COMUNICAZIONE SPESE PER CONSULENZE



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COSA SI DEVE INTENDERE PER AVANZO DI BILANCIO



































































































Delibera n Delibera n. 11/2006       LA SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER LA LOMBARDIA     Composta dai magistrati:   dott. Nicola Mastropasqua                                                     Presidente relatore dott. Donato Maria Fino                                                         Consigliere dott. Antonio Caruso                                                             Consigliere dott. Giorgio Cancellieri                                                          Consigliere dott. Giuliano Sala                                                                 Consigliere dott. Giancarlo Penco                                                 Consigliere dott. Giancarlo Astegiano                                                      Referendario dott.ssa Alessandra Sanguigni                                              Referendario   con l’intervento del segretario dott. Tullio Pezzotta   visto l’art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131;   visto l’art. 9 della deliberazione delle Sezioni Riunite del 16 giugno 2000, n. 14, recante il regolamento per l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti, come modificato dalla deliberazione delle Sezioni Riunite 3 luglio 2003, n. 2, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 26 luglio 2003, n. 163;   vista la nota in data 26 settembre 2006 con la quale è stata convocata la Sezione per la suddetta adunanza;   udito il relatore Presidente Nicola Mastropasqua nonché il dott. Giuseppe Mele, Segretario Generale del Comune di Milano, ed il funzionario Lorena Casari del Comune di Mantova, per delega dei rispettivi Sindaci   ha pronunciato la seguente   DETERMINAZIONE   In ordine agli adempimenti a carico degli enti locali ed alle modalità di esame da parte della Sezione degli atti inviati ai sensi dell’art.1 comma 173, della legge n. 266/2005   PRESUPPOSTI DELLA DETERMINAZIONE 1) I competenti Magistrati Istruttori hanno segnalato che numerosi Comuni ed Enti pubblici della Regione Lombardia, fra i quali vi sono anche il Comune di Milano e quelli di Pavia e Mantova, inviano gli atti con i quali hanno impegnato o comunque disposto spese rientranti nelle tipologie previste dai commi 9 e 10, dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2006, superiori all’importo di 5.000 euro. Dall’esame degli atti inviati sembrerebbe che le Amministrazioni territoriali trasmettano i predetti documenti a seguito di quanto statuito dalla delibera n. 6 del 2006 della Sezione Autonomie di questo Istituto. Al riguardo, i Magistrati hanno rilevato che ai commi 9 e 10 dell’art. 1, la legge finanziaria per l’anno 2006 ha stabilito alcune limitazioni a carico delle amministrazioni pubbliche in relazione alle spese per il conferimento di incarichi di studio, di consulenza e per lo svolgimento di mostre, convegni, relazioni pubbliche, pubblicità e rappresentanza. Al successivo comma 12 ha precisato, però, che le predette limitazioni non erano applicabili alle regioni, alle province, agli enti locali ed a quelli del servizio sanitario nazionali. La verifica del rispetto degli obblighi stabiliti a carico delle Amministrazioni pubbliche dai commi 9 e 10 è stata affidata alla Corte dei conti, con una norma specifica secondo la quale gli atti di spesa indicati in tali commi (e quelli previsti dai commi 56 e 57) debbono essere inviati alla magistratura contabile “per l’esercizio del controllo successivo sulla gestione” (comma 173, dell’art. 1). L’inesistenza dell’obbligo di osservare le limitazioni poste dai commi 9 e 10 dell’art. 1 in capo alle amministrazioni territoriali (chiaramente esentate dal successivo comma 12) pone dubbi sull’esistenza dell’obbligo di trasmettere gli atti di spesa previsti nei predetti commi alla Corte dei conti. Inoltre, considerato che il citato comma 173 dell’art. 1 della legge finanziaria prevede che l’invio di detti atti avvenga in relazione al controllo successivo sulla gestione che compete alla Corte dei conti,  si pongono problemi sulla estensione