COME GARANTIRE PRIVACY E DIRITTO ALL'ACCESSO



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APPLICABILITA' RETROATTIVA DEL DECRETO RONCHI



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                                N. 4999/07 REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                                   N. 5780 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,  Sezione Quinta          ANNO  2002  ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso n. 5780/2002 R.G. proposto da VITA DA CANI – Associazione per la tutela dei diritti degli animali (ONLUS), in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Italo Maggioni, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Dario Martella in Roma, Via Valadier n. 53; c o n t r o AZIENDA SANITARIA LOCALE CITTA’ DI MILANO, in persona del legale rappresentante p.t., non costituitasi in giudizio; per la riforma della sentenza del T.A.R. per la Lombardia, Sezione I, n. 4686 del 29 giugno 2001; Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visti gli atti tutti della causa; Relatore, alla pubblica udienza del 27 marzo 2007, il Consigliere Francesco GIORDANO; Nessuno è comparso per le parti; Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue: F A T T O L’appellante –nella sua qualità di associazione protezionista, regolarmente iscritta nel registro di cui all’art. 6 della legge 11/8/1991, n. 266 (c.d. Legge-quadro sul volontariato), per il perseguimento delle finalità statutarie della lotta contro il randagismo e della tutela degli animali abbandonati- espone di essersi rivolta al T.A.R. per la Lombardia, Sede di Milano, per ottenere, previa declaratoria del proprio diritto all’accesso ai documenti amministrativi, l’esibizione da parte dell’ASL di Milano dei seguenti documenti relativi al Canile di Milano, Via Lombroso, formati nel periodo intercorrente tra il 1/1/2000 ed il 15/1/2001: 1) verbali di accalappiamento; 2) schede di ritiro dei cani randagi consegnati da privati; 3) schede di cessione di animali di proprietà da parte di privati; 4) schede di adozione temporanea; 5) schede di adozione definitiva; 6) schede di restituzione ai proprietari; 7) certificati di morte dei cani ospitati; 8) dati inerenti le cessioni successive nelle adozioni tramite terzi. Il ricorso al T.A.R. per la Lombardia si era reso necessario perché, in esito alle varie richieste indirizzate all’A.S.L. di Milano, l’Amministrazione aveva accordato un accesso agli atti in suo possesso limitato ai soli “dati generali sull’attività dell’Ente (es. dati statistici)”. Con sentenza n. 4686 del 29 giugno 2001, la Sezione I del T.A.R. milanese ha dichiarato l’illegittimità del comportamento dell’A.S.L. di Milano ed ha condannato la stessa a mettere a disposizione dell’Associazione “Vita da Cani” gli atti sopra indicati, ma con le cautele dettate dall’esigenza di salvaguardare la riservatezza dei terzi, ai sensi della legge sulla protezione dei dati personali. Avverso tale sentenza e per la sua riforma la menzionata Associazione interpone l’odierno atto di appello, adducendo ragioni nascenti dalla necessità di porre fine ad una non chiara attività di esportazione di cani randagi italiani verso i Paesi del Nord Europa, esercitata dalla rappresentante di un’associazione lombarda senza l’osservanza dei termini e delle modalità di cui all’art. 2, comma 5 della legge 14 agosto 1991, n. 281. Lamenta l’appellante che il Giudice di primo grado avrebbe inspiegabilmente limitato il diritto alla piena visione della documentazione, concedendo all’Amministrazione un potere discrezionale che avrebbe finito sostanzialmente con lo svuotare di significato la sentenza e l’effettiva esecuzione della stessa, in quanto ad oggi si è potuto solamente prendere visione di copie di parte dei registri contenenti nominativi cancellati e privi di qualsivoglia utilità. L’appellata sentenza risulterebbe, dunque, censurabile sotto il profilo dell’illogicità e della contraddittorietà, atteso che il riconoscimento del diritto dell’Associazione di procedere alla verifica delle procedure poste in essere dal Canile, nella cessione e nell’affidamento degli animali ospitati, sarebbe di fatto annullato e smentito dalla concessione all’Amministrazione di un potere discrezionale nella protezione dei dati personali. Invero, la pretesa tutela della riservatezza dei soggetti terzi, la quale finisce per occultare nominativi di soggetti che pongono in essere comportamenti ai confini