CONTROLLO REQUISITI ANTIMAFIA



(continua a leggere)


ESCLUSIONE DI UN CANDIDATO DA UN CONCORSO PUBBLICO



































































































REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 6555/06 Reg.Dec. N. 12026 Reg.Ric. ANNO   2000 Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello 12026/2000 proposto dalle società Imprestrade s.r.l. ed Errichiello Costruzioni s.r.l., in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., rappresentate e difese dall’avv. Gabriele Casertano ed elettivamente domiciliate presso il suo studio, in Roma, via Oderisi da Gubbio n. 18; contro la Prefettura di Caserta, in persona del Prefetto pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, legale domiciliataria in Roma, Via dei Portoghesi n. 12; la T.A.V. - Treno Alta Velocità s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Luigi Piscitelli, ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’avv. Giuseppe Naccarato, in Roma, Lungotevere delle Navi n. 30; per l’annullamento e/o la riforma della sentenza n. 1882/2000 con la quale il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, sez. I, ha respinto il ricorso proposto dall’odierno appellante avverso le note della Prefettura di Caserta nn. 1288/96 e 5128/96 del 28.10.1998 e la comunicazione del 30.11.1998 con la quale la Treno Alta  Velocità s.p.a  disponeva, a seguito di tali note, la revoca dell’autorizzazione al subappalto. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio delle parti in epigrafe specificate; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti di causa; Alla pubblica udienza del 21 aprile 2006 relatore il Consigliere Francesco Caringella. Uditi l’avv. Francesco Casertano per delega dell’avv. Gabriele Casertano, l’avv. dello Stato Saulino e l’avv. Sorrentino per delega dell’avv. Piscitelli; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO E DIRITTO 1. Con la sentenza appellata i Primi Giudici hanno respinto il  ricorso proposto dalle società odiernamente appellanti avverso le note interdittive antimafia rese dalla Prefettura di Caserta e la conseguente determinazione con la quale la TAV ha comunicato al proprio general contractor (società italiana per le condotte d’acqua) la revoca della autorizzazione al subappalto in favore dell’Ati costituita all’uopo per l’appunto dalle società Imprestrade s.r.l. ed Errichiello Cstruzioni s.r.l. Le parti appellanti contestano gli argomenti posti a fondamento del decisum. Resistono l’Amministrazione dell’Interno e TAV. s.p.a. Le parti hanno affidato al deposito di memorie l’ulteriore illustrazione delle rispettive tesi difensive. Alla pubblica udienza del 21 aprile 2006 la causa è stata trattenuta per la decisione.   2. L’appello è infondato. 2.1. Alla prima censura con la quale si deduce la violazione delle disposizioni in tema di comunicazione dell’avvio del procedimento è sufficiente replicare con il richiamo del consolidato e condivisibile orientamento interpretativo alla stregua del quale l’amministrazione è esonerata dall'onere di comunicazione di cui all'art. 7 l. 7 agosto 1990 n. 241 relativamente all'informativa antimafia ed al successivo provvedimento di revoca delle autorizzazioni al subappalto rilasciate nei confronti della società ricorrente, atteso che si tratta di procedimento in materia di tutela antimafia, come tale caratterizzato da riservatezza ed urgenza (vedi Cons. Stato, sez. IV, 11 febbraio 1999, n. 150; sez. V 28 febbraio 2006, n. 851).  Si deve soggiungere che le società odierne appellanti erano a conoscenza della facoltà contrattualmente riconosciuta al committente ed al consorzio di verificare la sussistenza dei requisiti antimafia anche in corso di svolgimento del rapporto. 