DIA: COMUNICAZIONE DEL MANCATO ACCOGLIMENTO



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LOMBARDIA/SOTTOTETTI SOLO SE PREVISTI NEGLI STRUMENTI URBANISTICI



































































































Ric Ric. n. 1785/2005                                               Sent 3418/05 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda Sezione, con l’intervento dei signori magistrati: Luigi Trivellato            Presidente Fulvio Rocco                        Consigliere, relatore Alessandra Farina                 Consigliere ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 1785/2005 proposto dalla S.A.S. VERDE SARA, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Livio Danni Lago, con domicilio presso la segreteria del T.A.R. ai sensi dell’art. 35 del R.D. 26.6.1924 n. 1054; CONTRO il Comune di Rosà in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Marcello Maria Fracanzani, con domicilio presso la segreteria del T.A.R. ai sensi dell’art. 35 del R.D. 26.6.1924 n. 1054; PER l'annullamento, previa sospensione dell'esecuzione, del provvedimento comunale 23.5.2005 n. 1468 con il quale si ordina di non effettuare l’intervento edilizio in quanto la Denuncia di Inizio Attività è sprovvista di documentazione. Visto il ricorso, notificato il 25.7.2005 e depositato presso la Segreteria il 27.7.2005, con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune intimato, depositato il 30.8.2005; Visti gli atti tutti di causa; Uditi alla camera di consiglio del 7 settembre 2005, convocata a’ sensi dell’art.. 21 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come integrato dall’art. 3 della L. 21 luglio 2000 n. 205 - relatore il Consigliere Fulvio Rocco - l’avv. Danni Lago per la parte ricorrente e l’avv. Fracanzani per il Comune intimato; Rilevata, a’ sensi dell’art. 26 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 così come integrato dall’art. 9 della L. 21 luglio 2000 n. 205, la completezza del contraddittorio processuale e ritenuto, a scioglimento della riserva espressa al riguardo, di poter decidere la causa con sentenza in forma semplificata; Richiamato in fatto quanto esposto nel ricorso e dalle parti nei loro scritti difensivi; considerato che si può prescindere dall’esame dell’eccezione preliminare di ammissibilità del ricorso, stante la sua infondatezza, per quanto qui di seguito specificato. 1) In via preliminare, va respinta la censura con la quale la ricorrente Società deduce l’avvenuta violazione dell’art. 10-bis della L. 7 agosto 1990 n. 241, introdotto per effetto dell’art. 6 della L. 11 febbraio 2005 n. 15. Invero, la disciplina testè richiamata prevede che “nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo. Dell'eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale”. Va soggiunto che l’ultimo periodo del medesimo articolo precisa che le surriportate disposizioni “non si applicano alle procedure concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti dagli enti previdenziali”: ma, ad avviso del Collegio, a tale elencazione non va riconosciuta natura tassativa, atteso che pure l’istituto della denuncia di inizio di attività, disciplinato dagli artt. 22 e 23 del T.U. approvato con D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, evidenzia profili di incompatibilità con le nuove norme di ordine generale dettate in tema di “comunicazione (preventiva) dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza”. Il Collegio, in tal senso, conferma anche nella presente fattispecie la propria adesione all’orientamento secondo il quale il procedimento segnatamente disciplinato dall’anzidetto art. 23 del T.U. 360 del 2001 si sostanzia nella formazione di un titolo ex lege (cfr., ad es., le sentenze della Sezione n. 3405 del 20 giugno 2003 e n. 2354 del 31 maggio 2005). Ciò, peraltro, non significa che agli effetti dell’adozione del provvedimento con il quale l’Amministrazione Comunale ordina al privato di non effettuare l’intervento da lui denunciato il provvedimento stesso debba essere preceduto dalla comunicazione di cui al predetto art. 10-bis. Osta in tal senso, ad avviso del Collegio, non solo la circostanza che la denuncia di inizio di attività non può, letteralmente, considerarsi una “istanza di parte”, ma anche – e soprattutto – la speciale disciplina “della notifica all'interessato” dell'“ordine motivato di non effettuare il previsto intervento”, contenuta dal comma 6 dell’articolo 23, dove già è prevista la motivazione dell’ordine inibitorio e dove viene assicurata una forma di confronto e di tutela del privato, a favore del quale viene comunque fatta “salva la facoltà di ripresentare la denuncia di inizio attività, con le modifiche o le integrazioni necessarie per renderla conforme alla normativa urbanistica ed edilizia”. 2) In via del tutto assorbente, va evidenziato – quindi – che la ricorrente Società non smentisce nell’atto introduttivo del presente giudizio la circostanza, dettagliatamente illustrata nella motivazione del provvedimento impugnato, che la denuncia di inizio di attività da essa presentata risulta priva di documentazione che non inerisce soltanto ai rapporti con i condomini, ma che intrinsecamente attiene anche alla stessa regolarità tecnica della costruzione e che risulta – pertanto – indispensabile per la legittimità e la liceità dell’attività edilizia che si intende porre in essere, come ad esempio il parere preventivo dei Vigili del Fuoco, la sicurezza degli impianti a’ sensi della L. 5 marzo 1990 n. 46 e succ. modd. e intt. A tale proposito, va ricordato che se un atto amministrativo è fondato su una pluralità di motivi, l'illegittimità di uno o di alcuni di essi non è sufficiente a determinarne l'annullamento, quando gli altri siano sufficienti a giustificare la decisione amministrativa adottata (cfr., ad es., ex multis Consiglio Stato, Sez. IV, 7 aprile 1998, n. 551): e in dipendenza di ciò, pertanto, l’impugnativa non può trovare – nella specie – accoglimento. Né può aderirsi alla richiesta della ricorrente, formalizzata all’odierna camera di consiglio, di rinunciare a far valere contestazioni sulle parti dispositive del provvedimento impugnato che non ineriscono alla rilevata assenza di un nulla-osta dei condomini ad eseguire le innovazioni, stante il fatto che il provvedimento stesso assume ex se natura inscindibile, certificatrice della sussistenza simultanea di una pluralità di inadempienze già prodottesi e che hanno giustificato l’emanazione dell’ordine di non eseguire i lavori Le spese e gli onorari del giudizio seguono la regola della soccombenza, e sono pertanto posti a carico