CONFORMITA' URBANISTICA DI OPERE REALIZZATE ABUSIVAMENTE



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ASSENZA "POLITICA" DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE



































































































REPUBBLICA ITALIANA                                   REPUBBLICA ITALIANA                    N.  7975  /2006                           IN NOME DEL POPOLO ITALIANO               Reg. Sent.             IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE       N.3602/06 Reg.Ric. PER LA CAMPANIA SEDE  DI NAPOLI SECONDA SEZIONE composto dai Magistrati: - dr. ANTONIO         ONORATO        Presidente - dr. PIERLUIGI        RUSSO              P.Referendario estensore - dr. UMBERTO        MAIELLO         P.Referendario ha pronunciato la seguente  SENTENZA sul ricorso n.3602/2006 R.G. proposto da Alessandro GARGIULO, rappresentato e difeso dall’avv. Emilio Longobardi, con il quale è elettivamente domiciliato in Napoli, al Centro Direzionale, Isola G.1 ; CONTRO il Comune di Gragnano, in persona del Sindaco p. t., non costituito ; PER  L’ANNULLAMENTO del silenzio formatosi sull’istanza di sanatoria edilizia, prodotta ai sensi dell’art.36 del d.P.R. n.380/2001 ; Visto il ricorso con i relativi allegati ; Visti gli atti tutti della causa ; Udito, nella camera di consiglio del 6 luglio 2006, il relatore p. ref. P. Russo e il difensore della parte ricorrente, come da verbale;            Ritenuto in fatto e diritto quanto segue ;  F A T T O  Con atto notificato il 27 aprile 2006 e depositato il successivo 26 giugno, il ricorrente ha premesso di aver già proposto altro gravame presso questo T.A.R. (R.G. n.9276/2005) avverso l’ordinanza n.78 del 6 ottobre 2005, con la quale il Comune di Gragnano gli ha ordinato la demolizione di opere abusive eseguite sull’area individuata in mappa al foglio 9, particella n.819 (ex 715/a). In relazione al suddetto intervento, consistente nella realizzazione di una struttura in metallo asservita da un prefabbricato (container) destinato a deposito, egli ha presentato al Comune istanza di sanatoria edilizia in data 28 dicembre 2005, ai sensi dell’art. 36 del d.P.R. n.380/2001. Con il ricorso in trattazione, l’esponente agisce per ottenere la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione comunale sulla predetta domanda, ponendo a base dell’azione i seguenti motivi di diritto: Violazione art.2 L. 7.8.1990 n.241 – Violazione art.36 d.P.R. 6.6.2001 n.380 – Violazione artt. 24, 97 e 113 Cost. – Violazione dei principi generali in materia – Eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione ed istruttoria. Nella camera di consiglio del 6 luglio 2006 la causa è stata trattenuta per la decisione. DIRITTO 1. Il ricorrente agisce per ottenere la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Gragnano sulla domanda, presentata in data 28 dicembre 2005, ai sensi dell’art. 36 del d.P.R. n.380/2001, diretta ad ottenere l’accertamento di conformità urbanistica delle opere abusivamente realizzate sull’area individuata in catasto al foglio 9, particella n.819 (ex 715/a). Il ricorso è infondato e deve pertanto essere respinto. 2. Com’è noto, l’accertamento di conformità previsto dall’art.13 della legge n.47/1985, poi confluito nell’art.36 del d.P.R. n.380/2001, è diretto a sanare le opere solo formalmente abusive, in quanto eseguite senza il previo rilascio del titolo, ma conformi nella sostanza alla disciplina urbanistica applicabile per l’area su cui sorgono, vigente sia al momento della loro realizzazione che al momento della presentazione dell’istanza di sanatoria (cd. “doppia conformità”). Il provvedimento di accertamento di conformità assume pertanto una connotazione eminentemente oggettiva e vincolata, priva di apprezzamenti discrezionali, dovendo l’autorità procedente valutare l’assentibilità dell’opera eseguita senza titolo, sulla base della normativa urbanistica ed edilizia vigente in relazione ad entrambi i momenti considerati dalla norma. 3. Il principale problema interpretativo posto dalla disposizione in esame è costituito dalla configurazione della natura giuridica del silenzio serbato dall’Amministrazione sull’istanza, discutendosi se si tratti di mero silenzio-inadempimento (o silenzio rifiuto), cui consegue l’obbligo dell’Amministrazione di provvedere, ovvero di silenzio provvedimentale (avente contenuto tipizzato, cd. silenzio-rigetto). E’ evidente, infatti, che dall’adesione all’una o all’altra impostazione discendono diverse conseguenze sul piano giuridico, dovendo, nel primo caso, l’oggetto del relativo giudizio intendersi limitato all’accertamento dell’inadempimento dell’obbligo di provvedere sull’istanza del privato, mentre, nel secondo, coinvolgerebbe direttamente la verifica della fondatezza della pretesa sostanziale. Secondo l’orientamento richiamato dal ricorrente, che trova peraltro conforto in