DIVIETO DI COMMERCIO AMBULANTE NEL CENTRO STORICO MONUMENTALE



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N N. 05087/2011REG.PROV.COLL. N. 05718/2010 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 5718 del 2010, proposto dal Comune di Roma, rappresentato e difeso dagli avv. Angelo Delfini e Rosalda Rocchi, domiciliato per legge in Roma, via del Tempio di Giove, 21; contro Stefania Biccai, nonché la soc. Bas S.a.s. di Proietti Augusto, rappresentati e difesi dall'avv. Gianfranco Di Meglio, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, via Innocenzo XI, 8; per la riforma della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE II TER n. 05312/2010, resa tra le parti, concernente: rimozione di occupazione di suolo pubblico. Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio di Biccai Stefania e della Bas S.a.s.; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 giugno 2011 il Cons. Nicola Gaviano e uditi per le parti l’avvocato Rocchi; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO e DIRITTO La sig.ra Stefania Biccai e la società Bas S.a.s. di Proietti Augusto, titolari di autorizzazione del Comune di Roma ad esercitare l’attività di commercio in forma itinerante su aree pubbliche, avevano occupato un’area rimasta libera nel mercato rionale giornaliero di via Montebello (I Municipio), attraverso il posizionamento di 4 brande, per una superficie complessiva di circa mq. 7,00. Con D.D. n. 821 del 2 marzo 2007 il Comune di Roma aveva quindi ordinato loro, dietro rapporto redatto dalla Polizia Municipale a seguito di intervento del 2 marzo 2006, di cessare l’attività commerciale svolta in sede fissa nel mercato di via Montebello e di ripristinare lo stato dei luoghi. Successivamente il Dirigente dell’VIII Municipio, con nota del 9 marzo 2007, specificava ai predetti che ai titolari di autorizzazione al commercio nella forma itinerante era inibito l’utilizzo del titolo nei Municipi I, II, III e XVII, secondo quanto previsto dalle delibere C.C. n. 35 e 36 del 6 febbraio 2006. Avverso tali atti, tra cui, in particolare, l’art. 20, comma 2, della delibera C.C. n. 35 del 6 febbraio 2006 e l’art. 17, comma 1, della delibera C.C. n. 36 del 6 febbraio 2006, recanti la riferita inibitoria, la Biccai e la Bas S.a.s. proponevano impugnativa dinanzi al T.A.R. per il Lazio, cui resisteva il Comune di Roma. Le disposizioni avversate, aveva tra l’altro osservato parte ricorrente, erano ripetitive di precedenti provvedimenti comunali, di contenuto analogo, già annullati dallo stesso TAR con le sentenze definitive n. 79/2000 e n. 6014/2005, in ragione dell’ampiezza delle aree interessate dal divieto e della genericità della sua motivazione. All’esito del giudizio il Tribunale, con la sentenza n. 5312/2010, mentre respingeva le censure mosse dalle ricorrenti avverso la D.D. n. 821 del 2 marzo 2007, che aveva ordinato loro di cessare l’attività commerciale svolta in sede fissa nel mercato di via Montebello e di ripristinare lo stato dei luoghi, ne accoglieva invece le doglianze che avevano investito le delibere consiliari nn. 35 e 36 del 2006, e relativa nota dirigenziale di comunicazione del 9 marzo 2007, nella parte in cui esse prescrivevano che i titolari delle autorizzazioni in forma itinerante non potessero svolgere attività commerciale nei Municipi I, II, III e XVII né nel settore 10 di cui alla delibera n. 104/1994. La motivazione a sostegno del decisum sfavorevole al Comune di Roma era la seguente: “In particolare, le ricorrenti deducono che le delibere nn. 35 e 36 del 2006, nella parte in cui pongono il divieto per i titolari di autorizzazioni in forma itinerante a svolgere attività commerciale nei Municipi I, II, III e XVII e nel settore 10 di cui alla delibera G.C. n. 104/1994, reiterano disposizioni analoghe (contenute, in particolare, nell’ordinanza n. 449/1995) che sono state annullate dal TAR Lazio con sentenze n. 79/2000 e n. 6014/2005. Il Collegio, sul punto, ritiene ancora attuali, anche con riferimento all’art. 20, comma 2, della delibera n. 35/2006 e all’art. 17, comma 1, della delibera n. 36/2006, le considerazioni svolte, in altra fattispecie, nelle citate sentenze del Tribunale poiché, anche in questo caso, le previsioni citate, oltre ad essere generiche circa la sussistenza dei presupposti di cui all’art. 28, comma 16, del D.lgs n. 114/98, riguardano un’area estesa di territorio comunale senza una concreta individuazione dei siti di specifica rilevanza di cui alla normativa da ultimo citata, risolvendosi (tali disposizioni) in un divieto generalizzato che limita, senza una specifica motivazione, la libera esplicazione dell’attività privata. In sintesi, il ricorso, in questa parte, va accolto e vanno annullati la nota n. 16688 del 9 marzo 2007, l’art. 20, comma 2, della delibera n. 35/2006 e l’art. 17, comma 1, della delibera n. 36/2006, fatti salvi tuttavia gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione.” Il Comune di Roma avverso la detta sentenza proponeva il presente appello, con il quale la impugnava nella parte in cui aveva accolto il ricorso avversario. L’appellante, dopo avere richiamato le previsioni dei commi 15 e 16 dell’art. 28 del d.lgs. n. 114\1998, deduceva che tale normativa, nello stabilire che vengano individuate le aree aventi valore archeologico, storico, artistico e ambientale, ai fini della cui salvaguardia l'esercizio del commercio in forma itinerante è vietato o sottoposto a condizioni particolari, e con il soggiungere che possono essere stabiliti divieti e limitazioni all'esercizio di tale forma di attività commerciale anche per motivi di viabilità, di carattere igienico-sanitario o altre ragioni di pubblico interesse, non imponeva al Comune, all’atto in cui prescriveva i predetti divieti o limiti, l’onere di esprimere alcuna particolare indicazione. Le norme affidavano l’intera materia alla discrezionalità dell’Ente, a partire dalla stessa delimitazione, a monte, delle aree da destinare all’esercizio dell’attività commerciale itinerante. Nell’atto di appello si osservava poi: che la delibera n. 35 cit. non sarebbe stata generica nella sua formulazione, in quanto aveva pur sempre espresso i criteri che avevano ispirato la sua prescrizione; che i Municipi I, II, III e XVII, interessati dal divieto, costituivano il nucleo della Capitale, ed esprimevano peculiari e pregnanti esigenze di tutela storico-artistica, di difesa delle numerosissime sedi istituzionali presenti e di viabilità, con un altissimo numero di siti da salvaguardare; che, infine, il richiamo del primo Giudice alle precedenti sentenze di annullamento nn. 79/2000 e 6014/2005 dello stesso T.A.R. sarebbe stato forzato e fuorviante, in quanto le delibere oggetto del presente contenzioso, diversamente dall’ordinanza n. 449\1995 a suo tempo annullata, trovavano giustificazione in una nuova normativa di rango primario (d.lgs. n. 114\1998; L.R. n. 33 del 1999).