DIRITTI DEI CONSIGLIERI COMUNALI SUGLI ATTI DELLE PARTECIPATE



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D.L. n. 92/2008: limiti al potere di ordinanza



































































































N N. 00934/2010 REG.SEN. N. 01271/2009 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA Sul ricorso numero di registro generale 1271 del 2009, proposto da: Paolo Ronchetti, rappresentato e difeso dall'avv. Antonio Ciccia, con domicilio eletto presso lo stesso in Torino, via Susa, 23; contro Societa' Asmt Servizi Industriali S.p.A., rappresentata e difesa dagli avv. Cinzia Picco, prof. Paolo Scaparone, con domicilio eletto presso il secodno in Torino, via S. Francesco D'Assisi, 14; Comune di Tortona; per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento prot. 3627/P7sg del 20/10/2009 a firma dell'Amministratore delegato della società Asmt, con il quale è stata rigettata l'istanza di accesso ai documenti amministrativi presentata dal sig. Paolo Ronchetti, pervenuta il 1° ottobre 2009; di tutti gli atti antecedenti, presupposti, connessi, derivati e conseguenziali; nonché per la declaratoria del ricorrente a detto accesso e per il conseguente ordine all'ASMT di esibizione della documentazione richiesta e di rilascio di copie. Visto il ricorso con i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Societa' Asmt Servizi Industriali S.p.A.; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nella Camera di Consiglio del giorno 17/12/2009 il Referendario Avv. Alfonso Graziano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue: FATTO e DIRITTO 1. Con istanza del 28.9.2009 (doc. 3 ricorrente) il sig. Ronchetti, Consigliere comunale di Tortona, richiedeva all’A.S.M.T. Servizi industriali S.p.A., società mista a partecipazione pubblica maggioritaria, affidataria di alcuni servizi pubblici locali da parte dell’Ente territoriale, di potere accedere all’elenco fornitori della società per gli anni 2006 - 2009, assumendo la strumentalità del richiesto diritto d’accesso all’espletamento del suo mandato elettivo. La società domandava un parere legale all’attuale patrono della stessa nel presente giudizio, il quale concludeva nel senso della legittimità del diniego sul rilievo che la società intimata, pur essendo partecipata maggioritariamente al 53% dal Comune di Tortona non sarebbe qualificabile come ente o azienda dipendente dal medesimo, ai sensi dell’art. 43 del TUEL, difettando il requisito del controllo analogo. Al che la società in questione denegava al Ronchetti il richiesto accesso documentale. Con il gravame in epigrafe insorge avverso il diniego, assunto con nota del 20.10.2009 (doc. 1 ricorrente) il Consigliere Ronchetti. Si costituiva in giudizio l’A.S.M.T. s.p.a con atto del 4.12.2009. Alla Camera di Consiglio del 17.12.2009 udita la lunga discussione dei procuratori delle parti e la Relazione del Referendario Avv. Alfonso Graziano, il ricorso è stato ritenuto in decisione. 2.1. Deduce il ricorrente un unico motivo di ricorso, conciso ma centrato, lamentando violazione dell’art. 43 del d.lgs. n. 267/2000 e 39 del Regolamento del Consiglio Comunale e delle Commissioni permanenti del Comune di Tortona, oltreché eccesso di potere per difetto di motivazione. Sostiene, in particolare, il deducente che il diniego del richiesto accesso, ancorato sulla presunta non riconducibilità dell’A.S.M.T. S.p.A. al novero delle aziende dipendenti dal Comune di Tortona, conduce a restringere il diritto di accesso dei consiglieri rispetto a quello riconosciuto alla generalità dei cives, posto che ai sensi dell’art. 22 delle L. n. 241/1990, il diritto d’accesso c.d. ordinario vige anche nei riguardi dei soggetti di diritto privato gestori di pubblici servizi, qual è sicuramente la resistente Azienda. Non osterebbero a parere del Ronchetti al richiesto diritto di accesso, né il dato che la partecipazione maggioritaria del Comune alla Azienda non equivalga a qualificarla ente dipendente dal Comune, né la presenza nella compagine societaria della medesima di un socio privato minoritario. Non consta inoltre alcuna norma che delimiti la nozione di ente dipendente dal comune alle sole società in house. 