DECADENZA DEL CONSIGLIERE E DIRITTO DI DIFESA



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CONSULTAZIONI 9 E 10 APRILE: RIMBORSO SPESE ELETTORALI



































































































REPUBBLICA ITALIANA N.                     REG. DEC. IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 119/2006  REG. RIC. IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE  PER LA CAMPANIA - SALERNO Seconda Sezione ANNO                                          composto dai Signori: Dott. Luigi Antonio ESPOSITO – Presidente Dott. Ferdinando MINICHINI – Consigliere Dott. Ezio FEDULLO – Primo referendario, relatore ha pronunciato, ai sensi dell’art. 21, comma X, l. 6 dicembre 1971 n. 1034, la seguente SENTENZA sul ricorso n. 119/2006, proposto da REGA Giovanni, rappresentato e difeso dall’Avv. Enzo Maria Marenghi, elettivamente domiciliato in Salerno, via Velia n. 15, presso lo studio del difensore; contro il Comune di LAURO, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’Avv. Andrea Abbamonte, elettivamente domiciliato in Cava de’ Tirreni, alla via G. Accarino n. 5, presso lo studio dell’Avv. Francesco Accarino; e nei confronti di SINISCALCHI Florisa, rappresentata e difesa dall’Avv. Pasquale Di Fruscio, elettivamente domiciliata in Pietramelara (CE), alla via San Pasquale n. 59, presso lo studio del difensore; per l’annullamento - della delibera consiliare n. 31 del 25.12.2005, avente ad oggetto la declaratoria di decadenza del ricorrente dalla carica di consigliere comunale e la conseguente surroga del predetto con la sig.ra Florisa Siniscalchi; - della delibera consiliare n. 3 del 17.1.2006, con la quale il ricorrente è stato dichiarato decaduto dalla carica di consigliere comunale in virtù dell’atto collettivo di dimissioni presentato in data 27.12.2005; - della nota prot. n. 9005 del 23.12.2005, con la quale si avvisa il ricorrente dell’avvio del procedimento di decadenza, invitandolo a partecipare alla seduta consiliare del 24.12.2005; - dell’avviso di convocazione del consiglio comunale per il giorno 24.12.2005 in prima convocazione e per il giorno 25.12.2005 in seconda convocazione; nonché per la condanna dell’amministrazione intimata al risarcimento dei danni sofferti dal ricorrente; Visti il ricorso ed i motivi aggiunti, con i relativi allegati; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Relatore alla udienza del 16 Febbraio 2006 il dott. Ezio FEDULLO; Uditi i difensori presenti come da verbale, anche in ordine alla sussistenza delle condizioni per la definizione del giudizio nel merito ai sensi dell’art. 21, comma X, l. 6 dicembre 1971 n. 1034; Rilevato che il ricorrente impugna le delibere con le quali il Consiglio comunale di Lauro, prima, lo ha dichiarato decaduto dalla carica di consigliere comunale, essendo egli stato assente a quattro sedute consiliari consecutive ed a complessive otto sedute consiliari nel corso dell’anno 2005 (delibera n. 31 del 25.12.2005), quindi, ha preso atto delle dimissioni da lui rassegnate in data 27.12.2005 (delibera n. 3 del 17.1.2006); Ritenuta la fondatezza della censura, mossa avverso la delibera n. 31/2005, con la quale viene lamentato il mancato rispetto delle garanzie partecipative assicurate dall’art. 21, comma 4, dello Statuto comunale, laddove prescrive che l’avvio del procedimento per la dichiarazione della decadenza del consigliere comunale, il quale non abbia partecipato a tre sedute consecutive oppure a cinque sedute nel corso dell’anno solare, deve essere accompagnato dall’avviso all’interessato “il quale può far pervenire le proprie osservazioni entro quindici giorni dalla notifica dell’avviso” stesso, termine trascorso il quale “la proposta di decadenza è sottoposta al Consiglio comunale”; Evidenziato al riguardo che al ricorrente è stata data notizia dell’avvio del procedimento di decadenza solo mediante l’avviso notificato il 23.12.2005, mentre la deliberazione con la quale è stata dichiarata la sua decadenza è stata adottata il 25.12.2005, in violazione del prescritto termine di quindici giorni; Ritenuto che l’assenza nel Regolamento del Consiglio comunale della previsione di analoga formalità partecipativa non rileva al fine di escludere la portata obbligatoria della citata disposizione statutaria, alla luce della funzione integrativa assolta dallo Statuto e della posizione subalterna occupata, nel complessivo assetto ordinamentale dell’ente locale, dalla fonte regolamentare rispetto a quella statutaria, ex art. 7, comma 1, d.lgs n. 267/2000; Considerato che la conoscenza acquisita dal ricorrente in ordine all’apertura del procedimento di decadenza, mediante l’avviso notificatogli in data 23.12.2005, non consente di affermare il raggiungimento per equipollente dello scopo al quale è preordinata la citata disposizione statutaria, dovendo ritenersi che essa, mediante la fissazione del termine di quindici giorni tra la notifica dell’avviso e l’assunzione della delibera dichiarativa della decadenza, abbia inteso garantire all’interessato uno spatium temporis minimo, indispensabile ai fini dell’apprestamento da parte sua degli adeguati mezzi difensivi; Ritenuto che non assume rilievo, al fine di escludere l’attitudine viziante della illustrata carenza procedimentale, la disposizione di cui all’art. 21 octies, comma 2, l. n. 241/1990, ai sensi del quale “non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”; Considerato infatti che, nonostante il carattere vincolato del potere inteso alla declaratoria della decadenza del consigliere comunale, l’impossibilità di determinare i contenuti dell’apporto giustificativo esprimibile dal ricorrente, ove gli fosse stato consentito di esercitare le facoltà partecipative assicurategli dalla menzionata previsione statutaria, non consente di affermare con sicurezza l’identità tra il contenuto dispositivo del provvedimento in concreto adottato e quello che sarebbe scaturito dal contraddittorio con l’interessato, ove correttamente instaurato nel rispetto delle inderogabili garanzie procedimentali sancite a livello statutario; Ritenuto che a diversa conclusione dovrebbe pervenirsi ove fosse predicabile l’onere del ricorrente di versare nel giudizio gli argomenti difensivi che non gli sia stato consentito di spendere in sede procedimentale; Ritenuto tuttavia che, laddove la legge ha inteso configurare un onere siffatto, ne ha chiaramente delineato i presupposti ed il contenuto, oltre ad individuare espressamente il soggetto al quale imputarlo (si veda, ad esempio, l’art. 21 octies, comma 2, secondo periodo: “il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell’avvio del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”); Considerato che il ricorso non è condizionato dall’esito della domanda di annullamento articolata con i motivi aggiunti avverso la deliber......