DISCUTIBILE (E FUORVIANTE) INTERPRETAZIONE SULL'IRRILEVANZA IVA DI SERVIZI AFFIDATI A TERZI



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Emendamenti8 di legautonomie alla finanziaria 2003



































































































Risoluzione del 30/10/2002 n Risoluzione del 30/10/2002 n. 339 Agenzia delle Entrate - Direzione Centrale Normativa e Contenzioso   Oggetto: Istanza di interpello-Art.11, legge 27-7-2000, n.212. Comune di... (Documento in fase di trattamento redazionale.) Testo: Con l'istanza di interpello di cui all'oggetto concernente l'esatta applicazione dell'art. 19 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, e' stato esposto il seguente   QUESITO   Viene chiesto se il Comune istante puo' recuperare l'Iva relativa ai costi di costruzione di una funicolare la cui gestione, ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422 e dell'art. 35 della legge 28 dicembre 2001 n. 448, quale attivita' di trasporto urbano, dovra' essere affidata, attraverso un contratto di servizio, ad una societa' di capitale. Si precisa che l'istante potra' eventualmente addebitare un canone, alla societa' di gestione, per l'utilizzo degli impianti.   SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE   Il richiedente ritiene corretta la detrazione dell'Iva assolta sulle spese di realizzazione dell'opera in quanto l'affidamento all'esterno dell'attivita' di gestione e l'assenza di previsione di corrispettivi diretti per la gestione del servizio, ma eventualmente solo un canone per l'utilizzo degli impianti, non sembra far venire meno i presupposti soggettivi ed oggettivi del carattere di imprenditorialita' dell'attivita' di trasporto urbano in capo al Comune istante.   PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE   L'articolo 4, comma 2, n. 2, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, stabilisce che si considerano in ogni caso effettuate nell'esercizio d'imprese "le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte da altri enti pubblici e privati, compresi i consorzi, le associazioni o altre organizzazioni senza personalita' giuridica e le societa' semplici, che abbiano per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivita' commerciali o agricole". Il quarto comma del medesimo articolo 4 afferma che "Per gli enti di cui al n.2 del secondo comma, che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attivita' commerciali o agricole, si considerano effettuate nell'esercizio di impresa soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell'esercizio di attivita' commerciali o agricole". Ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 4 "sono considerate in ogni caso commerciali, ancorche' esercitate da enti pubblici ......le seguenti attivita'......... f) trasporto di persone." Dalle citate disposizioni normative si rileva che, per gli enti non commerciali, agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, rilevano e fanno acquisire ad essi la soggettivita' passiva di imposta esclusivamente le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell'esercizio di attivita' commerciali od agricole, con la ulteriore precisazione che le attivita' espressamente indicate nel quinto comma dell'articolo 4, si considerano in ogni caso di natura commerciale, e, come tali, sono rilevanti agli effetti del tributo. Tra queste ultime attivita' rientra, in quanto specificatamente menzionata, l'attivita' di trasporto di persone, il cui svolgimento diretto da parte del comune istante consentirebbe al medesimo di assumere la soggettivita' passiva ai fini dell'IVA. Nel caso in esame, tuttavia, l'attivita' in argomento, come affermato dall'ente interpellante non puo' essere svolta direttamente ma, per obbligo di legge, dev'essere affidata, tramite contratto di servizio, a terzi. Gli enti pubblici territoriali, come enti di governo delle comunita' locali, a fini generali, gestiscono attivita' dirette ad erogare prestazioni di interesse sociale, e tra essi e' da ricomprendere il servizio di trasporto. La legge regionale (regione ..........) 4 gennaio 2000, n.1 - che, in applicazione del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422 (conferimento alle regioni ed agli enti locali di funzioni e compiti in materia di trasporto pubblico locale, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n.59) come modificato dal decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 400, disciplina il sistema di trasporto pubblico locale - si propone, tra l'altro, di promuovere un equilibrato sviluppo economico e sociale del territorio regionale, elevandone l'accessibilita', specialmente nelle aree montane e collinari, e di incentivare, nella gestione del servizio pubblico locale, il superamento dell'assetto monopolistico. Infatti, con l'introduzione di regole di concorrenzialita', mediante l'espletamento di procedure concorsuali per la scelta del gestore, si e' inteso raggiungere una maggiore efficienza sia dal punto di vista dell'ottimizzazione del servizio reso all'utenza sia per quanto concerne il raggiungimento di un miglior rapporto costo-beneficio. L'articolo 10 della medesima legge regionale n. 1 del 2000, al comma 1, stabilisce che: "I contratti di servizio regolano l'esercizio dei servizi di trasporto pubblico locale, con qualsiasi modalita' effettuati ed in qualsiasi forma affidati......". Inoltre, come precisato al comma 4, i contratti di servizio devono prevedere, tra l'altro, le caratteristiche dei servizi offerti, l'importo eventuale dovuto dall'ente affidante all'azienda di trasporto per le