DIRETTORE GENERALE: DIRIGENTE A TUTTI GLI EFFETTI



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                        REPUBBLICA ITALIANA                               N. 5216/02 REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                        N. 8880 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,   Quinta  Sezione           ANNO 2001 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 8880 del 2001 proposto da Laura BONAFEDE, rappresentata e difesa dall’avv. prof. Federico Tedeschini, presso lo studio del quale è elettivamente domiciliata in Roma, Largo Messico n. 7, contro Comune di Roma, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Carlo Sportelli ed elettivamente domiciliato in Roma, Via del Tempio di Giove n. 21, presso l’Avvocatura Comunale, e nei confronti di Angelo Moretti, Paolo Bernardi, Pietro Di Girolamo, Antonio Di Maggio, Marco Giovagnorio, Angelo Giuliani, Rosa Mileto, Donatella Scafati, Roberto Stefano, Olivia Sordoni e Maurizio Sozi, tutti rappresentati e difesi dall'avv. prof. Marcello Clarich, con domicilio eletto in Roma, via del Quirinale 26, per l'annullamento della sentenza n. 1896 in data 1 febbraio 2001 pronunciata tra le parti dal Tribunale Amministrativo Regionale per Lazio, Sezione II bis; Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Roma e degli appellati; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Relatore il cons. Corrado Allegretta; Uditi alla pubblica udienza del 5 marzo 2002 gli avv.ti Tedeschini, Sportelli e Clarich; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue. FATTO L’appello è diretto all’annullamento della sentenza 1 febbraio 2001 n. 1896, con la quale il T.A.R. Lazio, sez. II bis, ha respinto il ricorso proposto dalla odierna appellante contro gli esiti della procedura concorsuale per il conferimento di dodici posti nel ruolo di dirigente della Polizia Municipale, indetta con bando pubblicato sulla G.U., serie speciale, n. 82 del 20 ottobre 1998 ed ogni altro atto, precedente o successivo, con espresso riferimento: a) all'elenco dei candidati ammessi alla prova orale, pubblicato in data 9 giugno 1999 presso la sede del Corpo della Polizia Municipale di Roma; b) alla deliberazione della Giunta Comunale con la quale è stata nominata la Commissione esaminatrice; c) all'art. 9 del regolamento concorsuale relativo all'accesso alla qualifica di Dirigente, adottato con deliberazione di Giunta prot. n. 5037 dell'11 novembre 1997; d) ai verbali redatti da tale Commissione. Il T.A.R. ha ritenuto infondato il primo motivo di ricorso, col quale l’interessata aveva dedotto l’illegittimità del provvedimento riguardante la propria esclusione dalle prove orali perché adottato da organo incompetente, in quanto presieduto dal Direttore generale anziché da un dirigente del Comune. Ha dichiarato inammissibili due motivi aggiunti depositati il 27 gennaio 1999, con i quali si contestava, rispettivamente, il giudizio espresso dalla commissione sugli elaborati scritti della ricorrente e l'attribuzione del punteggio per i titoli; nonché i motivi aggiunti depositati il 27 aprile 2000, con cui, da un lato, si censurava sotto il profilo della disparità di trattamento la valutazione delle suddette prove scritte, in comparazione con quelle di altri candidati e, dall’altro si lamentava la frettolosità dell'operato della commissione nella correzione degli elaborati. L’interessata ripropone gli argomenti dedotti in primo grado e contesta le ragioni sulle quali la sentenza appellata si fonda, chiedendo l’accoglimento dell’appello; con vittoria di spese, onorari e competenze di giudizio. In giudizio si sono costituiti il Comune appellato ed i controinteressati di primo grado, i quali hanno controdedotto al gravame, concludendo per la sua reiezione perché infondato; con le conseguenze di legge anche in ordine a spese e competenze di giudizio. La causa è stata trattata all’udienza pubblica del 5 marzo 2002, nella quale, sentiti i difensori presenti, il Collegio si è riservata la decisione. DIRITTO L’appello è infondato. Priva di fondamento è la censura con cui la ricorrente sostiene che il provvedimento che la esclude dalla fase concorsuale successiva alla prova scritta è viziato da incompetenza, in quanto adottato da una commissione presieduta dal Direttore generale del Comune, cosiddetto “city manager”, anziché da un dirigente. E tanto in violazione delle disposizioni dello stesso bando di concorso, dell'art. 9 del D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487, dell'art. 6 del D.Lgs 23 dicembre 1993 n. 546 e degli artt. 51 e 51 bis della legge 8 giugno 1990 n. 142, sul rilievo che la disciplina relativa