DANNO ERARIALE PER RITARDI NEL PAGAMENTO DI STATI DI AVANZAMENTO



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SCHEDE MONITORAGGIO SISTEMA VIGILANZA ANAGRAFICA



































































































* A cura dell’Ufficio Stampa * A cura dell’Ufficio Stampa     SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONE LOMBARDIA Presidente: G. Nicoletti – Relatore: G. Rossano IN FATTO Con sentenza n. 1876/99 pronunciata il 13 maggio 1999 e pubblicata il successivo 9 settembre il Tribunale di Monza condannava il Comune di Bovisio Masciago a corrispondere alla S.p.a. OMISSIS – realizzatrice di un centro sportivo comunale – la somma di lire 630.228.130 (oltre ad ulteriori interessi maturati su tale importo sino al suo soddisfo) a titolo di interessi moratori pel ritardato pagamento di somme correlate agli stati di avanzamento lavori ed al saldo del contratto di appalto dell’opera pubblica. Appellata la decisione di primo grado avanti la Corte d’Appello di Milano, ma non accolta l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva dell’atto impugnato, l’Amministrazione Civica deliberava il 12 luglio 2000 di pagare all’impresa OMISSIS la complessiva somma di lire 684.214.739, cui provvedeva con tre mandati del giorno successivo, riservandosene la ripetizione all’esito del giudizio. Sopravveniva il 5 giugno 2002 una bonaria definizione del contenzioso per effetto della quale la società privata assumeva impegno a realizzare, senza alcun corrispettivo, la ristrutturazione dell’impianto di atletica leggera del centro sportivo, comportante opere stimate in lire 358.760.160, accollandosi altresì IVA ed altri eventuali tributi. Dell’eseguito pagamento il Sindaco di Bovisio aveva notiziata la locale Procura il 6 dicembre 2000 ed il 10 luglio 2002 le dava contezza dell’intervenuta transazione che comportava per l’Ente Locale un nocumento pari alla differenza tra l’esborso sostenuto il 13 luglio 2000 ed il valore delle opere conseguite senza spesa per il Comune. Compiuta l’istruttoria di rito ed ottenuta dalla Sezione una proroga della scadenza di legge pel deposito della citazione in giudizio, resa necessaria da approfondimenti ed acquisizioni originate dall’escussione degli Amministratori civici, il 5 ottobre 2005 l’Ufficio requirente ha depositato l’atto introduttivo del procedimento finalizzato alla richiesta di condanna, a favore del Comune di Bovisio Masciago, della somma di Euro 191.496,70 (oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio) nei confronti dei quattordici indagati sunnominati. L’iniziativa assunta dall’Organo contabile viene chiaramente e diffusamente motivata in citazione con l’inosservanza da parte dei convenuti di regole fondamentali in tema di finanziamento di opere pubbliche rimaste inosservate, causatrici di ritardi nel pagamento degli stati di avanzamento lavori con il conseguente effetto di originare la maturazione dei gravosi interessi moratori e l’inevitabile soccombenza nella sede giudiziaria (foriera di ulteriore spesa per la pubblica Istituzione). A scapito di tutti gli indagati la Procura adduce la responsabilità dell’adozione tanto della deliberazione “di base” n. 110 del 23 novembre 1979 di aggiudicazione dell’appalto concorso (siccome incompleta nell’integrale finanziamento dell’opera) quanto delle successive tre delibere - n. 229 del 14 luglio 1980, n. 97 del 24 ottobre 1980 e n. 298 del 28 luglio 1981 – approvative di altrettante perizie suppletive e tutte antecedenti l’erogazione del mutuo a copertura dei correlati oneri avvenuta soltanto l’11 febbraio 1982: ove non bastasse il rilievo di natura finanziaria la Citante rimprovera l’adozione di tali tre atti siccome comportanti un “abnorme prolungamento dei tempi di realizzazione della struttura” e prevedenti una tempistica “assolutamente sproporzionata rispetto al valore delle opere da eseguire”. Nei confronti di altri Amministratori comunali compartecipi dell’adozione di due precedenti deliberazioni (nn.ri 42 e 43, entrambe in data 20 marzo 1979) attinenti la realizzazione dell’opera de qua la Procura ha ritenuto di archiviare gli atti e ciò perché l’approvazione del progetto - predisposto dall’Ufficio Tecnico del Comune a differenza di quello, poi recepito in sede di aggiudicazione dell’appalto concorso, fatto redigere dall’impresa OMISSIS – riposava sull’integrale copertura finanziaria della spesa in quella fase preventivata ed in effetti poi successivamente realizzata. Si sono ritualmente costituiti entro il termine fissato nella determinazione presidenziale che ha stabilito per il 23 febbraio 2006 l’udienza di trattazione del giudizio tutti i convenuti. Tenendo conto della cronologia di deposito degli atti di costituzione viene esaminata per prima la memoria prodotta il 31 gennaio 2006, nell’interesse del sig. A.R., dall’Avv. Marcantonio Guerritore: vi si evidenzia che alla scadenza della legislatura amministrativa apertasi nel giugno 1975 egli più non si ricandidò talchè dei quattro deliberati cui la Procura ascrive la “fons damni” soltanto uno (il n. 110 del 1979) lo vide compartecipe con conseguente irresponsabilità sua per le opere suppletive cantierate dopo l’uscita della scena amministrativa. Ma si esclude ogni suo coinvolgimento nelle “accusationes” della Procura quanto all’adozione