DIRIGENTI: POTERI GESTIONALI SENZA NECESSITA’ DI PREVISIONI STATUTARIE



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CODICE DELLA STRADA E RICORSI AL GIUDICE DI PACE



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                                N. 2694/04REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                              N. 7444/97 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,  Sezione Quinta          4052/00 REG.RIC. ha pronunciato la seguente DECISIONE 1) - sul ricorso in appello n.7444/97, proposto da Comune di Brugherio rappresentato e difeso dagli avv.ti G. Pucci ed E. Romanelli con domicilio eletto presso il secondo, in Roma Via Cosseria n. 5 contro società Giemme (ora Giemme Costruzioni) rappresentata e difesa da: prima dagli Avv.ti G. Ciampoli, M. Saladino e poi anche da A. Abbamomte con domicilio eletto presso quest’ultimo, in Roma, via degli Avignonesi n. 5 per la riforma della sentenza del TAR Lombardia , Sezione II , n.694/1997,con la quale è stato accolto il ricorso proposto dalla società Giemme; 2) - sul ricorso in appello n.4052/2000, proposto da Società Giemme (ora Giemme Costruzioni) rappresentata e difesa prima dagli avv.ti A. Belvedere, W. Fumagalli, G. Pratresi e poi anche da A. Abbamomte, come sopra elettivamente domiciliata contro Comune di Brugherio rappresentato e difeso dagli avv.ti G. Pucci ed E. Romanelli con domicilio eletto presso il secondo, in Roma Via Cosseria n. 5 per la riforma della sentenza del TAR Lombardia , Sezione II , n.946/2000,con la quale è stato respinto il ricorso proposto dalla società Giemme; Visti  gli atti di appello con i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio della Società Giemme (ora Giemme Costruzioni), per il primo appello; del Comune di Brugherio, per il secondo appello; Viste le memorie difensive; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 10.2.2004, relatore il Consigliere Aniello Cerreto ed uditi, altresì, gli avvocati Pafundi, su delega dell’avv.to Romanelli, A. Abbamonte; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto: FATTO Con il primo appello, il comune di Brugherio ha fatto presente che la Società Giemme aveva chiesto in data 14.5.1992 il rilascio di una concessione edilizia per la costruzione di un edificio in ampliamento a quello esistente in via Guzzina nell’ambito del complesso denominato Sporting Club Edlinord; che, facendo parte detta area del Centro residenziale Edilnord realizzato a partire dagli anni ’60 in esecuzione di un unico planivolumetrico presentato dall’originario proprietario, il Comune chiedeva alla Società di fornire una verifica palanivolummetrica circa gli indici di fabbricabilità estesa all’intero comprensorio Edilnord, in conformità a quanto espresso dalla Commissione edilizia nella seduta del 14.1.1993; che la Società, invece di provvedere a quanto richiesto, impugnava davanti al TAR Lombardia la relativa richiesta, che con la sentenza n. 141/95 lo dichiarava inammissibile in considerazione della natura non provvedimentale dell’atto; che  in data 28.7.1995 la società provvedeva a trasmettere parte della documentazione mancante, ribadendo il rifiuto di fornire una verifica volumetrica estesa all’intero Comprensorio Edilnord; che con provvedimento del 29.11.1995, a firma dell’Assessore delegato, il Comune negava definitivamente la richiesta di concessione edilizia sulla base del rifiuto della parte di fornire un elemento indispensabile quale la verifica volumetrica dell’intero comparto, prescritta  dall’art. 20 delle N.T.A. del vigente P. R. G.; che la Società impugnava  nuovamente tale diniego asserendo che il suo terreno non aveva mai fatto parte del Comprensorio Edilnord, né il Comune era stato in grado di produrre una lottizzazione giuridicamente valida ed efficace o atti con cui i precedenti proprietari avessero asservito tale terreno a favore dell’edificazione altrui; che il TAR con la sentenza n. 694 /97 accoglieva ingiustamente  la tesi della Società  ricorrente. Ha quindi dedotto: -vi erano vari elementi per desumere l’appartenenza del lotto della Società al complesso Edilnord, tenendo conto sia del carteggio intercorso con l’Amministrazione sia degli atti provenienti dalla parte; - il TAR non aveva condotto alcuna specifica indagine per stabilire se il terreno in questione fosse o meno inserito nel Comprensorio Edilnord; - l’edificio oggetto della richiesta di ampliamento era proprio quello realizzato in forza della concessione edilizia n.50712 del 18.8.1967, rilasciata alla Edilnord per impianti sportivi alle condizioni di cui al voto della Commissione edilizia e cioè il rispetto della convenzione e gli obblighi di sistemazione a verde; -non era stata la variante di P.R.G. adottata il 16.2.1968 ad asservire volumetricamente l’area attualmente di proprietà della Giemme, ma la volontà dell’originario unico proprietario che aveva concentrato altrove tutti i volumi all’epoca disponibili: -in tutte le licenze edilizie rilasciate compariva il riferimento alla convenzione in funzione dell’unitarietà dell’intervento e la globalità del calcolo della volumetria complessivamente ammissibile. Costituitasi in giudizio, la Società Giemme (ora Giemme Costruzioni) ha chiesto il rigetto del primo appello. Con il secondo appello, la Società Giemme (ora Giemme Costruzioni) ha fatto presente che il giudice di appello, con ordinanza n. 1690/97, aveva respinto l’istanza cautelare proposta dal Comune nel primo appello, per cui decideva di riesaminare    la richiesta di concessione edilizia da parte della Società, che però respingeva nuovamente con provvedimento n. 50089 del 19.11.1997, ritenendo che trattavasi di proposta di intervento su area asservita al comprensorio denominato Edilnord eccedente volumetricamente dagli  indici di fabbricabilità fondiaria prescritti dall’art. 50 delle Norme Tecniche di Attuazione del P. R. G. per la zona B2; che, per effetto del livello di saturazione edificatoria raggiunto, l’intervento contrastava altresì con i disposti dell’art. 20 N.T.A.-utilizzazione degli indici; che la Società impuntava anche tale diniego, ma il TAR, con la sentenza n. 946/200 lo respingeva. Ha quindi dedotto: -il nuovo provvedimento di diniego è affetto da vizi sostanziali in quanto non era intervenuto nel corso degli anni alcun atto giuridico che avesse comportato l’asservimento dell’area prospettato dal Comune; -non esisteva alcun piano di lottizzazione ritualmente approvato dagli organi competenti; -nessuna delle licenze edilizie rilasciate aveva approvato un conteggio planivolumetrico che prendesse in considerazione l’area in questione; -non vi era ......