della legalità, è destinata a recedere allorché, come ritenuto dalla giurisprudenza amministrativa più recente, l’accesso sia esercitato per la difesa di un interesse giuridico. Pertanto, la conferma della legittimità dell’interesse dell’Associazione oggi appellante alla verifica della regolarità delle procedure poste in essere dal Canile di Via Lombroso, nella cessione e nell’affidamento degli animali, deve comportare il pieno ed illimitato diritto all’esame degli atti e dei documenti dei quali “Vita da Cani” ha fatto richiesta. L’appellata sentenza va, perciò, riformata, non sussistendo alcuna ragione che osti alla libera e completa visione degli atti da parte dell’Associazione appellante. In conclusione, si chiede che, a parziale riforma della sentenza impugnata, venga disposta la piena e completa esibizione, senza omissioni né cancellazione di nominativi, dei documenti specificati nell’epigrafe del ricorso, con vittoria delle spese di lite. Non si è costituita in appello l’intimata A.S.L. Città di Milano. Nel corso dell’odierna Camera di Consiglio il ricorso è stato introitato per la decisione. D I R I T T O L’appello è infondato. La controversia all’esame del Collegio si incentra sul prospettato conflitto tra due interessi di rango primario che, in quanto tali, devono ritenersi entrambi meritevoli di costante ed adeguata tutela da parte dell’ordinamento giuridico: quello all’informazione, che si realizza attraverso l’esercizio del diritto di accesso alla documentazione amministrativa e riposa sull’esigenza di trasparenza ed imparzialità dell’azione amministrativa; e quello alla riservatezza dei soggetti terzi, che inerisce alla sfera degli assetti privatistici e si traduce, in ultima analisi, nella necessità di garantire la segretezza dei c.d. dati sensibili, quali risultano individuati e definiti dal legislatore nella normativa di riferimento, che specificamente contiene la disciplina della protezione dei dati personali. Nella fattispecie di cui è causa, l’Associazione “Vita da Cani” aveva adito il giudice amministrativo del capoluogo lombardo, al fine di essere posta in grado di prendere visione (estraendone eventualmente copia) di una serie di documenti concernenti i cani ricoverati e custoditi nel Canile di Via Lombroso in Milano, in cui, accanto all’espletamento di compiti strettamente assistenziali, si svolgeva, a detta della ricorrente, una sospetta “attività” di esportazione di cani randagi italiani verso i Paesi del Nord Europa, ad opera di un’appartenente ad un’associazione lombarda che vi si recava per prelevare, con il benestare del personale addetto alla struttura, animali da cedere poi all’estero. Il T.A.R. investito della questione ha accolto il ricorso e -riconosciuta la rispondenza dell’interesse fatto valere, nella specifica circostanza, con l’oggetto e le finalità statutarie dell’Associazione- ha condannato l’Amministrazione a consentire l’esame e l’estrazione di copia dei documenti richiesti, dichiarando che non poteva valere “un generalizzato diniego da parte dell’ASL in ragione della protezione di dati personali”, in quanto l’Amministrazione doveva “semmai provvedere a selezionare i dati che non possano essere comunicati, senza previo assenso delle persone interessate ai sensi della legge sulla protezione dei dati personali, apponendo se necessario la formula <omissis>.” (cfr. pag. 4, sentenza appellata) Ciò posto, si duole l’Associazione appellante del fatto che l’Amministrazione onerata, trincerandosi dietro la predetta limitazione imposta dal Tribunale Amministrativo, si sarebbe praticamente sottratta all’effettiva esecuzione della sentenza, consentendo solo la “visione di copie di parte dei registri contenenti nominativi cancellati e privi di qualsivoglia utilità” ed impedendo a “Vita da Cani” di consultare direttamente i registri e di conoscere i nominativi di coloro che hanno provveduto al ritiro dei cani, dei proprietari che sono tornati in possesso dei cani stessi e di coloro che hanno provveduto alle adozioni tramite terzi (cfr. atto d’appello, pag. 8). Orbene, non ignora il Collegio che la più recente giurisprudenza amministrativa ha elaborato un indirizzo interpretativo che privilegia il diritto di accesso, considerando per converso recessivo l’interesse alla riservatezza dei terzi, quando l’accesso stesso sia esercitato per la difesa di un interesse giuridico, nei limiti in cui esso sia necessario alla difesa di quell’interesse (cfr. Cons. Stato, Sez. ......