CONDIZIONI PER LA REVOCA DELLE DIMISSIONI



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INTERPRETAZIONE AUTENTICA IN MATERIA DI REPERIBILITA'



































































































Risposta a quesito Risposta a quesito.   Nel ricordare che il rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti, ai sensi dell’art. 2 del d. lgs. n. 165 del 2001 è disciplinato, per quanto non previsto dal medesimo decreto, dal codice civile e dalle leggi sul rapporto di lavoro, si fa osservare che le dimissioni del lavoratore, ai sensi dell’art. 2118 c.c., non costituiscono una proposta contrattuale cui deve seguire l’adesione della controparte, ma si configurano come un atto unilaterale recettizio. Pertanto, l’effetto risolutivo delle stesse sorge al momento in cui il datore di lavoro ne viene a conoscenza. Conseguentemente, come chiarito dalla Suprema Corte di Cassazione sez. lavoro nella sentenza n. 4391 del 2007, “l’eventuale successiva revoca non può eliminare l’effetto risolutivo già conseguito se non in forza del consenso dello stesso datore di lavoro.” Da ciò si evince che la revoca delle dimissioni sarà possibile solo qualora l’amministrazione acconsenta e, a tal fine, non rileva che le dimissioni stesse vengano revocate prima della risoluzione del rapporto di lavoro, anche se ciò avviene durante il periodo di preavviso. In proposito, peraltro, occorre evidenziare che tale ultimo periodo, per il datore di lavoro, è sostanzialmente finalizzato ad individuare soluzioni organizzative dirette alla sostituzione del lavoratore dimissionario nell’ottica di garantire la continuità dell’attività istituzionale e, la funzionalità degli uffici. ......