CONDIZIONI PER IL NON ACCOGLIMENTO DELLA DOMANDA DI CONCESSIONE EDILIZIA



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TRASCRIZIONE DELLE CONVENZIONI URBANISTICHE



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                                   N. 7142/04 REG.DEC.                 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                          N. 48        REG. RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale   Quinta  Sezione     ANNO 2002 ha pronunciato la seguente                                                        DECISIONE   sul ricorso in appello n. 48 del 2002 proposto dalla sig.ra Amelia Poletta rappresentata e difesa dagli Avv.ti Paolo Stella Richter e Rosanna Serafini ed elettivamente domiciliata presso il loro studio in Roma, Viale G. Mazzini n. 11 c  o  n  t  r  o Comune di Castel Gandolfo, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’Avv. Cesare Novelliere ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Roma, via Giovanni de Calvi n. 72 per l’annullamento della sentenza del TAR Lazio, Sezione seconda bis, n. 8161 del 6.10.2001. Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’amministrazione intimata; Viste le memorie prodotte dalle parti; Visti gli atti tutti di causa; Udito, alla pubblica udienza del 25 maggio 2004, il relatore, consigliere Nicolina Pullano, ed uditi, inoltre, gli Avv.ti         Di Rienzo su delega dell’avv. Stella Richter e Novelliere; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: F  A  T  T  O La sig.ra Amelia Poletta ha presentato al Comune di Castel Gandolfo domanda di concessione edilizia per la demolizione e ricostruzione di un fabbricato esistente. La concessione è stata negata in quanto l’intervento si presentava con una tipologia ed una configurazione non consone all’alto pregio paesistico della costa del lago. La stessa sorte hanno avuto due successive domande presentate a seguito di rielaborazione del progetto. Il terzo diniego è stato impugnato dinanzi al TAR Lazio con ricorso n. 526 del 1998. In data 26.2.1999 il Consiglio comunale ha approvato una variante al PRG, recante modifica alla normativa tecnica di attuazione che, per l’area interessata dall’immobile, ha previsto un diverso indice edificatorio. La sig.ra Poletta il 26.5.1999 ha, pertanto, presentato una ulteriore domanda di concessione edilizia, che, però, è stata nuovamente negata con la seguente motivazione: “l’elaborato grafico non rappresenta il manufatto esistente da demolire nella sua consistenza architettonica e volumetrica, e l’elaborato presentato risulta carente perché mancante delle quote sui prospetti e sulle sezioni. Infine il progetto, dal punto di vista ambientale, si ritiene non compatibile con l’ambiente, in quanto si configura non come opera architettonica, ma come mera cubatura edilizia che si somma alla esistente in zona che ha turbato l’equilibrio ambientale e la qualità paesaggistica”. L’interessata ha impugnato anche questo diniego con il ricorso n. 18343 del 1999. Il TAR Lazio, con la sentenza in epigrafe, previa riunione dei due ricorsi, ha dichiarato improcedibile il primo e ha respinto il secondo, non ritenendo fondata la censura di difetto di motivazione dedotta in ordine alla inadeguata specificazione delle ragioni della ritenuta incompatibilità delle opere con il vincolo paesaggistico, in quanto il giudizio di incompatibilità era stato talmente negativo da non richiedere ulteriori precisazioni e stante l’irrilevanza delle altre censure relative alla evidenziata carenza dei dati progettuali, essendo il provvedimento sorretto dalla motivazione suddetta. Con l’appello in esame la sig.ra Poletta chiede la riforma della sentenza per la parte in cui respinge il secondo ricorso, contestando le argomentazioni del TAR, che, a suo dire, legittimerebbero ogni arbitrio da parte dell’amministrazione comunale, e ribadendo il motivo di gravame dedotto in primo grado (violazione dei principi generali in materia urbanistica - eccesso di potere - motivazione mancante o comunque inadeguata). Ha anche reiterato la domanda di risarcimento dei danni quantificati nella misura di £. 300.000.000 ovvero in quella maggiore o minore rtenuta di giustizia. Il Comune di Castel Gandolfo, nel costituirsi in giudizio, ha illustrato i motivi di infondatezza dell’appello. L’appellante, con memoria depositata il 20.4.2004, ha ribadito le proprie tesi difensive. D  I  R  I  T  T  O L’appello è fondato. Il Comune di Castel Gandolfo ha negato alla sig.ra Poletta la concessione edilizia per la demolizione di un accessorio edilizio e la costruzione di un edificio di civile abitazione per due ordini di motivi: a) l’elaborato grafico non rappresenta il manufatto esistente da demolire nella sua consistenza architettonica e volumetrica e l’elaborato presentato risulta carente perchè mancante delle quote sui prospetti e sulle sezioni; b) il progetto, dal punto di vista ambientale, si ritiene non compatibile con l’ambiente, in quanto si configura non come opera architettonica, ma come mera cubatura edilizia che si somma alla esistente in zona che, nel tempo, ha turbato l’equilibrio ambientale e la qualità paesaggistica. Quanto al motivo sub a) - che il TAR non ha esaminato, avendo ritenuto che quello sub b) fosse legittimo e da solo idoneo a sorreggere l’atto impugnato - si deve convenire con l’appellante che le pretese carenze dell’elaborato grafico non sono sufficienti a giustificare il diniego, potendo, semmai, comportare una richiesta di integrazione e/o completamento degli elaborati progettuali. Parimenti inidonea a giustificare la reiezione della domanda, contrariamente a quanto ha ritenuto il giudice di primo grado, appare l’affermazione che le opere progettate non si configurano cme opera architettonica, ma come mera cubatura, in quanto tale, incompatibile con l’ambiente. Al riguardo - a parte la considerazione che non è stato tenuto in alcun conto che il Parco Regionale dei Castelli Romani (che avrebbe dovuto essere interpellato ai sensi della L. R. 6.10.1997 n. 29, trattandosi di opere da realizzare all’interno di un’area naturale protetta) si era pronunciato sul progetto in questione, rilasciando, ai sensi dell’art. 28 della citata legge, il nulla osta preventivo ai fini ambientali e paesaggistici - certamente il diniego non poteva essere motivato con riferimento a generiche osservazioni di carattere estetico, dovendo essere espressamente indicate le norme urbanistiche con le quali il progetto si sarebbe posto in contrasto. Pertanto, attesa la fondatezza delle dedotte censure di violazione dei principi generali in materia urbanistica e di eccesso di potere......