al direttore generale disegna una figura del tutto distinta dai dirigenti di cui all'art. 51 e, in sostanza, il titolare di una carica politica. Valgano al riguardo le seguenti considerazioni. L'art. 9, comma 2, del D.P.R. 487/94, richiamato dal bando di concorso, dispone che “le commissioni esaminatrici di concorso sono composte da tecnici esperti nelle materie oggetto del concorso, scelti tra i funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime e non possono farne parte, ai sensi dell’art. 6 del decreto legislativo 23 dicembre 1993 n. 546, i componenti dell'organo di direzione politica dell'amministrazione interessata, coloro che ricoprano cariche politiche o che siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni o dalle associazioni professionali”. Per quanto concerne la loro presidenza, lo stesso comma stabilisce che compete “un dirigente generale o equiparato” e che “per gli enti territoriali la presidenza delle commissioni può essere assunta anche da un dirigente della stessa amministrazione o di altro ente territoriale”. E’ ben vero che, a norma dell'art. 51, terzo comma, lett. a) della legge 8 giugno 1990 n. 142, nel testo modificato dalla legge 15 maggio 1997 n. 127, spettano ai dirigenti degli Enti locali “tutti i compiti di attuazione degli obiettivi e dei programmi definiti con gli atti di indirizzo adottati dall'organo politico, tra i quali, in particolare, secondo le modalità stabilite dallo statuto o dai regolamenti dell'ente: a) la presidenza delle commissioni di gara e di concorso...”; e che ben altri, giusta l’art. 51 bis della stessa legge, sono i compiti del Direttore generale. Occorre, tuttavia, leggere la normativa dettata dai citati artt. 51 e 51 bis della legge n. 142 del 1990 alla luce del principio generale della distinzione tra politica e amministrazione, che informa la disciplina in materia di rapporti tra organi di governo dell'ente territoriale e organi di gestione, contenuta in termini più generali per le amministrazioni statali dal decreto legislativo 3 febbraio 1993 n. 29. Nei Comuni, gli organi politici di governo sono elencati dall'art. 30 della legge n. 142 del 1990 (oggi art. 36 del T.U. 18 agosto 2000 n. 267) e sono il Consiglio, la Giunta e il Sindaco, tutti strettamente legati da rapporto politico-rappresentativo alla collettività di cui l’Ente è esponenziale. Ad essi spettano, secondo le disposizioni legislative, statutarie e regolamentari, le funzioni di indirizzo politico-amministrativo; invece, la gestione e l'adozione degli atti amministrativi che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, preclusa agli organi di governo, è attribuita alla dirigenza articolata in una pluralità di figure: dirigenti di ruolo inseriti nella pianta organica, dirigenti assunti a contratto a tempo determinato anche al di fuori della pianta organica (art. 51, comma 5 bis), responsabili di uffici e servizi nei Comuni sprovvisti della qualifica di dirigente (art. 51, comma 3 bis). Deve ritenersi, tra l'altro, che la qualifica di “dirigente” sia stata utilizzata in senso del tutto generico dall’art. 9, comma 2, D.P.R. n. 487/94 nell’attribuire la presidenza delle commissioni di concorso negli enti territoriali, non essendo ancora prevista all'epoca l’articolazione suddetta. Cosicché dell’affidamento di competenza di cui all’art. 51, terzo comma, lett. a), L. n. 142 del 1990 assume maggiore rilevanza, in realtà, l’implicito divieto per gli organi di governo di svolgere tali funzioni, di cui si trova conferma nell'accento posto, dall'art. 9, comma 2, del D.P.R. n. 487 del 1994, soprattutto sul fatto che delle commissioni di concorso non possono far parte “coloro che ricoprano cariche politiche”. L’espressa indicazione recata dall'art. 30 della legge n. 142 del 1990 e la netta separazione tra funzioni di indirizzo politico-amministrativo e funzioni di gestione consentono, già di per sé, di escludere che il direttore generale, previsto solo nei Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti dall’art. 51 bis della L. n. 142/90, abbia natura di organo politico. Va aggiunto, per altro, che un esame più particolareggiato dei compiti del direttore generale ne rivela una natura diversa da quella di indirizzo e controllo propria degli organi politici di governo. Così, le funzioni di coordinamento degli altri dirigenti, assegnatagli dall'art. 51 bis, sono analoghe a quelle attribuite nelle amministrazioni dello Stato ai dirigenti preposti agli uffici dirigenziali generali (art. 16, primo comma, lett. e) del D.Lgs. 29/93), dirigenti ai quali l'art. 9, comma 2 del DPR 487/94 citato attribuisce le funzioni di presidenza delle commissioni di concorso.