CORRETTO ITER DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE



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SEGRETARIO/DIRETTORE NEI PICCOLI ENTI



































































































N N. 06593/2009 REG.DEC. N. 03318/2005 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la presente   DECISIONE Sul ricorso numero di registro generale 3318 del 2005, proposto da: Ministero dell'Economia e delle Finanze, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Gen. dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi 12; Comando Generale G. di F.; contro Clemente Nicola, rappresentato e difeso dagli avv. Achille Carone Fabiani, Pietro Referza, con domicilio eletto presso Achille Carone Fabiani in Roma, via Silvio Pellico 44; per la riforma della sentenza del TAR ABRUZZO - L'AQUILA n. 00043/2005, resa tra le parti, concernente SANZIONE DISCIPLINARE DI N.2 GIORNI DI CONSEGNA, SCHEDA VALUTATIVA 1999 – 2000, MANCATA INCCLUSIONE QUADRO AVANZAMENTO AL GRADO DI M.LLO AIUTANTE ANNO 2000 E GIUDIZIO DI NON IDONEITA’ QUADRO AVANZAMENTO STESSO GRADO ANNO 2004 .   Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Viste le memorie difensive delle parti; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 29 settembre 2009 il cons. Armando Pozzi e uditi per le parti l'avv. dello Stato Greco e l’ avvocato Carone; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:   FATTO Il Maresciallo Capo della GdF Nicola C. è stato colpito dalla sanzione disciplinare di corpo della “ consegna “ di due giorni, irrogata con provvedimento del 10.11.1999. Il suddetto provvedimento disciplinare è stato così motivato :” Ispettore distaccato presso una Sezione di P.G., ottenuto il nulla osta dal Procuratore della Repubblica per partecipare alla frequenza di un corso presso un ‘università fuori sede, con il conseguente beneficio dei permessi fino ad un massimo di 150 ore all’anno, previsti dal D. P.R. 395/1995, ometteva di richiedere, gerarchicamente, la prescritta autorizzazione al comandante di Corpo, comunicando tale evento solamente dopo ben 17 giorni e, dunque, dopo aver preso parte a tre lezioni consecutive. Nonostante gli addebiti contestati, continuava a non osservare le disposizioni impartite dal Comando Generale provocando disservizi amministrativi”. La sanzione è stata impugnata innanzi al TAR Abruzzo, sez, Pescara, con quattro distinti motivi contenenti censure di ordine procedimentale e sostanziale. Con sentenza n. 43/2005 il Tribunale Amministrativo h accolto il ricorso. Lo stesso maresciallo ha altresì impugnato con altri distinti ricorsi i seguenti provvedimenti: a) scheda valutativa per il periodo 16.3.1999 – 15.3.2000, scheda valutativa esaminata nella procedura di avanzamento al grado di m.llo aiutante, provvedimento di iscrizione al n. 1568 del quadro di avanzamento anno 2000 per il predetto grado ( posizione non utile ). Anche tali provvedimento sono stati annullati con la medesima sentenza, previa riunione di tutti i ricorsi. Avverso la predetta sentenza del TAR Abruzzo ha proposto appello l’amministrazione, formulando sei distinti motivi, corredati da ampia citazioni di giurisprudenza, così sintetizzabili: 1) nella sostanza la c.d. “ richiesta di chiarimenti “, a differenza di quanto ritenuto dal TAR è stata una vera e propria contestazione degli addebiti, chiara e precisa; 2) la scelta del tipo ed entità di sanzione applicata è stata il frutto dell’ampia discrezionalità di cui gode l’amministrazione in materia; 3 ) il provvedimento disciplinare è stato ampiamente motivato; 4 ) la scheda valutativa annuale 1999 – 2000 corrisponde al profilo di carriera del sottufficiale, sul quale non possono avere effetti dirimenti o vincolanti gli elementi di giudizio, pur favorevoli e lusinghieri, espressi dal Procuratore della Repubblica presso il cui ufficio era addetto il militare; 5 ) nella procedura di avanzamento la commissione giudicatrice si è attenuta scrupolosamente alle regole procedimentali fissate dal D. M. 17.1.2002, n. 58 tenendo conto dei documenti caratteristici aggiornati e dei precedenti di servizio, tra i quali si doveva annotare una sanzione disciplinare ed una scheda valutativa con giudizio finale di “ superiore alla media”; 6 ) la commissione si è attenuta a quanto disposto dall’art. 57 del d. lgs. n. 199 del 1995, formulando un giudizio storico complessivo su tutti i fatti pregrtessi di servizio, fra i quali non poteva non tener conto della sanzione disciplinare e i giudizi non superlativi espressi nella scheda valutativa. DIRITTO 1 - L’appello dell’amministrazione non è fondato. Quanto alla sanzione di corpo irrogata all’appellato, essa è stata adottata in spregio alle garanzie di ordine procedimentale predisposte dal legislatore. In particolare, l’articolo 59 del regolamento di disciplina militare di cui al DPR n. 545 del 1986 stabilisce – secondo uno schema procedimentale tipico e comune a tutti i settori disciplinari del lavoro privato e pubblico – che “ Il procedimento disciplinare deve essere instaurato senza ritardo e svolgersi oralmente attraverso le seguenti fasi: a) contestazione degli addebiti;.……”. Come tutti i procedimenti disciplinari, quindi, anche per quello dell’ordinamento militarizzato della GdF l’atto iniziale di esso è costituito dalla contestazione degli illeciti che si imputano al militare.   2 - La contestazione, per radicata giurisprudenza, deve rispondere ai criteri redazionali della chiarezza e completezza espositiva in merito al tipo di potere sanzionatorio che si potrà adottare , dei comportamenti contestati e delle fonti regolatrici che li individuano come illeciti; tali criteri sono ben evidenziati, peraltro, nell’art. 58 dello stesso regolamento di disciplina del 1986, per il quale il superiore che rileva l’infrazione deve redigere congruo rapporto che deve indicare “ con chiarezza e concisione ogni elemento di fatto obiettivo, utile a configurare esattamente l'infrazione “. 3 - Al di là, comunque, di discipline di settore i citati criteri sono ben desumibili da un principio fondamentale dell'ordinamento disciplinare del pubblico impiego. Nei giudizi disciplinari, infatti, la garanzia costituzionale non solo del diritto di difesa dell'incolpato ma anche di buon andamento e di imparzialità ( quest’ultimo sotto il profilo di equità e rispetto della dignità del lavoratore ) comporta, fra l'altro, che l'interessato abbia diritto di essere adeguatamente informato tanto dell'instaurazione e dello svolgimento del procedimento quanto del contenuto degli addebiti, con la duplice conseguenza del sorgere di corrispondenti obblighi a carico del soggetto che inizi il procedimento, e della delimitazione del giudizio in relazione al contenuto della contestazione; sicché, ad esempio, è illegittima l'irrogazione della sanzione per fatti diversi da quelli contestati (cfr. Cons. Stato, sez. V, 14 febbraio 2003, n. 801; Cass., sez. un., 27 settembre 1997, n. 9501).   4 - Il principio di specificazione della contestazione riveste una rilevante importanza anche sul piano strettamente pratico. Infatti, è esclusivamente con riguardo al contenuto della contestazione degli addebiti formalmente rivolta al pubblico dipendente inquisito che, ad esempio, può essere valutata l'identità di due procedimenti disciplinari, al fine di assicurare il rispetto del principio ne bis in idem; sotto questo profilo va presa in considerazione solamente la contestazione di condotte dell'inquisito nuove, diverse ed aggiuntive rispetto a quelle inizialmente supposte a suo carico, a nulla rilevando l'emergere di nuovi elementi di prova (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 3 febbraio1992, n. 138).   5 - Inoltre, essa può sopperire alla incompleta tipizzazione normativa delle varie fattispecie di illecito disciplinare con la rigorosa indicazione della specifica natura della condotta e del profilo sotto cui essa viene addebitata, in modo che possa essere agevolmente individuato dall'incolpato il particolare angolo visuale dal quale la sua condotta do......