CIRCOLI PRIVATI: ACCESSO RISERVATO AI SOCI



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VALUTAZIONE DELLA CONGRUITA' DELLE OFFERTE



































































































REPUBBLICA ITALIANA REPUBBLICA ITALIANA In nome del Popolo Italiano IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE      N. 2629 REG. SENT.             ANNO 2006 N.  1398     REG. RIC. PER LA TOSCANA                                                                                                          ANNO 2004   - II^ SEZIONE - ha pronunciato la seguente: S E N T E N Z A sul ricorso n. 1398\2004 proposto da Ferrini Matteo, quale presidente del circolo privato “TABU’ CLUB”, rappresentato e difeso dall’ avv.to Marco Panozzi, domiciliato in Firenze, via Ricasoli n.40 presso la segreteria del Tribunale amministrativo regionale; c o n t r o -Comune di Arezzo, in persona del Sindaco in carica, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dagli avvocati Roberta Ricciarini e Stefano Pasquini e domiciliato in Firenze, via Ricasoli n.40 presso la segreteria del Tribunale amministrativo regionale; e  n ei  confronti Gori Enzo, non costituito; p e r   l ‘ a n n u l l a m e n t o dell’ordinanza dirigenziale n.461 del 24\4\2004, relativa alla cessazione dell’attività di somministrazione  di alimenti e bevande di esercitata nei locali del circolo privato denominato “TABU’ CLUB”. Visto il ricorso e la relativa documentazione; Visto l’ atto di costituzione in giudizio del comune intimato; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle proprie difese; Visti gli atti tutti della causa; Uditi, alla pubblica udienza del 13 aprile 2006, relatore il Consigliere Roberto Pupilella- gli avv.ti M. Migliorini per M. Panozzi e M. L. Bolano per R. Ricciarini; Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue: F A T T O Con ricorso regolarmente notificato e depositato il ricorrente, nella sua qualità di Presidente del circolo, impugna l’ordinanza dirigenziale n.461 del 24\4\2004, relativa alla cessazione dell’attività di somministrazione  di alimenti e bevande di esercitata nei locali del circolo privato denominato “TABU’ CLUB”. Ritenendo illegittimo il provvedimento impugnato il ricorrente ne chiede l’annullamento sulla base di due articolate e distinte censure. La prima lamenta la violazione di legge (art19 legge n.241\90  e del DPR n.235\2001) nonché l’eccesso di potere sotto i profili dello sviamento della violazione del giusto procedimento e dell’errore. Con la seconda censura si lamenta la violazione dei principi postin dagli artt. 1 e 2 della legge sul procedimento amministrativo  e la violazione dell’art. 32 della l.n.383\2000 oltre all’eccesso di potere sotto il profilo del travisamento dei fatti. Si costituiva in giudizio l’amministrazione comunale che replicava su tutti i motivi di ricorso e chiedeva la reiezione del gravame. All’udienza del 13\4\2006, la causa veniva trattenuta in decisione dal Collegio. D I R I T T O Il ricorso non è fondato. L’accertamento compiuto dalla polizia municipale congiuntamente alla Guardia di Finanza in data 3 aprile 2004 appare molto dettagliato ed in esito allo stesso risultano accertate le seguenti violazioni: 1.      effettuazione di spettacoli senza licenza; 2.      somministrazione di bevande da parte di personale privo di libretto di idoneità sanitaria; 3.      somministrazione di bevande ed alimenti senza autorizzazione (provvedimento impugnato) 4.      mancata presenza del tariffario; 5.      accesso di persone non socie; 6.      pubblicizzazione intrattenimento e spettacoli. Di tutte queste infrazioni, alcune delle quali hanno portato alla denuncia per il reato di falso (cfr doc.1 pag.3 amministrazione) risulta impugnata soltanto la cessazione della somministrazione di bevande ed alimenti senza autorizzazione. Il presupposto della illegittimità della condotta dell’amministrazione risulta tuttavia smentito proprio dall’accertamento sopra ricordato che ha constatato come l’attività posta in essere non poteva essere ricondotta all’attività di un circolo ENDAS. Ciò risulta confermato dalla stessa sospensione operata dall’ENDAS a seguito della vicenda qui denunciata.(doc. 19 comune) Il provvedimento impugnato dunque si fonda su di un accertamento complesso dal quale risulta innanzitutto la presenza di un’attività di intrattenimento non autorizzata (Lap dance), pubblicizzata via internet ed aperta a chiunque previo il pagamento di una consumazione obbligatoria e senza l’obbligo di essere socio come risulta dalle testimonianze raccolte in sede di sopralluogo dagli agenti della polizia municipale e della guardia di finanza. Poiché le dichiarazioni degli agenti rese nel rapporto che ha portato al provvedimento impugnato fanno fede fino a querela di falso, allo stato inesistente, ne deriva che il provvedimento si sostiene su una pluralità di accertamenti amministrativi che denunciano la violazione di principi sanitari e di sicurezza e che smentiscono in radice l’architrave della difesa del circolo ricorrente, secondo la quale l’esenzione dagli obblighi di legge propri delle strutture di somministrazione al pubblico non potevano opporsi ad un circolo privato. Per giurisprudenza pacifica “perché un circolo privato possa essere considerato pubblico esercizio, non è sufficiente che in detto circolo vengano somministrati ai soci ed occasionalmente a soggetti ad essi equiparati alimenti e bevande. Detta trasformazione sussiste solo nel caso in cui l'accesso al circolo sia consentito ad una indistinta generalità di persone, le quali possano usufruire dei predetti servizi in seguito ad ammissione, che può avvenire a richiesta e dietro pagamento di un canone annuo di importo minimo; in sostanza, deve essersi in presenza di un non effettivo circolo privato culturale o ricreativo, ma di un pubblico esercizio che intende qualificarsi in tal maniera al precipuo fine di eludere le limitazioni poste dalla legge e dai regolamenti locali all'apertura di nuovi esercizi di somministrazione al pubblico. T.A.R. Lazio, sez. II, 2 settembre 2005, n. 6538; II n.5477\2005; Tar Lomb. Milano III n.1135\2005). Poiché nel caso di specie oltre alla presenza di soggetti privi della qualità di socio risulta accertata l’assenza dei requisiti di sorvegliabilità previsti dalla legge e che lo spettacolo in corso era pubblicizzato tramite internet ed a mezzo stampa, attività incompatibile con un locale riservato ai soli soci, ne deriva la conseguenza che la denominazione di circolo privato avesse il fine di eludere le limitazioni poste dalla legge e dai regolamenti locali all’apertura di nuovi esercizi di somministrazione al pubblico. La conferma che l’attività di streap tease esercitata non corrispondesse alle finalità proprie dei circoli affiliati all’ENDAS deriva come detto dal documento 19 che sospende l’attività del circolo. Il ricorso va pertanto rigettato. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo. P. Q. M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione II^, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge. Le spese di lite sono poste a carico del ricorrente e quantificate nella misura complessiva di €. 2000 (duemila). Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa. Così deciso in Firenze, il 13\4\2006, dal Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, in Camera di Consigl......