CONCESSIONE EDILIZIA: DECORRENZA DEI TERMINI



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MANUFATTI NON FACILMENTE ASPORTABILI



































































































CONSIGLIO DI STATO, SEZ CONSIGLIO DI STATO, SEZ. V - sentenza 5 aprile 2005 n. 1529 - Pres. Elefante, Est. Buonvino - Negri (Avv. Spadea) c. Comune di Aprica (Avv. Romano) e Fontana (Avv. Santamaria) - (conferma T.A.R. Lombardia - Milano, Sez. II, 29 ottobre 1996, n. 1562). F A T T O 1) - Con la sentenza appellata il TAR ha dichiarato irricevibile per tardività il ricorso proposto dagli odierni appellanti per l’annullamento della concessione edilizia n. 1543, rilasciata dal Comune di Aprica agli odierni appellati in data 23 dicembre 1994. 2) - Per gli appellanti la sentenza sarebbe erronea in quanto il ricorso di primo grado sarebbe stato certamente tempestivo; e, a tutto concedere, gli originari ricorrenti avrebbero avuto titolo ad essere ammessi al beneficio dell’errore scusabile. Nel merito, gli appellanti ribadiscono le censure svolte in primo grado e non esaminate dal TAR, insistendo per l’accoglimento dell’originario ricorso e l’annullamento, quindi, del provvedimento impugnato. Si sono costituiti in giudizio il Comune appellato e i controinteressati, che insistono per il rigetto dell’appello e la conferma della sentenza appellata. Nelle proprie memorie gli appellanti e i controinteressati ribadiscono i rispettivi assunti difensivi. D I R I T T O 1) - Con la sentenza appellata il TAR ha dichiarato irricevibile per tardività il ricorso proposto dagli odierni appellanti per l’annullamento della concessione edilizia n. 1543, rilasciata dal Comune di Aprica agli odierni appellati in data 23 dicembre 1994 per la ristrutturazione di un edificio, previa demolizione con cambio di destinazione d’uso (da macello ad abitazione), sito in località Dosso, nel predetto Comune. Per gli appellanti la sentenza sarebbe erronea in quanto il ricorso di primo grado sarebbe stato certamente tempestivo; e, a tutto concedere, gli originari ricorrenti avrebbero avuto titolo ad essere ammessi al beneficio dell’errore scusabile. 2) – L’appello è infondato. Si controverte in merito alla tempestività dell’originario ricorso, consegnato, per la notificazione, all’ufficiale giudiziario in data 30 giugno 1995. Tempestività che il TAR ha escluso in quanto i ricorrenti avrebbero dimostrato di avere piena conoscenza del contenuto e della portata del progetto approvato in sede di rilascio della concessione edilizia in contestazione, nonché del rilascio del titolo stesso in un momento di molto anteriore ai sessanta giorni rispetto al giorno di notificazione del ricorso. In effetti, gli originari ricorrenti hanno dimostrato di avere conseguito piena conoscenza del progetto delle opere di ristrutturazione - poi assentite - fin dal 23 settembre del 1994; è di quella data, infatti, la nota con la quale essi danno atto della presa visione del progetto di ristrutturazione edilizia di cui si tratta, di cui denunciavano, sotto vari profili – e in special modo per ciò che attiene all’altezza - la non conformità alla vigente disciplina edificatoria. Si aggiunga che il Comune, in risposta, segnalava agli stessi deducenti, con nota del 2 gennaio 1995, che, ad avviso dell’ufficio tecnico (ed in conformità al parere favorevole espresso dalla Commissione edilizia in data 23 maggio 1994), il predetto progetto non avrebbe implicato alcun aumento del volume rispetto a quello dell’edificio esistente, né sopralzo del medesimo (ché, in particolare, la nuova impostazione del tetto sarebbe stata più bassa, mentre solo il colmo avrebbe superato di 60 centimetri la situazione esistente); e che, per l’effetto, lo stesso Comune aveva proceduto "al rilascio della concessione edilizia, fatti salvi, come sempre, i diritti e gli interessi dei terzi"; in detta nota era anche segnalato che i richiedenti il titolo concessorio avevano stralciato dagli elaborati progettuali sia il volume accessorio di collegamento con l’adiacente vecchio fabbricato, sia le aperture a gola di lupo previste nel piano cantinato e che l’ingresso nord non avrebbe implicato variazioni del relativo ambito esterno. E si noti anche che la nota in questione è stata portata tempestivamente a conoscenza degli odierni appellanti, così come confermato dalla nota (avente ad oggetto la citata nota comunale del 2 gennaio 1995) dagli stessi inviata al Comune in data 19 febbraio 1995, con la quale erano richieste "copie degli elaborati progettuali relativi alla concessione edilizia rilasciata ai signori Orio Sergio e Fontana Germana per la ristrutturazione dell’edificio esistente in località Dosso, foglio 8, n. 866". Ebbene, è da ritenere che, in un siffatto peculiare contesto, gli originari ricorrenti abbiano, in effetti, avuto sostanziale piena conoscenza sia dell’avvenuto rilascio del titolo concessorio (come desumibile dalla nota comunale del 2 gennaio 1995 e da quella degli odierni appellanti in data 19 febbraio 1995), sia degli specifici contenuti del relativo progetto, che non risultavano mutati per ciò che attiene al corpo principale rispetto al progetto conosciuto dai medesimi deducenti già nel decorso mese di settembre (le modifiche - peraltro, riduttive - introdotte medio tempore concernendo solo l’eliminazione di un volume accessorio di collegamento tra lo stabile in questione e quello adiacente, nonché delle "gole di lupo" che invadevano uno spazio comune); contenuti il cui carattere lesivo della sfera giuridica dei deducenti era messo in evidenza, in particolare, dal rialzo del tetto, rispetto all’immobile preesistente; rialzo del tetto puntualmente segnalato dai deducenti nella citata nota del 23 settembre 1994. Avendo avuto, quindi, piena cognizione sia del rilascio della concessione edilizia, sia degli specifici contenuti del relativo progetto, sia, quindi, del concreto carattere lesivo del titolo concessorio stesso, ne consegue la tardività del ricorso di primo grado, che avrebbe dovuto essere notificato, al più tardi, nei sessanta giorni decorrenti dal 19 febbraio 1995 (data in cui, per le ragioni anzidette, gli interessati hanno dimostrato di avere avuto piena conoscenza del rilascio del titolo in questione). Né rileva, in contrario, che gli stessi, con la nota ora detta, hanno espressamente fatto richiesta degli elaborati progettuali relativi alla concessione edilizia di cui si tratta; ciò in quanto i contenuti – asseritamente lesivi -del titolo edificatorio rilasciato erano pienamente desumibili attraverso l’avvenuta conoscenza del progetto approvato a suo tempo dalla Commissione edilizia e solo ridotto, in seguito, nei termini dianzi specificati, in aderenza alle doglianze sollevate con la ripetuta nota del 23 settembre 1994. Da quanto sopra consegue la conferma della sentenza appellata che ha dichiarato irricevibile per tardività il ricorso di primo grado. 3) – Per tali motivi va respinto il presente appello. Le spese del grado possono essere integralmente compensate tra le parti. P.Q.M. il Consiglio di Stato, Sezione Quinta, respinge l’appello in epigrafe. Spese del grado compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa. Così deciso in Roma il 17 dicembre 2004 dal Collegio costituito dai Sigg.ri: Agostino ELEFANTE Presidente Corrado ALLEGRETTA Consigliere Paolo BUONVINO Consigliere est. Goffredo ZACCARDI Consigliere Aldo FERA Consigliere L'ESTENSORE IL PRESIDENTE F.to Paolo Buonvino F.to Agostino Elefante Depositata in segreteria in data 5 aprile 2005.     ......