2.2. A parere della Sezione le doglianze del ricorrente evidenziano tratti di manifesta fondatezza e vano conseguentemente accolte. Non persuadono le ragioni del diniego, desunte dal parere legale acquisito dall’Amministrazione ed allegato alla impugnata nota di diniego. Tale parere fonda la negazione della domanda di accesso sul rilievo che la A.S.M.T. pur essendo una società posseduta in misura maggioritaria dal Comune di Tortona, non sarebbe definibile in termini di ente o azienda dipendente del medesimo, ex art. 43 del d.lgs. n. 267/2000, non configurando il modello gestorio di cui al’art. 113 del Testo Unico, dell’in house providing, per difetto del fondamentale presupposto del controllo analogo. Del pari non convince la semplificazione della questione e la sua riduzione alle sole norme civilistiche di cui all’art. 2381 c.c. che escluderebbe il diritto degli azionisti di ottenere informazioni sulla gestione della società al di fuori dell’assemblea. 2.3.1.1. Ritiene opportuno il Collegio procedere ad una rapida ricostruzione del corpus normativo che disciplina il diritto di accesso dei Consiglieri comunale e non può all’uopo non richiamare la recente sentenza del Tribunale, che ha avuto vasta eco e che ha effettuato una ricognizione dei limiti e delle condizioni del diritto d’accesso dei consiglieri comunali in relazione agli atti dell’ente locale. Si è in quella sede (T.A.R. Piemonte, Sez. II, 31.7.2009, n. 2128 ) condivisibilmente conferita al diritto di accesso dei consiglieri comunali un’accezione alquanto ampia, tale da involgere qualsiasi informazione ritenuta dal richiedente utile all’espletamento del mandato elettivo, con esclusione delle sole richieste strumentali ed indeterminate, svincolando l’istanza sia dall’onere motivazionale che da quello formale della espressione in forma scritta. Sul versante oggettivo rammenta il Collegio che anche il Giudice di secondo grado accredita una nozione particolarmente lata di informazioni utili all’espletamento del mandato consiliare, precisando che “dal termine "utili" contenuto nella norma in oggetto non consegue, quindi, alcuna limitazione al diritto di accesso dei consiglieri comunali, bensì l'estensione di tale diritto a qualsiasi atto ravvisato utile all'espletamento del mandato".(Consiglio di Stato, Sez. V, 09 ottobre 2007, n. 5264).Né per altro verso può riconoscersi all’Amministrazione uno spazio di sindacato in punto all’interesse del consigliere alla visione degli atti e all’ottenimento delle informazioni, poiché “l'interesse del consigliere comunale ad ottenere determinate informazioni o copia di specifici atti detenuti dall'amministrazione civica non si presta, pertanto, ad alcuno scrutinio di merito da parte degli uffici interpellati in quanto, sul piano oggettivo, esso ha la medesima latitudine dei compiti di indirizzo e controllo riservati al Consiglio comunale (al cui svolgimento è funzionale)”(Consiglio di Stato, Sez. V, 2 settembre 2005, n. 4471). 2.3.1.2. Deve qui la Sezione unicamente aggiungere che il diritto d’accesso dei consiglieri comunali si estende anche agli atti formati o stabilmente detenuti da tutte le aziende o enti partecipati dal comune, non richiedendosi che le stesse integrino la figura dell’in house providing. Va al riguardo condivisa la tesi espressa dalla difesa del ricorrente, circa l’inesistenza di una norma di copertura all’argomento portato dal parere legale richiesto dalla ASMT, secondo il quale il diritto d’accesso dei consiglieri comunali può estendersi solo alle aziende comunali riconducibili all’alveo del’in house providing. Nessuna norma di legge o principio costituzionale abilita l’interprete ad operare una simile discriminazione, che oltre a non essere consentita dal legge a non rinvenire supporti ne diritto positivo, infrange de plano anche i canoni ermeneutici di scaturigine costituzionale, quali promananti dagli artt. 24 , 3 e 113 della Costituzione. 2.3.2. Quando il legislatore del TUEL del 2000 adoperava l’espressione “aziende o enti dipendenti” del Comune, invero, non poteva minimamente additare gli organismi in house, in allora sconosciuti (benché la sentenza Teckal sia stata resa dalla Corte del Lussemburgo il 1999) poiché non ancora elevati dalla giurisprudenza e poi dal legislatore a figura organizzatoria tipica. Basti pensale che la famosa predetta sentenza Teckal, del 1999, costituente il leading case in subiecta materia, originava da un rinvio interpretativo effettuato dal T.A.R. Emilia Romagna – Parma, vertente non certo in materia di pubblici servizi, ma di appalti pubblici di servizi misti a forniture, domandandosi principalmente il TAR parmense se le attività di fornitura, che economicamente si configuravano prevalenti rispetto al servizio di gestione di impianti......