EFFETTI DELLA MANCATA APPROVAZIONE DEL RENDICONTO SULLA GESTIONE



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RICHIESTE TRASFERIMENTI ENTRO IL 7 DICEMBRE



































































































Corte dei Conti Deliberazione del 05/09/2007 n Corte dei Conti Deliberazione del 05/09/2007 n.26   REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI Sezione regionale di controllo per il Molise   nell'adunanza del 5 settembre 2007 composta dai magistrati: dott. Mario Casaccia Presidente dott. Gennaro Di Cecilia Referendario relatore dott.ssa Patrizia Ferrari Referendario relatore Visto il Testo Unico delle leggi sulla Corte dei Conti, approvato con R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni ed integrazioni; Vista la Legge 14 gennaio 1994, n. 20 recante disposizioni in materia di giurisdizione e di controllo della Corte dei Conti; Visto il Regolamento per l'organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei Conti, approvato con Deliberazione delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti n. 14 del 16 giugno 2000 e successive modificazioni ed integrazioni; Vista la Legge 5 giugno 2003, n. 131 recante disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3; Visto il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (T.U. delle leggi sull'ordinamento degli enti locali); Visto l'art. 1, commi 166 e seguenti, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Legge finanziaria per il 2006); Vista la Deliberazione della Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti del 27 aprile 2004, avente ad oggetto gli indirizzi ed i criteri generali per l'esercizio dell'attività consultiva; Vista la Deliberazione n. 11 del 7 luglio 2006, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana Supplemento n. 168 del 19/07/2006, che ha approvato, relativamente ai rendiconti dell'esercizio 2005, ai sensi dell'art. 1, c. 167, della Legge n. 266/2005, le linee guida corredate da questionario, da utilizzarsi dagli Organi di revisione degli Enti locali per la redazione della relazione prevista nel precedente comma 166; Vista la richiesta di attivazione della procedura di agli artt. 136 e 137 del D.Lgs. n. 267/2000, concernente l'esercizio dei poteri sostitutivi degli organi degli enti locali attribuiti, rispettivamente, alla Regione ed al Governo, in quest'ultimo caso ai sensi dell'art. 120, c. 2 e 3 Cost., formulata dal consigliere comunale di Ve. (IS) prof. An. So., pervenuta in data 10 agosto 2007; Letta la relazione redatta dai Magistrati Gennaro Di Cecilia e Patrizia Ferrari, depositata il 31 agosto 2007; Vista l'ordinanza di convocazione della Sezione per la data odierna, al fine di deliberare all'esito dell'istruttoria espletata; Uditi i Magistrati relatori. FATTO Questa Sezione regionale di controllo è chiamata a pronunciarsi in ordine alla richiesta di attivazione della procedura prevista dagli artt. 136 e 137 del D.Lgs. 18/8/2000, n. 267, concernente l'esercizio dei poteri sostitutivi degli organi degli enti locali inadempienti, da parte della Regione e del Governo, pervenuta in data 10 agosto 2007 e registrata al prot. n. 1734/15/Fin.06, formulata dal prof. An. So. nella duplice qualità di consigliere comunale e di capogruppo della lista "Ci. Nu.". DIRITTO Occorre preliminarmente precisare che in occasione dell'esercizio del potere di controllo spettante alla Corte dei conti svolto sulle relazioni dei revisori dei conti delle autonomie locali ricadenti nell'ambito regionale del Molise ed inerenti al rendiconto dell'anno 2005, introdotto dalle disposizioni contenute nell'art. 1, c. 166 e ss., L. 23 dicembre 2005, n. 266 (Legge finanziaria per il 2006), la Sezione ha ritenuto di adottare specifica pronuncia rivolta esclusivamente al Consiglio Comunale di Ve. (IS) in ordine alla mancata approvazione, nel termine del 30 giugno 2006 del rendiconto della gestione, come stabilito dall'art. 227 c. 2, D.Lgs. 18/8/2000, n. 267 (col quale è stato approvato il Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali). Nella circostanza questa Sezione riteneva il comportamento del predetto Comune difforme dalla sana e corretta gestione finanziaria, sì da determinare conseguenze sanzionatorie e negative per l'ente, come già evidenziate nella richiamata pronuncia che, ad ogni buon fine, si allega. Invero la Sezione individuava nella condotta omissiva dell'Organo consiliare comunale -cui spetta in via esclusiva deliberare in materia, tenuto motivatamente conto della relazione dell'organo di revisione- un'irregolarità connotata da gravità, in quanto tale meritevole di pronuncia ai sensi dell'art. 1, c. 168, L. n. 266/2005, per le considerazioni ivi svolte ed alle quali espressamente si rinvia. Pur premettendo che non si rinvengono precedenti pronunce della Corte dei conti nella subiecta materia e che il Comune di Ve. (IS) si è successivamente conformato al rilievo deliberando l'approvazione del relativo rendiconto, è opportuno chiarire che la Sezione regionale di controllo per il Molise, attraverso la pronuncia resa, ha rilevato che la mancata deliberazione di approvazione del rendiconto entro il termine previsto configura un'ipotesi di perdurante inerzia o ritardo nell'adozione di un atto ritenuto "obbligatorio" dalla legge (in termini adesivi circa tale qualificazione giuridica, cfr. T.A.R. Campania