"CONTRATTI DI QUARTIERE": E' COMPETENTE IL CONSIGLIO



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MANOVRA 2009: LE DISPOSIZIONI DEL DDL 23-9-2008



































































































Ethan Frome                         REPUBBLICA ITALIANA                                         N. 4104/08 REG.DEC.                 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                            N. 2653      REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale, (Quinta Sezione)         ANNO 2007 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 2653/2007 proposto dal Consorzio ARACNE S.c. a r.l. e dalla Soc. G.I.N. S.r.l., in persona dei rispettivi legale rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dagli avv.ti Salvatore Sica, Filippo Castaldi e Marcello Fortunato ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’avv. Lodovico Visone in Roma, via del Seminario nn. 113/116; contro il Comune di Eboli, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Rizzo e domiciliato elettivamente presso il sig. Alessandro Turco, in Roma, largo dei Lombardi, 4; per la riforma della sentenza n. 1311/2006 del 5 settembre 2006 pronunciata tra le parti dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, sezione staccata di Salerno, Sezione I. Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio della Amministrazione comunale intimata; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Relatore il cons. Nicola Russo e uditi alla pubblica udienza del giorno 24 giugno 2008 gli avvocati come da verbale d’udienza; Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue: FATTO           La causa concerne il “contratto di quartiere” sottoposto dalla s.c. a r.l. Consorzio Aracne e dalla G.I.N. s.r.l. al Comune di Eboli nell’ambito del programma di intervento previsto dalla legge 8 febbraio 2001, n. 21. La proposta riguarda in particolare il quartiere Sant’Andrea ed è stata avanzata a seguito dell’avviso pubblico approvato con delibera di Giunta n. 163 del 2004 nel quadro delle iniziative avviate in sostituzione della Regione Campania dall’allora Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.           La proposta dei ricorrenti mirava a qualificare l’area in questione con un complesso organizzato di interventi, destinati ad incidere sulla viabilità, sulla dotazione di parcheggi e di un’altra serie di infrastrutture a vocazione pubblica (scuola, parco); prevedeva inoltre la realizzazione di nuove abitazioni e di strutture di carattere commerciale. In sintesi, a prescindere da qualsiasi valutazione di merito ovviamente esulante dalla presente sede, l’iniziativa rispondeva esteriormente a quella idea di innovazione dell’ambiente urbano che sta alla base della filosofia dell’intervento legislativo considerato, il quale appunto (sulla falsariga dei cd. “contrats de ville” francesi) si propone di superare con modelli inusuali e sperimentali il degrado di talune aree di centri abitati.           Il Comune, con delibera di Giunta, non ha ammesso la proposta all’ulteriore corso del procedimento, destinato a snodarsi, dopo la fase comunale, davanti al Ministero. La ragione della scelta del Comune risiede, principalmente, nel duplice rilievo che l’area denominata Sant’Andrea non sarebbe ancora configurabile come quartiere e che l’intervento proposto non prevede interventi sugli edifici esistenti ma nuove attività, oltretutto su aree delle quali il proponente non vanta alcuna disponibilità giuridica.           L’impugnazione proposta davanti al TAR Campania, Sede di Salerno, Sez. I, è stata respinta con sentenza n. 1311/2006. Secondo il primo giudice non sarebbe stato ravvisabile il denunziato vizio di incompetenza ad opera della Giunta perché l’intervento non avrebbe natura urbanistica e, in ogni caso, l’iniziativa medesima non corrisponderebbe alla fisionomia del contratto di quartiere tracciata dal panorama normativo di riferimento perché, mentre quest’ultimo impone la riqualificazione di aree già edificate e degradate, la proposta della parte si sostanzia nell’idea di urbanizzare un’area di completamento tuttora prevalentemente libera da edifici.           La sentenza è stata ritualmente impugnata dagli originari ricorrenti;  resiste l’Amministrazione intimata. Deducono in primo luogo gli appellanti che la competenza del Consiglio comunale, e non della Giunta, discenderebbe chiaramente dall’oggetto del programma dei contratti di quartiere, i quali risultano obiettivamente destinati ad imprimere un nuovo assetto al territorio di volta in volta considerato, cosicché non v’è dubbio che si tratti di attività destinate ad avere concreto rilievo sul piano urbanistico. Per quanto concerne il merito, premettono che l’area Sant’Andrea è identificata come quartiere dalla stessa Amministrazione comunale (G.M. 18 marzo 2004, n. 74) e che la stessa risulta ubicata tra i nuclei abitati del centro urbano. Aggiungono che la prospettiva assunta dall’Amministrazione, prima, e dalla sentenza impugnata, poi, circa l’identità dei cd. contratti di quartiere risulta erronea: per stabilire se ci si trova di fronte ad una proposta sussumibile nello schema legale, sostengono gli appellanti medesimi, non si deve indagare, secondo una visione prettamente edilizia, se l’intervento proponga o meno il recupero di fabbricati esistenti e degradati ma, in un’ottica più generale, occorre stabilire se l’iniziativa prospettata, collocata nel complessivo contesto urbano, sia tale da conferire a questo un modello più vivibile, dotato di infrastrutture, capace di valorizzare le risorse storiche e ambientali, idoneo a sostenere l’occupazione e, in un’ultima analisi, capace di favorire l’integrazione sociale e l’adeguamento dell’offerta abitativa.           L’Amministrazione eccepisce innanzitutto l’inammissibilità dell’appello che non conterrebbe motivi di censura al ragionamento del primo giudice e si risolverebbe in una mera riproposizione dei motivi di ricorso da quello già disattesi. Nel merito, ribadisce che alcuna competenza può spettare in materia al Consiglio comunale e insiste nel concetto che nessun contratto di quartiere è neppure teoricamente ipotizzabile in un’area ove non vi è abilitabilità perché ciò esclude in radice la possibilità di parlare di un contesto di edilizia degradata.           Gli appellanti ripropongono poi la domanda di risarcimento già avanzata in primo grado, allegando apposita perizia. La circostanza che per effetto dell’arresto procedimentale imposto dal Comune l’iniziativa non possa avere più seguito (stante l’esistenza di termini rigorosi di inoltro da parte del......