DANNI DA OMESSA MANUTANZIONE



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Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 30 novembre 2006-2 marzo 2007 n Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 30 novembre 2006-2 marzo 2007 n. 4962 Presidente Duva - Relatore Petti Svolgimento del processo Con citazione del 10 giugno 1991 Rossetti Stefano, nella veste di danneggiato, convenne dinanzi al tribunale di Roma il comune di Roma e ne chiese la condanna al risarcimento di tutti i danni, morali, biologici e patrimoniali conseguenti ad un gravissimo incidente avvenuto in Roma sul viale Marco Polo alle ore 20 del 19 dicembre 1990, mentre a bordo di una moto, era finito in una buca, sbandando e riportando lesioni gravissime con amputazione subtotale dello arto inferiore destro. Il Comune si costituiva e contestava il fondamento della domanda, sostenendo che l'incidente era stato determinato dalla velocità eccessiva della moto. Era chiamata in lite la società Costruzioni Mambrini Spa, in garanzia per il Comune, quale impresa tenuta alla manutenzione della strada. L'impresa si costituiva aderendo alle tesi del comune; il Rossetti estendeva la domanda anche nei confronti della società. Il Tribunale di Roma con sentenza del 2 dicembre 1997 rigettava la domanda del Rossetti, ritenendolo responsabile dell'incidente occorsogli. La decisione era appellata dal Rossetti che ne chiedeva la riforma anche sul rilievo della responsabilità per custodia ai sensi dell'articolo 2051 Cc. Si costituivano il Comune e la società Mambrini chiedendo il rigetto del gravame. La Corte di appello di Roma, con sentenza del 18 novembre 2002 così decideva: 1. accoglie per quanto di ragione l'appello del Rossetti, ed accerta la responsabilità del comune, ai sensi dell'articolo 2043 Cc nella misura del 50% ritenendo il concorso del Rossetti nella stessa misura; 2. condanna il Comune al risarcimento dei danni, quantificati in euro 307.029,20, con interessi legali dalla sentenza al soddisfo; 3. condanna il comune alla rifusione delle spese dei due gradi in favore del Rossetti; 4. condanna il Comune ed il Rossetti a rifondere alla società Mambrini le spese dei due gradi dei giudizio (sul rilievo della inefficacia della estensione della domanda risarcitoria al terzo chiamato in garanzia). Contro la decisione hanno proposto: A. Ricorso principale (5954/03 not. 20 febbraio 2003) il Comune di Roma, affidato ad unico articolato motivo in punto di imputabilità dell'illecito e di prevedibilità della insidia e in punto di responsabilità esclusiva del motociclista; B. Ricorso incidentale (8969/05 not. 3 marzo 2003) il Rossetti, affidato a due motivi, illustrati da memoria. I ricorsi sono stati previamente riuniti. Motivi della decisione Merita accoglimento il primo motivo del ricorso incidentale, assorbiti il secondo e il ricorso principale, per le seguenti considerazioni. Precede l'esame del primo motivo del ricorso incidentale che pone una questione pregiudiziale per la qualificazione della responsabilità civile e dell'eventuale concorso di colpe. A. Esame del ricorso incidentale del Rossetti. Il ricorso del Rossetti si articola in due motivi, di cui il primo si pone in rapporto pregiudiziale rispetto alla disciplina della responsabilità civile della pubblica amministrazione in relazione alla gestione del bene demaniale stradale. La soluzione di tale questione ha, in concreto, una decisiva rilevanza rispetto alla gradata domanda di responsabilità ai fini della figura generale dell'illecito civile di cui all'articolo 2043 Cc, non senza rilevare, sistematicamente, che tutte le figure di illecito incluse nel titolo IX del libro quarto del codice civile, si riconducono ad un modello unitario di illecito civile caratterizzato dalla esistenza del danno ingiusto. Tale modello distingue il Cc italiano dai codici francese e tedesco e da altri codici europei, ma è accettato ed applicato dalle Corti europee di giustizia, sia per le componenti strutturali e le imputabilità soggettive ed oggettive, sia per la ingiustizia del danno (che include la lesione dei diritti inviolabili dell'uomo), (cfr: Corte di Lussemburgo Ce, sentenza del 30 settembre 2003 in causa C 224 01 Kobler contro Austria). La questione pregiudiziale è dunque la seguente: se, deducendosi da parte dell'utente della strada, una richiesta di risarcimento dei danni determinati da una situazione di pericolosità esistente nella strada, per la presenza di buche o di trabocchetti o di qualsiasi altra situazione di rischio per la sicurezza, si debba far capo alla norma speciale che aggrava la responsabilità del soggetto agente cui si imputa il danno (nella specie il Comune, custode del demanio stradale comunale) o se invece si possa far capo alla norma generale del neminem laedere e privilegiare la presenza della insidia o del trabocchetto, secondo le note della imprevedibilità (nota soggettiva che attiene alla conoscenza del pericolo) o della imprevedibilità (nota oggettiva del rischio come fattore determinante dell'incidente). Si tratta di una questione largamente disputata in dottrina e in giurisprudenza, ma che ha trovato una ragionevole soluzione a partire