CONDIZIONI PER IL DINIEGO ALL'APERTURA DI UN ESERCIZIO COMMERCIALE



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SCADENZA ANTICIPATA CONCESSIONI



































































































REPUBBLICA ITALIANA In nome del Popolo Italiano       Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (Sez. II ter) composto dai Signori: Cons. Roberto SCOGNAMIGLIO – Pres. Cons. Paolo                RESTAINO - Relatore Primo Ref. Floriana     RIZZETTO – Correlatore ha pronunciato la seguente SENTENZA sui ricorsi nn. 17757/94 e n.174/95 proposti da CALIGIURI Rocco Aquilino rappresentato e difeso dall’Avv. prof. Giulio Correale con domicilio eletto presso lo stesso in Roma alla via G. Pisanelli n. 4 contro il Comune di Roma in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso in entrambi i ricorsi dall’Avv. Pietro Bonanni con domicilio eletto presso lo stesso nella sede dell’Avvocatura  Comunale alla Via del Tempio di Giove 21 (Campidoglio) per l’annullamento dei seguenti provvedimenti del Comune di Roma: 1) Ordinanza sindacale n. 828 del 21/9/1994 con cui su conforme parere della competente Commissione, è stata negata al ricorrente autorizzazione di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande; 2) tutti gli atti antecedenti, susseguenti e connessi con lo stesso provvedimento ed in particolare il sottostante parere della Commissione comunale e le ordinanze commissariali n. 201 del 7/9/1993 e n. 563 del 20/9/1993 e sindacale n. 799 del 23/12/1993 (atti tutti impugnati con il ric. n. 17757/94); 3) Ordinanza dirigenziale della Ripartizione VII del 19/12/1994 n. 47485/94 di prot. con cui è stata disposta la cessazione della  attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande esercitata nel locale di Piazza Ledro (atto impugnato con il ric. n. 174/05). Visti i ricorsi con i relativi allegati; Vista la costituzione in giudizio del Comune di Roma e la contestuale memoria dallo stesso prodotta a sostegno della propria difesa; Visti gli atti tutti della causa; Udito alla pubblica udienza del 24 gennaio 2005 il Relatore cons. RESTAINO e uditi altresì gli avvocati come da verbale d’udienza; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: FATTO Vengono impugnate la ordinanza del Sindaco di Roma, n.828 del 21.9.94 con la quale, su conforme parere della Commissione Comunale per la disciplina dei pubblici esercizi, è stato negato al ricorrente il rilascio dell’autorizzazione per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande nonché le sottostanti ordinanze n. 201 del 7.9.93 del Commissario Straordinario n. 563 del 20.9.93 del medesimo Commissario e n. 799 del 23.12.93 del Sindaco di Roma sulla cui base lo stesso diniego è stato espresso. Rappresenta il ricorrente che all’epoca e cioè in data 10.1.94, il sig. Di Benedetto Angelo presentava al Sindaco di Roma domanda di trasferimento di una autorizzazione già a suo nome rilasciata per esercizio in locali di via del Foro Travertino – in locali ubicati a Piazza Ledro, locali che il ricorrente teneva in locazione. Evidenzia che essendo decorso il termine di cui all’art. 6, cc. 6, l. n. 287/91 ed all’art. 3 del D.P.R. n. 384 del 18.4.94, tale autorizzazione deve intendersi rilasciata. Riferisce che tuttavia con domanda dell’11.7.94, richiedeva con propria domanda diretta al Comune di Roma il rilascio dell’autorizzazione all’apertura di un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande nel predetto locale di Piazza Ledro, nn. 1-5, la quale domanda è stata respinta con l’ordinanza ora impugnata sulla base dei parametri numerici ottimali fissati nelle ordinanze n. 201/93 e n. 563/93 e rideterminati con ordinanza del Sindaco n. 799 del 23.12.93, ed in considerazione del numero degli analoghi esercizi esistenti nella Circoscrizione. Deduce i seguenti motivi di gravame: I)             Violazione dell’art. 6 comma 6 l. 25.8.91 n. 287 - Poiché il parere della commissione ai fini del rilascio dell’autorizzazione, si intende favorevole qualora siano trascorsi quarantacinque giorni dalla richiesta di parere da parte del sindaco, senza che la commissione medesima si sia espressa in merito (art. 3 D.P.R. n. 384/94), ritiene il ricorrente che essendo ormai trascorso tale periodo rispetto all’istanza del 10.1.94, la Commissione non poteva esprimersi in senso negativo, ma non avrebbe potuto sulla nuova istanza emettere la relativa pronuncia (negativa) essendo intervenuta quella tacita di assenso di cui al suindicato art. 3 D.P.R. n. 384/94. II)          Per quanto concerne le Ordinanze commissariali impugnate (nn. 201,563 e 799 del 1993) viene denunciata la violazione ad opera delle stesse, dell’art. 3, co. 4 e co. 5, L. 25.8.91, n. 287, nonché la esistenza di un vizio di incompetenza in quanto tali ordinanze sono state adottate in applicazione della disposizione transitoria di cui all’art. 22 del D.L. 30.6.93, n. 212 che, in deroga all’art. 3 della legge n. 287/1991, attribuiva ai sindaci la competenza a fissare i parametri numerici per il rilascio delle autorizzazioni per la apertura degli esercizi che ne interessano, il quale D.L. n. 212/1993 mai è stato convertito in legge. Ritiene che lo stesso vizio di incompetenza investe anche la ordinanza sindacale n. 828 del 21.9.94, adottata in assenza della fonte normativa in base alla quale sono stati adottati gli stessi parametri, i quali, in forza dell’art. 3 l. n. 287/91, devono essere stabiliti non dai sindaci, ma sulla base di criteri regionali. III)       Illogicità ed erroneità del presupposto, poiché la commissione ha espresso il proprio parere negativo, facendo riferimento al parametro ottimale ripartito per l’intero comprensorio circoscrizionale e non al parametro numerico ottimale ripartito per zone commerciali, e sulla base delle disponibilità esistenti nella particolare zona. IV) Violazione art. 3, L. 7.8.90 n. 241, che, tranne che per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale, dispone l’obbligo di motivazione del provvedimento amministrativo con la indicazione dei presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria, mentre nelle specie né l’ordinanza impugnata, né il parere della competente commissione, cui il primo rinvia, hanno ottemperato a tale obbligo, essendo stato soltanto effettuato un vago riferimento ai parametri numerici ottimali e al numero degli analoghi esercizi esistenti nella circoscrizione, senza la effettuazione di una dovuta istruttoria  e la indicazione degli esisti della stessa. Con successivo ricorso viene impugnata la ordinanza dirigenziale del Comune di Roma, n. 10018 (prot. n. 47485/94) del 19.12.94, con la quale è stata disposta la cessazione della attività di somministrazione di alimenti e bevande di cui alle lett. a) e b) dell’art. 5 della legge n. 287/1991 esercitata nello stesso locale di Piazza Ledro. Con tale ricorso viene denunciata nel primo motivo la esistenza di vizi propri nella ordinanza con lo stesso gravame impugnata che assegna un termine di appena tre giorni per la cessazione delle attività senza alcuna considerazione della responsabilità di esaurire, in tale brevissimo tempo, le scorte di derrate alimentari deperibili già acquistate nonché (secondo motivo) la sua illegittimità in via derivata da quella riferibile agli atti presupposti già impugnati con il precedente ricorso i cui vizi, già censurati con lo stesso anteriore gravame, vengono reiterati con l’attuale nuovo ricorso.