CONFERIMENTO DI DIVERSO INCARICO AL DIRIGENTE



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LIMITI AL RINNOVO DEI CONTRATTI



































































































Ordinanza Ordinanza l. Con ricorso ex art. 700 c.p.c. il Sig. ..., chiedeva che il Giudice del lavoro - in via d'urgenza - ordinasse all'Amministrazione provinciale di Macerata la reintegra o la riattribuzione nel posto di dirigente del settore dell'Urbanistica, dell'Edilizia ed Attività Estrattive. Al riguardo premetteva di essere dirigente a tempo indeterminato del settore tecnico della pianificazione urbanistica e territoriale dal 12/12/1994 e di aver subito la modifica unilaterale del proprio incarico, a seguito dell'emanazione del Decreto del Presidente della Provincia n. .... del 18/10/2004, con il quale gli veniva attribuito l'incarico di dirigente del settore del Genio Civile, avente minor contenuto professionale rispetto all'incarico precedente. Nel contempo il ricorrente affermava che l'incarico da lui svolto in precedenza veniva conferito dall'amministrazione ad altro dirigente (nella specie la Dr.ssa ...). La Provincia di Macerata si costituiva in giudizio contestando quanto ex adverso dedotto e chiedendo la reiezione del provvedimento cautelare richiesto. 2. La domanda cautelare - sotto il profilo del fumus boni iuris - non può trovare accoglimento alla stregua dell'evoluzione legislativa e giurisprudenziale che si è avuta in materia di dirigenza nel pubblico impiego e che, in questa sede, vale la pena di ripercorrere in linee generali. Il punto di partenza di tale evoluzione è rappresentato dalla L. n. 142/1990 che ha sancito il principio di separazione delle competenze “tecniche” (riservate ai dirigenti) da quelle di “indirizzo politico” (attribuite agli organi di governo dell'ente locale). Con la L. n. 127/1997 è stata istituita la regola del conferimento di incarico dirigenziale a tempo determinato con provvedimento motivato dell'amministrazione. Con il Dl.vo n. 165/2001 (detto anche T.U. del Pubblico Impiego) è stato completato il processo di privatizzazione del pubblico impiego ed è stato espressamente previsto che gli enti locali debbano adeguare i loro statuti ed i regolamenti alla disciplina del predetto T.U. Infine la L. n. 145/2002 ha introdotto il principio della tacita conferma degli incarichi dirigenziali degli enti locali decorso il termine di novanta giorni dall'insediamento dell'organo di indirizzo politico. Alla luce della sopra descritta evoluzione legislativa, le doglianze del ricorrente, secondo cui la sottrazione dell'incarico avrebbe provocato una lesione e un pregiudizio per la perdita di risultati professionali, non possono trovare accoglimento. Si osserva, in primo luogo, che l'Amministrazione Prov.le ha rispettato il principio di cui alla L. n. 145/2002, dato che il provvedimento de quo risulta essere emanato tempestivamente. Ritiene inoltre il giudicante che l'attribuzione di un diverso incarico al ricorrente da parte dell'Amministrazione Prov.le, peraltro sempre di tipo dirigenziale, non produca alcuna lesione alla sua professionalità, e non violi alcuna norma, ma, al contrario, costituisca una prerogativa essenziale della discrezionalità dell'Amministrazione resistente la quale ha correttamente applicato al caso de quo i principi della normativa sopra descritta, dal momento che si è trattato non di vera e propria “sottrazione”, ma di “conferimento di altro incarico”, peraltro sempre di natura dirigenziale. Si deve aggiungere che, dall'esposizione dei motivi addotti dal ricorrente, non è dato ravvisare in concreto alcuno specifico peggioramento della professionalità del ricorrente, poiché nel ricorso non viene effettuato alcun raffronto tra il vecchio ed il nuovo incarico né si dice alcunché in ordine al contenuto delle mansioni derivanti da tale nuovo incarico o in ordine alle ragioni per le quali le predette mansioni sarebbero da considerarsi peggiorative rispetto al precedente incarico ricoperto. Per lo stesso motivo risulta essere infondato l'argomento secondo cui il vulnus alla professionalità del ricorrente sarebbe maggiormente evidente alla luce della durata dell'incarico svolto, che gli avrebbe consentito di acquisire una particolare specializzazione, in quanto la nuova normativa (per tutti la L. 127/1997 applicabile anche agli incarichi dirigenziali degli enti locali) non consente più incarichi a tempo indeterminato o di lunga durata come quello del ricorrente. Del pari indimostrato e, comunque, non rilevante, è anche il nesso di causalità tra lo stato di salute invocato ex art. 32 e la sottrazione dell'incarico in precedenza ricoperto. Per tutte le considerazioni che precedono la domanda cautelare deve essere respinta, non ravvisandosi il fumus boni iuris. L'insussistenza del fumus esonera il giudicante dall'accertamento del requisito del periculum. Data la particolarità della materia trattata si ritiene equo compensare le spese P.Q.M. Respinge il ricorso e compensa le spese.   ......