dalla pronuncia della Corte Costituzionale nella sentenza 156/99, che ha mantenuto fermo l'impianto codicistico degli articoli 2043 e 2051 in correlazione con il concorso di colpa della vittima, proponendone una lettura di ragionevolezza costituzionale. È da tale decisione interpretativa di rigetto, che questa Corte ha tratto spunto per enunciare principi evolutivi di diritto, sino alla sentenza 15383/06, la quale per la ricchezza degli argomenti, costituisce un punto di arrivo sistematico, indispensabile per la soluzione della problematica in esame. Sostiene il ricorrente nel primo motivo, che il giudice dell'appello ha compiuto un error in procedendo disapplicando la disciplina speciale dell'articolo 2051 Cc, sul rilievo astratto, della mancanza nel Comune dello status di custode, sulla base delle norme di attribuzione del demanio comunale stradale, e ciò in relazione al rilievo, sempre astratto, della inesigibilità della custodia in relazione al dimensionamento della rete stradale comunale della metropoli romana. Sostiene ancora il ricorrente, nel corpo del motivo, che l'error in iudicando, per la errata disapplicazione della norma speciale, si riverbera sulla insufficienza della motivazione, che trascura gli elementi concreti di valutazione da cui desumere che il Comune di Roma aveva esercitato la custodia sul tratto di strada incidentato, affidando la manutenzione ad una ditta specializzata, che non aveva adempiuto agli obblighi di riparazione o segnalazione del pericolo esistente. Sul punto il ricorso è analitico e dotato di autosufficienza, indicando anche la parte della motivazione che reca l'errore ed il vizio della motivazione. La corte di appello infatti afferma (ff 6 e 7 della motivazione) che l'applicazione della norma speciale della responsabilità per custodia si applica anche agli enti pubblici, oltre che ai custodi privati, ma con una linea di discrimine in astratto, non essendo esigibile una condotta di custodia (e quindi un potere di custodia) da parte di chi deve gestire un bene demaniale di grandi dimensioni (come una rete stradale, ed aggiungiamo per migliore riflessione, la rete elettrica, le condutture di gas, la rete fognaria, la metropolitana e via di seguito). Tale concezione che riposa su un orientamento favorevole alle pubbliche amministrazioni, ma precedente all'arresto evolutivo della Corte Costituzionale, è tuttavia discriminante, creando una esimente esterna alla titolarità del bene demaniale e della sua gestione, che appunto rende inapplicabile la norma speciale, di cui solo in tesi si ammette la generalità di applicazione ad un soggetto agente qualificabile come custode. La decisione ultima della Cassazione, che questa Corte condivide (Cassazione 15383/06) pone in evidenza due importanti punti sistematici, di intepretazione e di adattamento della norma alla fattispecie concreta: a) il primo punto, sistematico interpretativo, definisce la natura oggettiva della responsabilità imputata al custode ai sensi dell'articolo 2051, in relazione al danno ingiusto derivato dalla cosa in custodia. Tale interpretazione non urta contro la ricostruzione unitaria della fattispecie dell'illecito civile, ma evidenzia un orientamento più favorevole alla vittima, che aggrava l'onere probatorio del soggetto agente (il custode) consentendo, come causa di esonero, la rigorosa prova del caso fortuito. Il caso fortuito rompe infatti il nesso di causalità, mentre non incide sulla imputabilità soggettiva, che nella colpa oggettiva è presunta; b) il secondo punto, sempre sistematico interpretativo, concerne la precisazione concettuale del custode, come titolare del potere di custodia (di diritto ma anche come disponibilità di fatto), ed è potere funzionale, potere esigibile, ma tale funzione ed esigibilità deve essere valutata in concreto, e non tradursi in un principio astratto di esenzione di una parte forte (concessionario di autostrada, ente pubblico territoriale con gestione della rete stradale di appartenenza, o di altro servizio pubblico o di bene demaniale). Questo potere di accertamento della qualità e quantità di custodia, appartiene alla cognizione del giudice che deve applicare la norma ed il suo ambito, senza creare posizioni di vantaggio per la parte danneggiante, ma secondo un prudente apprezzamento delle circostanze e tenendo conto che la norma pone un rilevante onere della prova a carico della parte che risponde della responsabilità oggettiva. In relazione a tali due punti decisivi, il primo di ordine concettuale sistematico, ed il secondo di ordine strutturale per la individuazione del soggetto agente, emergono, come segnalato dal ricorrente e dallo stesso Procuratore generale, errores in iudicando contestuali al vizio della motivazione ed alla omessa considerazione del rilevante materiale probatorio in ordine alle responsabilità del Comune o del Municipio entro il quale era dislocata la strada dissestata. Il Comune, sin dal primo atto difensivo, ammette la custodia, a tal punto che chiama in garanzia la ditta appaltatrice per la manutenzione della strada, contrattualmente responsabile e inadempiente. Il fatto che il Comune indichi erroneamente una ditta