COMPETENZA DEI CONTENZIOSI CON I COLLABORATORI



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N N. 01967/2011REG.PROV.COLL. N. 09265/2000 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 9265 del 2000, proposto da: Regione Campania, rappresentato e difeso dall'avv. Carmela Argenzio, con domicilio eletto presso Ufficio Di Rappresentanza Regione Campania in Roma, via Poli,29; contro Vasaturo Giuseppe, Perfetto Giuseppe, rappresentati e difesi dall'avv. Luigi Imperlino, con domicilio eletto presso Maria Claudia Ioannucci in Roma, via Maria Adelaide N.12; Romano Franco; per la riforma della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - NAPOLI: SEZIONE II n. 02867/2000, resa tra le parti, concernente NOMINA COMMISSIONI DI COLLAUDO LAVORI   Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 marzo 2011 il Cons. Antonio Bianchi e uditi per le parti gli avvocati Panariello, per delega dell'Avv. Argenzio, Buccellato, per delega dell'Avv. Imperlino; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO Con ricorso proposto innanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Campania, gli odierni appellati impugnavano la deliberazione della Giunta della Regione Campania 19 ottobre 1999, n. 6256, recante revoca della loro nomina quali collaudatori in corso d’opera, in relazione ad interventi di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico. Con decisione 18 luglio 2000 n. 2867/2000,il T.a.r. adito accoglieva il ricorso. Avverso detta pronuncia interponeva appello la Regione Campania, deducendo le seguenti doglianze: Errores in iudicando. Violazione degli principi generali sull’interpretazione delle leggi; sviamento e contraddittorietà. Resistevano al ricorso gli odierni appellati, e con memoria nei termini rassegnavano le conclusioni insistendo per il rigetto dell’appello. DIRITTO Il Collegio, in via pregiudiziale rispetto all’esame di ogni altra questione in rito e nel merito, deve rilevare d’ufficio il difetto di giurisdizione del Giudice Amministrativo rispetto al presente giudizio, come già più volte ritenuto dalla giurisprudenza di questo Consiglio di Stato, con riguardo ad analoga controversia (cfr. sez IV : 06.02.2001, n. 3484; 27.11.2000, n. 6315). Nell’occasione, infatti , è stato precisato che il contratto concluso fra una pubblica amministrazione ed i componenti la commissione di collaudo di un’opera pubblica non rientra nell’ambito dei contratti ad evidenza pubblica e “ deve qualificarsi in termini di locatio operis , e più esattamente, come prestazione d’opera intellettuale, ancorché resa in favore di un Ente pubblico, in forma continuativa e coordinata, ma al di fuori della sua struttura organica, mantenendo il professionista […] la propria autonomia organizzativa e l’inscrizione al relativo albo ”. In relazione a tale qualificazione del negozio, è stato chiarito che non possono utilmente richiamarsi i consolidati orientamenti giurisprudenziali formatisi con riguardo ai contratti ad evidenza pubblica, dovendosi piuttosto riconoscere che gli atti dell’Amministrazione di annullamento d’ufficio e di revoca del provvedimento di nomina del collaudatore – nomina caratterizzata dall’intuitus personae – hanno natura privatistica e vanno rispettivamente configurati come atti ricognitivi dell’invalidità del contratto o come atti di recesso dal rapporto in corso. La questione in ordine alla legittimità dei predetti atti, pur denominati di «annullamento d’ufficio» o di «revoca», va, quindi, intesa come “ questione di merito relativa alla validità ed efficacia del contratto stesso ”, senza che venga meno la giurisdizione del giudice ordinario, non essendo esercitate dall’Amministrazione potestà pubbliche (in termini, Cass. Sez. Un., 23 aprile 1997, n. 3572, in tema di incarico di progettazione di un piano regolatore, che ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario sulla controversia che ha ad oggetto la revoca dell’incarico). Con le citate decisioni si è, inoltre, precisato che la controversia in esame non può nemmeno farsi rientrare in una delle ipotesi di giurisdizione esclusiva introdotte dal decreto legislativo n. 80 del 1998, come modificato dalla legge 21 luglio 2000, n. 205. In particolare, non può ritenersi applicabile l’articolo 33 del citato d.lgs. n. 80 del 1998, che affida alla giurisdizione del Giudice Amministrativo le controversie in materia di servizi pubblici, giacché i rapporti negoziali aventi ad oggetto il collaudo di opere pubbliche si pongono al di fuori della pur ampia materia del servizio pubblico individuata dal primo comma del citato articolo 33, né possono ricondursi alle fattispecie di cui alle lettere d) o e) del secondo comma dello stesso articolo, non essendo in contestazione la procedura per l’affidamento di un appalto di lavori, servizi o forniture né venendo in considerazione l’attività resa dall’Amministrazione in occasione dell’esercizio di pubblici servizi a cittadini fruitori del servizio medesimo. Anche con riguardo alla controversia in esame – avente ad oggetto l’impugnazione dei provvedimenti con i quali è stata disposta la revoca della nomina degli odierni appellati quali collaudatori in corso d’opera, in relazione ad interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico – deve, pertanto, affermarsi la giurisdizione ordinaria in applicazioni dei principi innanzi enunciati. Per le suesposte considerazioni va dichiarato d’ufficio il difetto di giurisdizione del Giudice Amministrativo in ordine al presente giudizio, annullandosi senza rinvio la decisione appellata. Si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti le spese di entrambi i gradi di giudizio. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe indicato, dichiara il difetto di giurisdizione del Giudice Amministrativo e, per l'effetto, annulla senza rinvio la decisione appellata. Indica il Giudice Ordinario quale autorità munita della relativa giurisdizione. Compensa tra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio.