CONDIZIONI PER AVERE IL PREMIO DI PRODUTTIVITÀ SUI PROGETTI



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N N. 08949/2010 REG.SEN. N. 01220/2002 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente DECISIONE sul ricorso numero di registro generale 1220 del 2002, proposto da: Pugliese Vincenzo, rappresentato e difeso dall'avv. Armando Simonati, con domicilio eletto presso Segreteria Sezionale Cds in Roma, piazza Capo di Ferro, 13; contro Comune di Milano, rappresentato e difeso dagli avv. Francesco Pirocchi, Elena Savasta, Maria Rita Surano, con domicilio eletto presso Francesco Pirocchi in Roma, largo T. Solera 7/10; per la riforma della sentenza del T.A.R. LOMBARDIA - MILANO: SEZIONE II n. 07689/2001, resa tra le parti, concernente CORRISPONSIONE SOMME   Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 luglio 2010 il Cons. Gianpiero Paolo Cirillo e uditi per le parti gli avvocati Pirocchi; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO e DIRITTO 1. Il signor Vincenzo Pugliese, docente di diritto minorile presso la scuola regionale per operatori sociali di Milano, ha impugnato innanzi al Tar per la Lombardia la propria esclusione dall'assegno del premio incentivante la produttività, erogato per gli anni 1993-1994 Il tribunale, dopo aver riunito i due ricorsi proposti separatamente per ciascuno dei due anni in questione, li ha rigettati entrambi, ritenendo che non è stata offerta la prova che il proprio contributo fosse inserito in un progetto specifico, valorizzato ai fini del premio di produttività, così come dispone l'articolo 12 del d.p.r. 1 febbraio 1986 n. 13. La sentenza è stata ora impugnata innanzi alla sezione, dove vengono riproposti i medesimi motivi già esaminati dal giudice di primo grado. La sezione osserva che l'infondatezza nel merito del gravame proposto consente di pretermettere l'esame della questione sollevata nella memoria difensiva del comune di Milano, ossia i dubbi circa la discordanza tra la firma apposta nell'atto di appello rispetto a quella apposta nel ricorso originario. Parimenti, per la stessa ragione, ritiene di non affrontare la questione, invece rilevabile d'ufficio, sulla possibile inammissibilità dell'atto di appello, laddove vengono proposti i medesimi motivi sollevati nel giudizio di primo grado, senza indicare in maniera concreta le ragioni di dissenso rispetto alla sentenza impugnata. Venendo al merito, il professor Vincenzo Pugliese ritiene ingiusta la sentenza per insufficiente motivazione, per violazione o falsa applicazione dell'articolo 12 del d.p.r. n. 13/86 e degli articoli 7 e 8 della legge n. 241/1990. Deduce altresì la disparità con altri dipendenti, che invece hanno ottenuto il premio incentivante. La sezione osserva che la norma suddetta, laddove introduce la disciplina relativa ai compensi incentivanti la produttività per il comparto degli enti locali, condiziona la corresponsione del premio relativo al raggiungimento dell'obiettivo programmato, tenuto conto di parametri oggettivi, quali il tempo e il livello di professionalità, oltre alla capacità di iniziativa e all'impegno partecipativo alla realizzazione del progetto obiettivo. La valutazione rimessa alla discrezionalità dei dirigenti responsabili e non costituisce una integrazione automatica dello stipendio, essendo il meccanismo incentivante diretto ad ottenere un effettivo miglioramento della prestazione e dei servizi in relazione a concreti obiettivi, che ciascuna amministrazio-e si ripropone di raggiungere nell'ambito delle previsioni contrattuali. Orbene, non vi è in atti nessuna prova che il progetto obiettivo rientra fra quelli segnalati dalla responsabile della scuola presso la quale il ricorrente insegna. In conclusione il giudice di primo grado ha fatto corretta applicazione della giurisprudenza del Consiglio di Stato, che si intende riconfermare, laddove univocamente afferma che la maggiorazione dell'incentivazione, diversamente dal compenso ordinario incentivante, implica l'inserimento del dipendente in progetti di carattere strumentale e di risultato, con l'obiettivo di incrementare la produttività e l'efficacia dell'azione amministrativa per obiettivi qualitativi e quantitativi programmati. Pertanto è necessario che la prestazione lavorativa sia resa all'interno di vecchi progetti e debba essere verificata secondo parametri medi di produttività ( Con. St.,VI, 26 giugno 2008 n.3230). Parimenti infondato e anche il motivo relativo alla disparità di trattamento con altri docenti, non avendo dimostrato l'appellante che anche coloro che hanno usufruito del premio non erano inseriti in un progetto-obiettivo, predeterminato dall'amministrazione. Relativamente ai motivi riguardanti la violazione degli articoli 7 e 8 della legge n. 241/1990, la Sezione osserva che tali articoli non trovano applicazione, in quanto l'appellante deduce la violazione di un diritto soggettivo, rispetto al quale nessun procedimento amministrativo si è aperto. In conclusione l'appello va rigettato. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale sezione quinta, definitivamente pronunciando, rigetta l'appello. Condanna l'appellante al pagamento delle spese del grado del giudizio che si liquidano in complessivi euro duemila (2000,00). Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2010 con l'intervento dei Signori: Calogero Piscitello, Presidente Gianpiero Paolo Cirillo, Consigliere, Estensore Cesare Lamberti, Consigliere