prestazioni, le compensazioni economiche dovute a fronte degli obblighi di servizio, le tariffe di servizio, le sanzioni in caso di mancato rispetto degli impegni assunti. Quanto sopra rappresentato, il mancato diretto svolgimento da parte del comune dell'attivita' di trasporto, anche se per obbligo di legge, non consente allo stesso di assumere la soggettivita' passiva ai fini del tributo. In tal caso, infatti, la prestazione di servizio derivante dal contratto di trasporto, secondo cui il vettore si obbliga a trasferire persone o cose da un luogo all'altro verso il pagamento di un corrispettivo, e' resa direttamente dal soggetto esterno cui e' stato affidato il servizio e non dall'ente territoriale, in capo al quale rimangono, pur sempre, poteri di indirizzo e di controllo. Cio' premesso, ai fini della detrazione d'imposta la scrivente osserva che, in base alle previsioni dell'articolo 19-ter del DPR n. 633 del 1972, per gli enti indicati nell'articolo 4, comma 4, e' ammessa in detrazione, a norma degli articoli precedenti e con le limitazioni, riduzioni e rettifiche ivi previste, soltanto l'imposta relativa agli acquisti e alle importazioni fatti nell'esercizio di attivita' commerciali o agricole. Il citato disposto normativo enuncia esplicitamente il concetto in base al quale, per gli enti citati, e' ammessa in detrazione soltanto l'imposta relativa agli acquisti ed alle importazioni effettuati nell'esercizio di tali attivita'. Nella fattispecie esaminata, quindi, attese le modalita' d'esercizio dell'attivita' di trasporto, il cui svolgimento non e' riconducibile alla sfera soggettiva dell'ente territoriale, l'imposta addebitata a titolo di rivalsa sull'acquisto di beni e servizi per la costruzione della funicolare non puo' essere detratta. Ne' tale detrazione potra' essere operata qualora, come prospettato dall'istante, l'ente addebiti al soggetto affidatario del servizio di trasporto un canone per l'utilizzo degli impianti della funicolare. In tal caso, infatti, come si deduce dalle argomentazioni prospettate dall'interpellante, in assenza di qualsiasi atto documentale allegato all'istanza, si avrebbe un diverso schema negoziale, riconducibile alla concessione di un bene o pluralita' di beni aventi natura pubblica, sia perche' appartenenti ad un ente pubblico, sia perche' destinati a soddisfare un interesse eminentemente pubblico, dietro il pagamento di un canone. Differenti, salvo l'identita' tra i soggetti dei due rapporti, sono le prestazioni, nonche' le direzioni dei sinallagma dei due schemi negoziali che risultano, quindi, distinti ed autonomi. Cio' premesso, al fine di pervenire ad una precisa individuazione dei presupposti di assoggettabilita', relativamente alla concessione in uso degli impianti dietro il pagamento di un canone, si osserva che l'articolo 4, paragrafo 5, della VI Direttiva CEE n. 77/388 del 1977 dispone, tra l'altro, che "Gli Stati, le regioni, le province, i comuni e gli altri organismi di diritto pubblico non sono considerati soggetti passivi per le attivita' od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorita', anche quando, in relazione a tali attivita' od operazioni, percepiscono diritti, canoni, contributi o retribuzioni. Se pero' tali enti esercitano attivita' od operazioni di questo genere, essi devono essere considerati soggetti passivi per dette attivita' od operazioni quando il loro non assoggettamento provocherebbe distorsioni di concorrenza di una certa importanza.....". In sostanza, la Direttiva comunitaria ha ritenuto necessario operare una distinzione netta tra le attivita' poste in essere dall'ente nella qualita' di pubblica autorita', che esulano dal campo di applicazione dell'IVA, e le attivita' inquadrabili nella nozione di attivita' commerciale o agricola, che, come tali, sono rilevanti ai fini dell'applicazione del tributo. In merito al concetto di pubblica autorita', la Corte di giustizia della comunita' europea, con sentenza del 17 ottobre 1989, cause riunite nn. 231/87 - 129/88, ha affermato che la sua definizione non puo' essere fondata sull'oggetto o sul fine dell'attivita' dell'ente pubblico - gia' presi in considerazione da altre norme della Direttiva - ma occorre individuare il regime giuridico applicato in base al diritto nazionale. Ne consegue, conclude la sentenza citata, che le attivita' esercitate in quanto pubbliche autorita' "sono quelle svolte dagli enti di diritto pubblico nell'ambito del regime giuridico loro proprio, escluse le attivita' da essi svolte in forza dello stesso regime cui sono sottoposti gli operatori economici privati." Detto concetto, costituente giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia, e' stato ribadito nella sentenza C/446-98 del 14 dicembre 2000. Con essa il giudice comunitario ha sostenuto che per poter affermare se l'ente pubblico esercita un'attivita' in quanto pubblica autorita' occorre operare un'attenta analisi "dell'insieme delle modalita' di svolgimento dell'attivita' in causa previste dal diritto nazionale". Da quanto delineato dalla giurisprudenza comunitaria emerge il principio secondo cui la valutazione delle modalita' di svolgimento dell'attivita' consente di stabilire se l'ente agisce nell'ambito di un regime giuridico proprio degli enti pubblici o se, al contrario, agisce alle stesse condizioni giuridiche degli operatori economici privati. Nella fattispecie in esame, la natura dei beni oggetto di concessione, l'interesse pubblico generale che viene tutelato, i poteri ad esso conferiti dalle disposizioni normative disciplinanti la materia, sono elementi che consentono di stabilire c......