del precedente atto consiliare (in ordine al quale l’Organo regionale di controllo nessun rilievo ebbe a sollevare) per difetto di colpa grave in conformità a pronunciati del Consiglio di Stato e dei TAR – oltreche della stessa Corte dei conti – aventi riconosciuto la legittimità del ricorso a mutui di futura contrazione per la copertura di spese correlate ad opere pubbliche da eseguire. Da ultimo si evidenzia che la richiesta di un mutuo dell’importo di 450 milioni, in luogo di quello deliberato per 300 milioni, fu iniziativa personale del Sindaco “pro tempore”. In considerazione dei loro contenuti sono suscettibili di unitario riferimento le memorie depositate il 2 febbraio 2006 dagli Avvocati Claudio Colombo e Filippo Carimati a beneficio dei sigg.ri C.D., P.S. e C.L., aventi perfetta identità di petitum: è preliminare la declaratoria di estinzione dell’azione per l’intervenuta prescrizione quinquennale dell’iniziativa coltivata dalla Procura e, quanto al merito, è domandata reiezione della richiesta  di condanna per insussistenza dei postulati di responsabilità amministrativa. In ordine all’eccepita tardività dell’attività accusatoria si fa rilevare che il presunto nocumento subìto dall’Ente Locale va fatto risalire al 12 settembre 1982 (data nella quale avvenne l’approvazione – con atto della Giunta Municipale n. 300 – del collaudo dei lavori e disposta la liquidazione del saldo definitivo trovante capienza nell’apposito capitolo di bilancio): a corroboro che tale debba essere il “dies a quo praescriptionis” è fatto richiamo a pronunciati, in similari fattispecie, della Corte dei conti. Viene poi evidenziato che, secondo le risultanze della consulenza tecnica cui si è attenuto il Tribunale condannando il Comune, alla data della revisione prezzi finale (vale a dire il 6 marzo 1984) il totale degli interessi legali dovuti all’impresa ascendeva a sole lire 36.795.861, laddove la lievitazione dell’onere per la P.A. va ascritta all’inerzia degli Amministratori sopravvenuti – compreso il Sindaco denunciante – e con essi dei funzionari comunali. Le memorie all’esame sottolineano che i deliberati cui la Citante ascrive l’insorgenza del rilevante danno erariale erano rispettosi della normativa al tempo vigente in tema di copertura dei contraendi oneri, così come comprovato dal superamento del loro vaglio da parte dell’Organo regionale di controllo, senza peraltro che vi siano state irregolari ordinazioni di spesa. Quanto poi alla “paternità” delle quattro deliberazioni de quibus i tre indagati puntualizzano, anche in ordine all’assunzione di responsabilità, che il C.D. partecipò alla sola adozione dell’atto n. 110, il P.S. soltanto a quelli n. 110 e n. 97 ed il C.L. infine non prese parte a quello n. 229. I restanti dieci convenuti hanno affidato le loro difese all’Avv. Giancarlo Tanzarella dal quale l’atto di costituzione in giudizio è stato depositato il 2 febbraio 2006. La memoria espone un ampio ventaglio di considerazioni, chiarimenti e precisazioni a confutazione delle tesi accusatorie e, peculiarmente, dei suoi cardini individuati nella “non corretta previsione della spesa complessiva dell’opera”, “nella ritardata richiesta del terzo mutuo con approvazione di tre perizie suppletive in epoca anteriore all’assenso all’erogazione del mutuo” e “nell’abnorme prolungamento dei tempi di realizzazione sproporzionati rispetto al valore delle eseguende opere”. Vengono, a tal proposito, indicate le ragioni motivanti richieste di mutuo di ammontare eccedente la spesa correlata all’appalto-concorso (a parte il quinto d’obbligo ex lege, la remunerazione della direzione lavori “esterna” laddove originariamente prevedevasi invece l’utilizzo – non costoso – dell’Ufficio Tecnico comunale e di poi l’acquisizione di aree a titolo oneroso e non gratuito (come invece primieramente previsto in virtù di loro cessione da parte della Montedison senza corrispettivo pel Comune) talchè occorse, in costanza di avviata opera, elevare da 300 a 450 milioni di lire il terzo dei tre mutui necessari all’integrale finanziamento dell’iniziativa. Si contesta inoltre che il ritardo nella richiesta del mutuo poi ottenuto abbia comportato di per sé nocumento all’Ente Locale, dovendosene semmai ricercare la causa nella circostanza che la Cassa DD.PP. abbia rinviato di un esercizio finanziario la sua disponibilità all’erogazione del prestito (nel frattempo, ripetesi, lievitato per obbiettive sopravvenute esigenze dell’Amministrazione). Quanto poi ai tempi di esecuzione – e pur ammettendo che il mutuo ancora non fosse stato concesso alla data di adozione della c.d. terza perizia di variante, ad onta delle sollecitazioni poste in essere dai Civici Amministratori – si evidenzia come non vi fosse una valida alternativa per la Pubblica Istituzione al lasciar proseguire i lavori accollandosi gli interessi di legge: fatto sta che, rispettato il termine prorogato di ultimazione dell’opera (17 luglio 1981), il 29 marzo 1982 il Comune seppe dell’intervenuta concessione del supporto finanziario ed il 12 luglio successivo approvò collaudo e revisione prezzi. La memoria contesta poi che agli incolpati possa ascriversi la violazione della pertinente normativa all’epoca vigente (peculiarmente gli articoli 252 e 253 del T.U.L.C.P. n. 383 del 1934): la progettazione dell’opera a farsi era......