dell’obbligo. Conseguentemente, sia al fine di verificare ambito e portata della norma, sia per individuare con precisione gli obblighi cui sono tenuti gli enti e i poteri della Corte dei Conti i magistrati competenti hanno chiesto che la questione venga sottoposta all’esame collegiale della Sezione 2) I commi 9, 10 e 11 dell’art. 1 del D.l n. 168 del 2004 convertito con modificazioni dalla legge n. 191 del 2004 hanno specificato ed elencato tipologie di spese, tra le quali quella per consulenze, che gli Enti locali erano obbligati a contenere nell’ambito di previste percentuali. Le disposizioni sono state sostanzialmente riprodotte nei commi 11 e 12 dell’art. 1 della legge finanziaria per il 2005 (l. 311/2004) e nei commi 9, 10 e 11 dell’art. 1 della legge finanziaria per il 2006 (legge n. 266/2005). Peraltro il comma 12 dell’art. 1 della citata legge n. 266/2005 espressamente prevede che “le disposizioni di cui ai commi 9, 10 e 11 non si applicano alle Regioni, alle Province Autonome, agli Enti locali e agli Enti S:S.N.” La norma è evidente effetto della, nel frattempo, intervenuta sentenza della Corte Costituzionale n. 417/2005. Con detta sentenza è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 commi 9, 10 e 11 del D.L. 12/7/2004, n. 168 nella parte in cui si riferisce alle Regioni e agli Enti locali per contrasto con gli art. 117, III comma, e 119 Cost. Il giudice delle leggi, anche in quella sede, ha ribadito il principio costantemente affermato dalla giurisprudenza costituzionale secondo il quale le norme che fissano vincoli puntuali relativi a singole voci di spesa dei bilanci delle regioni e degli enti locali non costituiscono principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai sensi dell’art. 117, III comma, Cost., e ledono pertanto l’autonomia finanziaria di spesa garantita dall’art. 119 Cost. Secondo la richiamata giurisprudenza, il legislatore statale può legittimamente imporre agli enti locali vincoli alle politiche di bilancio esclusivamente con “disciplina di principio, e per ragioni di coordinamento finanziario connesse ad obiettivi nazionali, condizionati anche dagli obblighi comunitari” (cfr. sentenze nn. 36/2004, 376/2003, 439/2004); in altri termini la legge statale può stabilire solo “un limite complessivo” che lascia agli enti stessi ampia libertà di allocazione delle risorse fra i diversi ambiti ed obiettivi di spesa” (sentenza n. 36/2004). Nella sentenza n. 417/2005 la Corte Costituzionale ha altresì precisato che dalla dichiarazione di incostituzionalità dei vincoli di spesa consegue l’incostituzionalità delle norme le quali presuppongono tali vincoli o sono strumentali rispetto ad essi  (disciplinando adempimenti consequenziali, controlli, obblighi di motivazione o informazione, o prevedendo fattispecie di responsabilità disciplinare ed erariale per la loro violazione). 3) In questo contesto va stabilito il contenuto precettivo del comma 173 dell’art. 1 legge n. 266/2005 secondo il quale “gli atti di spesa relativa ai commi 9, 10, 56 e 57 di un importo superiore a 5.000 euro devono essere trasmessi alla competente Sezione della Corte dei conti per l’esercizio del controllo successivo sulla gestione”. In proposito il primo problema da affrontare è se il comma 173 citato sia applicabile o meno agli Enti locali, posto che la trasmissione degli atti di cui ai commi 9 e 10 non può essere strumentale ad un  controllo puntuale, che si appaleserebbe comunque in contrasto con i principi fissati dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 417/2005. Peraltro l’art. 1, comma 173 legge 266/2005 prevede l’obbligo di trasmissione degli atti di spesa di cui si parla ai fini dell’esercizio del controllo successivo sulla gestione. In proposito va ricordato che la Corte costituzionale, seguendo pacifica giurisprudenza anche  nella sentenza n. 417/2005, ha affermato la legittimità costituzionale delle norme che disciplinano gli obblighi di trasmissione di dati finalizzati a consentire il funzionamento dei controlli sulla finanza di Regioni ed Enti locali, riconducendole ai principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, con funzione regolatrice della cosiddetta “finanza pubblica allargata” Nei termini la questione è stata deferita alla Sezione.