parte della giurisprudenza, anche di questo T.A.R. (cfr. T.A.R. Lazio, Sezione II bis, n.3469/2004; T.A.R. Campania, Sezione IV, n.7327/2002), il silenzio sull’istanza di accertamento di conformità ex art. 13 della legge 28 febbraio 1985, n.47 sarebbe configurabile come mero silenzio-inadempimento (o rifiuto), non essendo ipotizzabile un’attività procedimentale della P.A. non culminante nell’adozione di un provvedimento espresso, fornito della dovuta motivazione. Il Collegio ritiene, tuttavia di aderire al diverso orientamento, già più volte affermato all’esito di consimili giudizi (cfr., per tutte, T.A.R. Campania, VI Sezione, n.5484/2005), secondo il quale il silenzio sull’istanza di accertamento di conformità urbanistica ha natura di atto tacito di reiezione dell’istanza (e quindi di silenzio-significativo e non di silenzio-rifiuto). A sostegno dei tale orientamento milita in primo luogo l’argomento letterale. L’art.13 L. n.47 del 1985, invero, nel prevedere che “la richiesta si intende respinta”, attribuisce chiaramente all’inerzia dell’Amministrazione il valore legale tipico proprio di un atto amministrativo. Sul piano ontologico, occorre inoltre considerare che il silenzio-inadempimento postula il mancato esercizio di una potestà amministrativa di natura discrezionale. Il silenzio sull’istanza di accertamento di conformità urbanistica non potrebbe quindi mai essere considerato come semplice silenzio inadempimento, trattandosi – come più sopra si è fatto cenno – di accertamento riguardante una valutazione doverosa e vincolata, essenzialmente priva di contenuti discrezionali, avente ad oggetto la realizzazione di un assetto di interessi già prefigurato dalla disciplina urbanistica applicabile. Sul piano logico poi, come è stato già notato, non appare comunque ragionevole imporre all’Amministrazione un obbligo di pronuncia espressa in relazione ad un’istanza “del privato che, violando la legge, ha omesso di chiedere preventivamente il permesso di costruire ed ha in via di fatto realizzato la sua pretesa edificatoria sottraendosi al previo controllo di conformità alla pianificazione urbanistica” (in tal senso, T.A.R. Campania, Sezione I, n.7952/2003). In conclusione, è innegabile che ricorra nella specie, in applicazione di tutti i canoni ermeneutici, un’ipotesi di silenzio significativo, con l’attribuzione, per legge, al comportamento omissivo dell’Amministrazione di un preciso significato: la reiezione della richiesta di conformità avanzata dal privato. Pertanto, una volta decorso il termine di 60 giorni, si forma il silenzio-diniego, che può essere impugnato dall’interessato in sede giurisdizionale nel prescritto termine decadenziale di sessanta giorni, alla stessa stregua di un comune provvedimento, senza che però possano ravvisarsi in esso i vizi formali propri degli atti, quali i difetti di procedura o la mancanza di motivazione. Per completezza espositiva, occorre evidenziare che la configurazione dell’istituto in esame quale silenzio-diniego non è venuta meno per effetto del sopravvenuto intervento normativo di cui al D.P.R. 6 giugno 2001, n.380, atteso che l’art.36 del cennato T.U. ha mantenuto la stessa configurazione prevista dall’abrogato art.13, 2° comma, L. n.47/85, dal momento che ha stabilito, al comma 3°, che “sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia, con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata”. Per converso, l’obbligo di “adeguata motivazione” non può che riguardare, nella formulazione della norma, l’ipotesi in cui l’Amministrazione ritenga di accogliere la richiesta di accertamento di conformità. L’imposizione di siffatto obbligo, in tale caso, appare altresì coerente con la ragione dell’istituto: trattandosi di sanare ex post un abuso edilizio, la P.A. non può sottrarsi – nell’interesse dell’intera collettività e degli eventuali proprietari confinanti – all’onere di specifica e puntuale esposizione delle ragioni, in fatto e in diritto, che consentono di legittimare l’opera realizzata sine titulo. Il privato, peraltro, non vede diminuito il proprio diritto di difesa per il fatto di non potere dedurre il vizio di difetto di motivazione dell’impugnato silenzio-diniego, ben potendo allegare che l’istanza di sanatoria sia meritevole di accoglimento, per la sussistenza della prescritta doppia conformità delle opere abusive realizzate, adducendo – s’intende – un valido principio di prova. 4. Venendo al caso di specie, il Collegio osserva che il ricorrente non ha in alcun modo assolto all’onere di allegazione probatoria, essendosi limitato a dedurre genericamente ed apoditticamente la conformità urbanistica delle opere realizzate.  Da tutto quanto si è fin qui esposto consegue che il ricorso, affidato esclusivamente al presunto difetto di motivazione del silenzio,  è infondato e va pertanto respinto. Nulla va disposto sulle spese, stante la mancata costituzione dell’Amministraz......