DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI DI GESTIONE DEI DIPENDENTI



(continua a leggere)


SOSPENSIONE DEL DIPENDENTE PUBBLICO



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                              N. 4255/06   REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                                  N.  5678  REG:RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,   Quinta  Sezione          ANNO  2005 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 5678/2005, proposto dalla sig.ra Natalina DI BARTOLOMEO, rappresentata e difesa dagli avv.ti Claudia e Giuseppe BOLOGNINI, presso i quali è elettivamente domiciliata in Roma, via Ugo De Carolis n. 6; CONTRO l’AZIENDA USL RM/A, in persona del legale rappresentante p. t., costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dall’avv. Enrica POSSI ed elettivamente domiciliata in Roma, via Ariosto 3/9, nel Servizio legale dell’Azienda; per la riforma della sentenza del TAR del Lazio, sede di Roma, Sezione III^, 20 aprile 2005, n. 1512; visto il ricorso in appello con i relativi allegati; visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Azienda appellata; viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno della rispettive difese; visti gli atti di causa; relatore, alla camera di consiglio del 4 aprile 2006, il Consigliere Paolo BUONVINO; uditi l’avv. Claudia BOLOGNINI per l’appellante e l’avv. Enrica POSSI per l’Azienda appellata. Ritenuto e considerato, in fatto e in diritto, quanto segue. F A T T O    e    D I R I T T O 1) - Con la sentenza appellata il TAR ha respinto il ricorso proposto dall’odierna appellante per l’accertamento del suo diritto all’accesso ai documenti richiesti all’ASL RM/A con nota del 13 settembre 2004. La richiesta era stata avanzata per conseguire copia: a) - degli elaborati dei dati dei trattamenti economici corrispostile dal 19 agosto 1987 al 30 luglio 1998; b) - della documentazione attestante le ore di lavoro effettivamente prestate dalla medesima richiedente nel detto periodo; c) – dei turni giornalieri e mensili assegnati ed effettivamente svolti in quello steso periodo. Detta domanda, inoltrata “per tutelare i propri interessi nelle competenti sedi giudiziarie”, è stata rigettata dalla ASL con nota 24 novembre 2004, n. 9100 che, per ciò che atteneva alla domanda sub a), la rigettava in quanto, ai sensi dell’art. 1 della legge n. 4 del 1953, alla dipendente già erano state consegnate, a suo tempo, le pertinenti buste paga in cui erano riportati, distintamente specificati, anche gli importi relativi ai singoli elementi concorrenti a formare la retribuzione; con la conseguenza che, essendo già stata evasa, la richiesta, nel corso degli anni in questione, la stessa non poteva trovare accoglimento. Quanto alle due altre istanze, la richiesta veniva inviata, dalla stessa ASL, per il debito riscontro, alla Direzione Amministrativa dell’Ospedale San Giacomo. 2) - Per il TAR il diniego così opposto era da ritenere legittimo in quanto:  - presupposto legittimante per l’esercizio del diritto di accesso è l’esistenza di un interesse giuridicamente rilevante che il soggetto richiedente intende perseguire  e tutelare nelle sedi opportune e un rapporto di strumentalità tra tale interesse e la documentazione di cui viene chiesta l’ostensione;  - la richiedente (si noti che il ricorso era stato proposto, congiuntamente, anche da un altro dipendente che, peraltro, non ha appellato la sentenza qui gravata) aveva chiesto l’accesso al fine di attivare (come da ricorso) la tutela giurisdizionale del proprio diritto ad una retribuzione corrispondente alla natura del lavoro prestato;  - in base all’art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998 (e art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165/2000) le controversie relative a questioni attinenti al rapporto di lavoro pubblicistico aventi riferimento a periodi antecedenti al 30 giugno 1998, avrebbero dovuto essere proposte, a pena di decadenza , entro il 15 settembre 2000;  - nella specie, tale termine era stato largamente superato;  - per l’effetto, la pretesa della ricorrente non era più azionabile innanzi ad alcun giudice, donde l’insussistenza di ogni concreto interesse ad azionare il diritto d’accesso, non potendo neppure essere adito, ormai, il giudice ordinario per far valere il sottostante diritto sostanziale. 3) - Per l’appellante la sentenza sarebbe erronea in quanto l’interesse all’accesso andrebbe valutato in astratto, senza alcun giudizio prognostico circa l’esito della ammissibilità o fondatezza della domanda giudiziale che l’interessato potrebbe proporre; e i documenti a tal fine richiesti nella specie sarebbero rilevanti proprio ai fini della definizione di un autonomo giudizio attualmente pendente in appello innanzi a questo stesso Consiglio e radicato prima del 15 settembre 2000; donde la sicura sussistenza dell’interesse giuridicamente rilevante richiesto dal legislatore ai fini della proposizione della domanda di acceso. Domanda che – alla pari del ricorso al TAR - avrebbe dovuto essere accolta in quanto le buste paga, gli elaborati economici dei dati relativi ai trattamenti economici e dei turni giornalieri e mensili richiesti avrebbero fatto parte della documentazione individuale e personale della dipendente che ben poteva chiederne copia per tutelare i propri interessi in giudizio. 4) – Per l’ASL appellata, ritualmente costituitasi in appello, l’impugnazione sarebbe infondata e dovrebbe essere respinta, avendo il TAR correttamente rilevato l’insussistenza del prescritto interesse rilevante ai fini della proposizione della domanda di accesso. In tal senso fa anche rilevare, l’appellata, che la domanda sarebbe stata avanzata dall’interessata mediante una mera formula di stile, del tutto generica e insufficiente a consentire l’accesso; e che, inoltre, per la prima volta in appello la medesima avrebbe fatto riferimento ala circostanza – taciuta in primo grado e neppure segnalata nell’originaria istanza – della pendenza di un ricorso in appello tra la stessa e l’odierna appellata relativo a pretese economiche vantate con riguardo al periodo di servizio dianzi precisato; donde la violazione del divieto dello jus novorum in appello. La stessa amministrazione, del resto, non avrebbe potuto apprezzare l’istanza supportata dalla circostanza ora detta e solo nel giudizio d’appello fatta valere; in ogni caso, la documentazione richiesta non sarebbe stata neppure inerente al ripetuto giudizio d’appello che, in effetti, si limiterebbe a pretendere una mera pronuncia di principio, rispetto alla quale i documenti richiesti sarebbero del tutto irrilevanti e non potrebbero neppure essere acquisiti quale mezzo di prova. In ogni caso, rileva, ancora, l’appellata, qualsiasi diritto ricollegabile alla documentazione richiesta sarebbe, ormai, prescritto; inoltre, tutte le pretese relative a periodi antecedenti – come nella specie – al 31 dicembre 1994 non potrebbero, per pacifica giurisprudenza, far capo alla ASL, ma solo alla Gestione liquidatoria della USL. L’appellata, infine fa notare che, in base a delibera n. 746 del 30 giugno 2004, è stato fissato in soli cinque anni il periodo di conservazione dei turni del personale e altri elementi accessori, sicché la documentazione richiesta sarebbe stata fatta oggetto di una domanda ormai tardiva, essendo già decorso il predetto quinquennio anche con riguardo agli atti più recenti; in ogni caso, all’interessata, con le buste paga, sarebbero stati sempre offerti, nel tempo, gli elementi richiesti.