in luogo di altra, rivela solo il disordine amministrativo, e dunque buon gioco ha avuto la chiamata in lite, ormai estromessa (anche per la mancata impugnazione del ricorrente su tale punto). Se vi era stato un cantiere che aveva riparato la strada, come evidenziato anche dalle fotografie dei luoghi ad opera dei vigili comunali, il Comune aveva esercitato attivamente (anche se negligentemente) il potere di custodia, ma senza rimuovere lo stato di grave pericolo esistente, come dimostrato dal gravissimo incidente. Il Comune metropolitano di Roma, per il demanio stradale comunale (e non solo per questo) si avvale dell'opera dei diciannove municipi, dotati di autarchia e di vigili urbani, che quotidianamente percorrono le strade, non solo per dirigere il traffico o multare le soste vietate, ma per verificare la sicurezza del traffico, segnalare le emergenze e le buche, chiudere in tutto o in parte la viabilità. Nulla di tutto questo è avvenuto nel tratto stradale interessato da recenti lavori di manutenzione. Resta allora evidente, applicando i principi interpretativi appena richiamati, che vi era la prova in concreto della possibilità di custodia e di controllo sulla ditta appaltante i malfatti lavori di manutenzione. Tale accertamento delle qualità del soggetto titolare della custodia, e della praticabilità ed esigibilità della stessa, rendeva doverosa l'applicazione della norma speciale, che è in rapporto di applicazione diretta con la fattispecie in esame e non di alternanza rispetto alla diversa situazione del generico neminem laedere di cui all'articolo 2043 Cc. Dall'error in iudicando deriva, contestualmente, la errata motivazione ed il motivo, sollevato dalla vittima utente della strada comunale, deve essere accolto, con cassazione con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma, che si atterrà ai principi di diritto appena enunciati. B. La risoluzione della questione pregiudiziale determina conseguenze in ordine al secondo motivo del ricorso incidentale della vittima ed all'unico motivo del ricorso principale del Comune. La difesa del Rossetti deduce che se si applica la disciplina dell'articolo 2051, l'onere della prova del caso fortuito è completamente a carico del Comune, che non l'ha nemmeno tentato. Nessuna consulenza sulla cinematica dello incidente è stata compiuta, nessuna seria valutazione tecnica sulla velocità del mezzo, peraltro moderata, sulla base della deposizione testimoniale resa e della stessa ricostruzione proposta dalla Corte. Sostiene la difesa che, essendo certa la insidia, con le sue qualità di situazione di pericolo imprevedibile in prevenibile, solo il caso fortuito vale a interrompere il nesso di causalità, mentre il concorso di colpa è concettualmente antitetico con il caso fortuito, che è un evento totale, mentre il concorso è concausa. Orbene, anche tale problematica è di grande interesse ed è oggetto di dispute dottrinali, ma questa Corte ha da tempo ritenuto, per l'espresso richiamo contenuto dall'articolo 2056 all'articolo 1227, che il tema del concorso colposo del danneggiato nella produzione dell'evento di danno, investa anche il campo della responsabilità extracontrattuale, inclusa quella del custode (cfr: Cassazione 2763/97). Avendo inoltre la vittima dato in positivo la prova dell'esistenza della insidia stradale e del nesso di causalità. tra la buca e la perdita di controllo della moto, è onere del Comune dare la rigorosa prova di una concausa tale da influire sulla entità dei danni ai sensi del primo comma dell'articolo 1227 Cc (cfr. Cassazione 19653/04, Cassazione 14235/04). Il Comune a sua volta nel ricorso principale, piuttosto confuso nella correlazione sistematica tra articolo 2051 e 2043, cautelativamente contesta l'accertamento del nesso di causalità nella misura del 50%, dimenticando la propria responsabilità oggettiva e la prova certa dell'insida e del nesso causale. Sul punto la Corte ritiene che la evidente insufficienza e contraddittorietà della pur ampia motivazione, che considera in concreto il contributo causale del motociclista, ma senza spiegare le ragioni del pari concorso e le prove certe della velocità (in assenza di valutazioni cinematiche), conduca a ritenere assorbite tutte le censure dei ricorrenti, lasciandosi al giudice del riesame il compito di un prudente ma adeguatamente motivato giudizio sugli elementi di prova raccolti in relazione a tale tema decidendi. Consegue il rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma che si atterrà ai principi di diritto come sopra enunciati, applicando la disciplina speciale dell'articolo 2051 Cc, e valutando le prove dirette a dimostrare la esistenza di un concorso di colpa ai sensi dell'articolo 1227 primo comma Cc, in quanto richiamato dall'articolo 2056 Cc. Il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese di questo giudizio di cassazione. P.Q.M. Riunisce i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso incidentale, dichiara assorbito il secondo motivo del ricorso incidentale e assorbito il ricorso principale, cassa in relazione e rinvia anche per spese del giudizio di cassazione ad altra sezione della Corte d'appello di Roma.   ......