CONDANNA PER MOBBING: DANNO ERARIALE DA RIFONDERE



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CHIARIMENTI SULLA RETTIFICA DEI CLASSAMENTI



































































































Repubblica Italiana sent Repubblica Italiana      sent.623/2005 In nome del popolo italiano La Corte dei conti, sezione terza centrale d'appello, composta da: dott. Gaetano Pellegrino                                presidente dott. Silvio Aulisi                                        consigliere dott. De Marco Angelo                         consigliere dott. Rotolo Enzo                                        consigliere dott. Eugenio Francesco Schlitzer            consigliere rel. ha pronunciato la seguente Sentenza sul ricorso in appello del Procuratore Generale, iscritto al n. 19342 del registro di segreteria, avverso la sentenza della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la regione Piemonte, n. 1704/03 del 12 febbraio 2003, depositata in segreteria il 24 settembre 2003, contro il dott. Franco Russo, rappresentato e difeso, anche disgiuntamente, dagli avv. Claudio Massa e Costanza Acciai, presso lo studio di quest'ultima in Roma, via F. Corridoni, n. 7 domiciliato, come da delega a margine, dell'atto, depositato in data 10 maggio 2004, con cui si costituisce; Vista la sentenza impugnata, resa tra le parti del presente giudizio; Visto l'atto di appello, ritualmente notificato e tempestivamente depositato, unitamente alla sentenza impugnata; Uditi, alla pubblica udienza del 26 maggio 2004, il relatore cons. Eugenio Francesco Schlitzer, il P.M. nella persona del vice procuratore generale appellante Paolo Rebecchi e l'avvocato Costanza Acciai per il prof. Franco Russo, appellato. Ritenuto in Fatto Con nota prot. n. 2347/P/E25 in data 23 aprile 2002, il Ministero dell'Istruzione, Direzione Generale Regionale per il Piemonte, segnalava alla procura regionale per il Piemonte un'ipotesi di responsabilità per danno all'Erario, conseguente a sentenza civile di condanna di detta amministrazione al risarcimento di danni ad insegnati dalla essa dipendenti. La sentenza n. 6/02 in data 14/01/2002 emessa dal giudice istruttore del Tribunale di Cuneo in funzione di giudice del lavoro traeva infatti origine dalla richiesta azionata, in data 18/08/2000 contro il Ministero dell'Istruzione, quale datore di lavoro ed obbligato a proteggere l'integrità psico-fisica dei propri dipendenti, dai professori Belliardo Annarita, Bono Ferruccio e Nurisio Angela in servizio presso l'Istituto Comprensivo di Caraglio. Essi lamentavano di avere subito, da parte del preside dello stesso, il prof. Franco Russo, durante l'anno scolastico 1999/2000, soprusi, violenze morali e condotte moleste di tale gravità da provocare in loro un notevole stato depressivo e d'ansia tanto da indurli a ricorrere a cure mediche ed all'assunzione di farmaci ansiolitici ed antidepressivi e chiedevano, pertanto, il risarcimento di tutti i danni subiti. Il Giudice, con la già citata sentenza in data 14 gennaio 2002, riteneva il ricorso fondato e ravvisava nel comportamento del preside fonte di responsabilità per l'Amministrazione scolastica, sia sotto il profilo dell'art. 2087 c.c., essendo il datore di lavoro contrattualmente tenuto ad adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti sul posto di lavoro, sia sotto il profilo degli artt. 2043 e 2049 c.c., essendo l'Amministrazione responsabile per i danni arrecati dal fatto illecito dei propri dipendenti nell'esercizio delle incombenze cui sono adibiti. Il Ministero veniva pertanto condannato al pagamento, in favore di ciascuno dei ricorrenti, della somma di € 5.000,00 a titolo di risarcimento del danno sotto i seguenti profili: - per il danno biologico subito dai ricorrenti, quantificato tra il 15% e il 18%; - per il danno morale, in relazione ai fatti integranti astrattamente i reati di ingiuria e diffamazione; - per le maggiori spese di viaggio e per i disagi conseguenti al trasferimento in istituto più lontano dal luogo di residenza, richiesto dagli insegnanti a seguito dei fatti oggetto del ricorso. L'amministrazione scolastica,  sulla scorta del parere in data 19.3.2002 dell'Avvocatura distrettuale dello Stato, non appellava la predetta sentenza, in quanto “ … dalle risultanze processuali e dall'accertamento dei fatti in corso di giudizio, non si sono rinvenuti elementi sufficienti per contrastare le pretese espresse dai ricorrenti e per giustificare il comportamento tenuto dal prof. Russo”. Ritenendo che dai fatti sopra descritti fosse derivato un danno alla finanza pubblica di € 15.000,00, pari alla somma che complessivamente l'Amministrazione scolastica ha dovuto versare a titolo di risarcimento ai tre insegnanti (€ 5.000,00 ciascuno) la procura piemontese conveniva in giudizio, per rispondere del danno in questione, il prof. Franco Russo. La sezione giurisdizionale per la regione Piemonte respingeva la domanda attrice, mandando assolto il Russo da ogni addebito ritenendo