DANNO ERARIALE PER TRANSAZIONE NON CORRETTA



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Acconto su erogazioni previste dal "Milleproroghe"



































































































SEZIONE SEZIONE ESITO NUMERO ANNO MATERIA PUBBLICAZIONE SECONDA APPELLO Sentenza 516 2010 Responsabilità 17-12-2010 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI II SEZIONE GIURISDIZIONALE CENTRALE D'APPELLO composta dai seguenti magistrati: dott. Sergio Maria Pisana                       Presidente dott. Stefano Imperiali                           Consigliere dott. Mario Pischedda                            Consigliere dott. Josef Hermann Rössler                   Consigliere relatore dott. Angela Silveri                               Consigliere uditi nella pubblica udienza del 23.11.2010 il consigliere relatore dott. Josef Hermann Rössler, l’avv. Vincenzo Scorsone per la parte ricorrente e il rappresentante del P.M. V.P.G. dott. Antonio Ciaramella, ha pronunciato la seguente SENTENZA nel giudizio iscritto al n. 30728 del registro di segreteria, promosso dall’avv. Minucci Sabatino, rappresentato e difeso dagli avv.ti Vincenzo Scorsone e Elisabetta Sigillò ed elettivamente domiciliato in Roma, via Giuseppe Pisanelli n.4, con atto notificato in data 10.12.2007, per la revocazione della sentenza n. 3/2005 della Sezione seconda giurisdizionale centrale d'appello depositata in data 10.1.2005. FATTO          Con la sentenza in epigrafe la Seconda sezione giurisdizionale d’appello ha confermato la sentenza con la quale la Sezione giurisdizionale per la Puglia ha condannato Sabatino Minucci, nella sua qualità di responsabile dell'ufficio legale della Provincia di Bari, al pagamento della somma di Lit. 100 milioni a titolo di danno subito da tale ente per effetto di una transazione con la SIGMA UFFICIO s.r.l., per non avere il predetto funzionario adeguatamente e preventivamente verificato la veridicità delle poste contabili fatte valere dalla società nel prospetto transattivo, non operando la decurtazione di somme già a questa liquidate e consentendo il pagamento di un ulteriore importo a titolo di IVA non dovuto.          Con il gravame si prospetta l'errore di fatto nel quale sarebbe incorso il giudice d'appello per non avere considerato che all’atto della stipula della transazione operata con la società SIGMA era stata già considerata la decurtazione della somma di Lit. 128.909.100 relativa ai canoni di locazione del primo anno e corrisposta soltanto nel 1991, che non poteva quindi essere già detratta dall’estratto conto che reca la data anteriore del 29.11.1990. In ogni caso il totale della somma considerata a base della transazione era determinabile in complessive Lit. 1.587.575.630 dovendosi considerare anche i canoni locativi venuti a maturazione fino alla data di stipula della stessa. Infine si contesta l’affermazione del giudice d’appello, da considerarsi in palese contrasto con la realtà dei fatti, secondo la quale nei contratti “stipulati tra l’amministrazione provinciale di Bari e la Società” era anche prevista  “la cessione gratuita all’amministrazione provinciale dei beni noleggiati”.          Con note conclusionali del 20 gennaio 2009 il Procuratore generale, richiamando la normativa e la giurisprudenza in materia di errore di fatto costituente motivo di revocazione ai sensi dell'art. 395, n.4 c.p.c. ha confutato le argomentazioni del ricorrente, non ritenendo in alcun modo ravvisabile l'inesattezza della pronuncia impugnata, la quale si è limitata a censurare soltanto la mancata detrazione degli accessori da una voce di spesa già liquidata, nonché l'applicazione dell’IVA su una somma che doveva ritenersi già comprensiva della stessa imposta. DIRITTO Ai sensi dell’art. 68, comma 1, lett. a) del Testo unico delle leggi sull'ordinamento della Corte dei conti approvato con regio decreto 12 luglio 1934 n. 1214, integrate per effetto del rinvio, di cui all'art. 26 del regolamento di procedura di cui al regio decreto n. 1038/1933, dalle norme del codice di procedura civile e segnatamente dall'art. 395 n. 4 c.p.c., le decisioni della Corte possono essere impugnate per revocazione, quando vi sia stato errore di fatto e i fatti, di cui si lamenta l’erronea supposizione non abbiano costituito “un punto controverso sul quale la sentenza impugnata ebbe a pronunciare”. Per giurisprudenza consolidata l'errore di fatto deducibile con il rimedio della revocazione deve consistere in una mera svista materiale che ha indott......