliminare ricorrono i presupposti di legittimazione attiva con riguardo sia all’ente interessato a ricevere il parere, il Comune, che all’organo che formalmente lo ha richiesto, il Vice Sindaco, asseritamente nell’esercizio di funzioni vicarie per assenza del Sindaco e, quindi, legittimato ai sensi dell’art. 53, comma 2, del TUEL. 1° QUESITO Nel merito occorre evidenziare che l’art. 82 del TUEL (che recepisce i contenuti dell’art. 23 della legge 265/1999) demanda al regolamento applicativo, emanato con DM 119/2000, la fissazione dell’indennità di funzione, tra gli altri, del Sindaco e degli assessori, secondo le limitazioni ed i criteri previsti nel medesimo art. 82. Detta indennità, nella stesura originaria dell’art. 82, poteva subire incrementi per effetto di apposite delibere giuntali (nei limiti quantitativi fissati dal comma 11) o degli aggiornamenti triennali, peraltro mai attuati, in base agli indici ISTAT di variazione del costo della vita (comma 10). Con l’art. 1, comma 54, della legge 266/2005 le indennità venivano assoggettate ad una decurtazione del 10% rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 settembre 2005. Alcune Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti hanno già avuto modo di chiarire la limitazione al solo esercizio finanziario 2006 degli effetti di tale decurtazione (per tutte vedasi Sez. reg. Toscana con parere 11P/2007 del 26 giugno 2007). Sia la necessità di una lettura costituzionalmente orientata della norma (dichiarata incostituzionale sia pur con riferimento agli organi politici regionali con sent 157/2007), che l’avvenuto stralcio di una disposizione dello stesso tenore dal testo originario della legge finanziaria per il 2007, nonché l’assenza di ogni riferimento espresso al carattere permanente o pluriennale della disposizione inserita in una legge finanziaria il cui orizzonte temporale di validità è quello dell’anno di riferimento (avvalorato anche dall’art. 1, comma 4, del TUEL per le norme del testo unico sull’ordinamento degli enti locali la cui modifica necessita di una forma espressa) facevano propendere per la possibilità per gli enti locali di reincrementare le indennità a decorrere dal 1° gennaio 2007. Difatti, dalla sua entrata in vigore, la norma da una parte operava in via automatica, in quanto non era necessaria l’adozione di delibere in diminuzione della Giunta (ove adottate avrebbero avuto mera natura ricognitiva), dall’altra produceva un effetto invalidante delle delibere incrementali adottate dopo il 1° gennaio 2006, ai sensi del comma 11 dell’art. 82 del TUEL (secondo il testo allora vigente) e del DM 119/2000, in violazione del comma 54. Pertanto, come evidenziato anche nel parere della Sezione regionale per la Toscana n. 9/2008, a decorrere dal 1° gennaio 2007 il potere di aumentare le indennità oltre il limite fissato dal comma 54 si riespandeva, non essendo configurabile l’automatica reintegrazione nella misura antecedente all’entrata in vigore della finanziaria per il 2006, per il fatto che ogni incremento delle indennità non poteva avvenire in deroga alla procedura e ai limiti fissati dall’art. 82, comma 11, del TUEL. Detto comma precludeva in via assoluta l’incremento dell’indennità nei casi di dissesto finanziario (o, a partire dal 1° gennaio 2008, di violazione del patto di stabilità interno) e imponeva che la spesa complessiva derivante dall’incremento non superasse una quota predeterminata dello stanziamento di bilancio per le spese correnti, fissata in rapporto alla dimensione demografica degli enti dal DM applicativo dell’art. 82. Pertanto, si rendeva necessaria l’espressione di una nuova volontà da parte dell’esecutivo dell’ente locale (per quanto riguarda Sindaco/Presidente della Provincia e assessori), preceduta dall’accertamento del ricorrere dei presupposti di legge per un aumento delle indennità di funzione. 2° QUESITO Con l’entrata in vigore (25 giugno 2008) del DL 112/2008, art. 76, comma 3, (disposizione confermata, in sede di conversione, dalla legge 133/2008), viene del tutto eliminata la possibilità di aumentare le indennità di funzione. L’effetto di tale disposizione suscita problemi interpretativi, in quanto se da un lato elimina, per l’avvenire, la facoltà delle giunte di disporre variazioni incrementali, nulla dispone circa gli incrementi adottati prima della sua entrata in vigore rispetto all’indennità edittale prevista dall’art. 82 del TUEL e dal DM applicativo. Su tale questione la Sezione non ritiene doversi discostare dal parere n. 21/2008 del 21 maggio 2008 reso a riscontro di quesito analogo, posto in materia di ultrattività delle delibere di variazione dell’importo dei getto......