l'insussistenza sia del danno erariale che della colpa grave. La Procura generale presso questa Corte, con atto depositato in segreteria in data 25 febbraio 2004, appellava tale pronuncia. L'appello si fondava sui motivi che seguono: travisamento dei principi in merito all'autonomia del processo contabile rispetto a quello civile con carenza di motivazione in ordine all'asserita adeguatezza della ricostruzione fornita dall'appellato in primo grado, tale da far disattendere quella emersa nel giudizio civile; travisamento ed erronea applicazione del quadro normativo di riferimento per quanto concerne la ritenuta inesistenza del danno da mobbing; illogicità, contraddittorietà e apparenza della motivazione in ordine alla ritenuta inesistenza della colpa grave che non avrebbe dato tra l'altro, rilievo agli atti formali compiuti dall'appellato. L'appellato si costituiva in giudizio con il patrocinio degli epigrafati difensori che hanno prodotto il relativo di costituzione e risposta in data 12 maggio 2004. Nell'atto predetto si contesta in primo luogo il motivo d'appello relativo all'inesistenza della motivazione nella parte in cui ha ritenuto di poter disattendere la pronuncia civile. Si richiama in proposito la difesa all'ammissibilità della motivazione per relationem, laddove il riferimento, nel caso di specie, dovrebbe intendersi alle argomentazioni dalla difesa medesima svolte in primo grado. Corroborerebbe l'assunto l'art. 132 c.pc. che prevede la concisa esposizione dei motivi della decisione. Per quanto concerne i motivi afferenti il danno la difesa, premessa l'ammissibilità di una autonoma valutazione del giudice contabile rispetto a quello civile per quanto attiene alla esistenza stessa dell'illecito, osserva che quest'ultimo non sussisterebbe né per quanto concerne il danno da mobbing né per quello relativo alle spese conseguenti al trasferimento a altro istituto scolastico. Sotto il profilo della colpa grave, si contesta il motivo d'appello secondo il quale il primo giudice avrebbe dato rilievo solo alla situazione ambientale istruita in via testimoniale e non agli atti formali riferibili all'appellato e si afferma che detto giudice avrebbe invece affermato solo la minor incidenza di questi ultimi rispetto al contesto ambientale. In via subordinata si richiede l'esperimento di attività istruttoria, con particolare riferimento alle prove per testi, già richieste in primo grado; in estremo subordine l'applicazione massima del potere riduttivo Alla pubblica udienza l'appellante Procura generale ha illustrato l'atto scritto, confermandone le conclusive richieste di accoglimento del gravame. L'appellato ha ribadito l'esattezza della pronuncia di primo grado, facendo rilevare l'archiviazione del processo penale avente ad oggetto gli stessi fatti di causa e sostenendo, tra l'altro, la mancanza del nesso di causalità rispetto al danno risarcito. Considerato in Diritto Come meglio descritto in narrativa, oggetto del presente giudizio è l'appello avverso l'assoluzione del prof. Franco Russo dalla citazione della Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale del Piemonte per il pagamento, in favore dell'Amministrazione scolastica, della somma di €.15.000,00 oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali. La richiesta discendeva dall'avere dovuto la medesima pubblica Amministrazione pagare per effetto di sentenza civile di condanna analogo complessivo importo a tre suoi dipendenti, docenti in servizio presso l'Istituto Comprensivo di Caraglio, che avevano risultavano avere subito, durante l'anno scolastico 1999/2000, soprusi e condotte gravemente moleste da parte del prof. Franco Russo, preside, all'epoca dei fatti del suddetto istituto scolastico. Infatti il giudice civile (Tribunale di Cuneo), ravvisava nel comportamento del preside fonte di responsabilità per l'Amministrazione scolastica, sia sotto il profilo dell'art. 2087 c.c., essendo il datore di lavoro contrattualmente tenuto ad adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti sul posto di lavoro, sia sotto il profilo degli artt. 2043 e 2049 c.c., essendo l'Amministrazione responsabile per i danni arrecati dal fatto illecito dei propri dipendenti nell'esercizio delle incombenze cui sono adibiti. Il giudice contabile, in prime cure, ha tuttavia ritenuto che “la natura del contenzioso (una sorta di risarcimento punitivo), la difficoltà di provare i fatti in termini inoppugnabili (ricostruzioni testimoniali), la tipologia del risarcimento (danno morale e danno biologico psichico temporaneo) ed oggettive incongruenze della sentenza (riconoscimento di maggiori spese per viaggi e disagi connessi al trasferimento verso la residenza)” dovessero portare a disattendere la richiesta risarcitoria avanzata dalla Procura. Così riassunti i termini della controversia appare evidente che deve essere in primo luogo risolto il problema dei rapporti tra processo civile e processo contabile e quello, connesso, dell'effetto del giudicato civile sul giudizio contabile. ......