2.2. Non coglie nel segno neanche il successivo motivo di appello con il quale le parti ricorrenti deducono sostanzialmente il difetto di motivazione che affliggerebbe l’informativa antimafia  resa dalla Prefettura, che non andrebbe al di là di una mera reiterazione della formula di legge senza essere corroborata dall’invero necessaria analisi della concordanza degli esiti degli accertamenti svolti. L’analisi dell’ampio preambolo dell’informativa del 26 ottobre 1998, ove si richiamano tutte le informative acquisite nel corso dell’istruttoria (si vedano in particolare le informazioni  di organi di polizia giudiziaria, della Guarda di Finanza e della D.D.A. di Napoli) , consente di reputare integrata una motivazione per relationem  idonea, ai sensi dell’art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241,  a rendere conto degli elementi posti a fondamento della determinazione finale. Segnatamente dalle informazioni dei citati organi investigativi emergono elementi di varia natura che mettono in luce il coinvolgimento delle parti appellanti, mediante società collegate, in attività a rischio di contiguità con il fenomeno camorristico, anche sotto il profilo della soggiacenza, in guisa da evidenziare le esigenze cautelar-preventive perseguite dalla normativa in materia. L’analitica disamina, in chiave garantistica, svolta dalle parti appellanti in ordine agli elementi di sospetto riscontrati nei confronti dei legali  rappresentanti e del direttore tecnico delle ditte in esame mirano ad un non consentito sindacato di merito della valutazione di merito non irragionevolmente svolta dall’amministrazione competente in un terreno caratterizzato da spiccati e peculiari profili di discrezionalità. E tanto specie se si tiene conto, per un verso, del principio giurisprudenziale secondo cui, per il rilievo degli interessi implicati, le informative di che trattasi sono ispirate ad un’esigenza di una anticipazione della soglia di difesa sociale che  prescinde da soglie di rilevanza probatorie tipiche del diritto penale, per valutare l’affidabilità dell’impresa affidataria dei lavori, complessivamente intesa (Cons. Stato, Sez. VI,  14 gennaio 2002, n. 149); per altro verso, della non sindacabilità giurisdizionale di valutazioni schiettamente discrezionali riservate all’amministrazione, ove non inficiate da profili di illogicità e di travisamento. All’accento posto dall’appellante sulla favorevole pronuncia emessa dalla Corte di Cassazione in merito alla posizione di Vigliotta Pierluigi (genero di Errichiello Enrico), arrestato nel 1997 per vicende relative appunto ad appalti TAV, si deve replicare che, secondo l’orientamento della Sezione (decisione 7619/2005), anche la prova dell’assoggettamento di un imprenditore alle pressioni camorristiche da cui trae giovamento economico evidenzia la ricorrenza del tentativo di ingerenza della criminalità organizzata al quale la norma collega l’applicazione della misura interdittiva di che trattasi. L’accertamento penale di una contiguità soggiacente,  potenzialmente foriera di vantaggi economici, dà infatti plastica evidenza della permeabilità delle imprese alla infiltrazioni malavitose corroborando la ricorrenza del presupposto cui la normativa ricollega l’adozione della misura interdittiva. Va considerato che la ratio della normativa di prevenzione di cui si discorre consente di attribuire rilievo anche a condotte di sudditanza e di soggezione che, pur non essendo penalmente rilevanti, denunciano l’incapacità di reagire alle pressioni malavitose e, con essa, l’oggettivo contributo al perseguimento dei fini criminosi delle associazioni criminali nel perseguimento dei fini delittuosi  che la legislazione mira a contrastare, nella ricordata logica preventiva e cautelare,  con l’informativa interdittiva. Si deve soggiungere, per un verso, che il Prefetto, lungi dall’adagiarsi sugli esiti dei pregressi accertamenti, ha svolto ulteriori verifiche, provvedendo alla nomina di apposita commissione ex artt. 1 e 1 bis del d.l. n. 692/1982, all’audizione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica ed all’acquisizione di numerosi rapporti della Guardia di Finanza e dei Carabinieri; per altro verso, che non risulta decisiva l’inesistenza di uno stretto rapporto di parentela tra i soci della Errichiello ed i soggetti indicati nelle informazioni prefettizie, se si considera che, in  base a consolidata giurisprudenza, le informazioni prefettizie, coerentemente con la ratio preventiva e cautelare che permea  la normativa in esame, possono riguardare “chiunque risulti possa determinare in qualsiasi modo scelte o indirizzi dell’impresa”.