Napoli, Sez. I, 7/10/2004, n. 13591). Il Collegio, condividendo tale orientamento, ritiene che dalla denunciata irregolarità possa derivare l'attivazione della procedura espressamente disciplinata dagli artt. 136 e/o 137 del richiamato D.Lgs. n. 267/2000 avente ad oggetto l'esercizio di poteri sostitutivi degli organi degli enti locali inadempienti. Per una più esaustiva trattazione, va rilevato che nell'ipotesi descritta dall'art. 136 T.U.E.L., che recepisce le disposizioni dell'art. 17 c. 45, della L. n. 127/1997 (c.d. Bassanini bis), il potere sostitutivo riferito agli enti locali che ritardino o addirittura omettano di compiere tali atti, sebbene invitati a provvedere entro un congruo termine, è esercitato da un Commissario ad acta nominato dal Difensore civico regionale, ove costituito, ovvero dal Comitato regionale di controllo (quest'ultimo organo, peraltro, soppresso per effetto delle disposizioni contenute nella Legge Costituzionale del 18 ottobre 2001, n. 3, vigente dall'8 novembre 2001, di modifica del Titolo V riguardante gli enti locali). Anche l'ipotesi delineata nell'art. 137 del T.U.E.L. sembra integrare un controllo sugli organi degli enti locali inadempienti al quale può accedere un intervento sostitutivo nell'esercizio delle funzioni amministrative a essi conferite, riconducibile al quadro normativo del generale riordino dei rapporti fra lo Stato e le Autonomie locali, disciplinato dall'art. 3, c. 1, lett. c), della L. n. 59/1997 (c.d. legge Bassanini). La Sezione ritiene che quest'ultima espressione di potere sugli organi degli enti locali riservato allo Stato residui, in quanto compatibile, nonostante l'intervenuta riforma del Titolo V della Costituzione, dal momento che al Governo è attribuita la prerogativa della sostituzione di organi nei seguenti casi (art. 120, c. 2, Cost., come novellato dalla Legge Costituzionale n. 3/2001 e non abrogato) : - mancato rispetto di norme o di trattati internazionali o della normativa comunitaria; - grave pericolo per l'incolumità e la sicurezza pubblica; - quando lo richiedano la tutela dell'unità giuridica od economica del Paese, con particolare riguardo ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Ciò in quanto, pur con i limiti e le cautele richieste dallo spirito della riforma costituzionale, tale controllo si colloca in un alveo di logicità e di coerenza, quale indispensabile contraltare rispetto all'ampliata sfera di autonomia riconosciuta agli enti locali sulla scia dei principi federalistici ed alla ineludibile recessione dei controlli di legittimità sui loro atti. Né appare superfluo richiamare al riguardo le disposizioni contenute nell'art. 8 della Legge n. 131/2003 (c.d. legge La Loggia) che, nel dare attuazione alla citata norma programmatica di rango costituzionale in virtù di espresso rinvio, ha fissato le scansioni e le modalità procedurali dell'esercizio di tale potere, nella sussistenza dei presupposti e delle condizioni di legge, demandando al Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente per materia, anche su iniziativa delle Regioni o degli enti locali, l'assegnazione di un congruo termine per l'adozione del provvedimento obbligatorio decorso inutilmente il quale, il Consiglio dei ministri, sentito l'organo interessato, su proposta del Ministro competente o del Presidente del Consiglio dei ministri, adotta il provvedimento, anche se di carattere normativo, soprattutto nel caso di assoluta urgenza (co. 4) ovvero nomina un Commissario ad acta (co. 3), in quest'ultimo caso tenendo "conto dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione". Il regime legale del potere "straordinario" di sostituzione degli organi inadempienti si ritiene investa sia organi rappresentativi che burocratici degli enti, una volta apprestate le idonee garanzie procedimentali che consentano all'organo dell'ente di raggiungere livelli di partecipazione in contraddittorio per far valere le sue ragioni e la possibilità di evitare tale sostituzione mediante lo spontaneo, anche se ritardato, adempimento, atteso il coinvolgimento di enti dotati di sfera di autonomia Costituzionalmente garantita, ai sensi dell'art. 114, c. 2, Cost. (cfr., in termini, C. Cost., 27/1/2004, n. 43). Pertanto, nel caso sottoposto all'esame della Sezione regionale ben potrebbero sussistere le condizioni indicate dalla legge circa l'intervento sostitutivo da parte dell'organo regionale del difensore civico (art. 16 L. n. 127/1997) o, quanto meno, del Governo. Detto convincimento è sorretto anche dalla considerazione che il Comune di Ve. rientra nel novero della fascia demografica superiore a 5.000 abitanti, e in quanto tale soggetto al regime del patto di stabilità interno, il cui vincolo comunitario discendente dal Patto di stabilità e crescita è stato modificato e ribadito dall'art. 1, c. 557, L. n. 296/2006 (finanziaria per il 2007), soprattutto in considerazione del necessario concorso degli enti locali alla realizzazione degli obiettivi di coordinamento della finanza pubblica per il triennio 2006-2008, attraverso il rispetto delle disposizioni contenute nei commi da 139 a 150, dell'art. 1 della Legge finanziaria n. 266/2005, come stabilito dal comma 138 della medesima disposizione "ai fini della tutela dell'unità economica della Repubblica". Appare così soddisfatto il presupposto indicato dal legislatore costituzionale (art. 120, c. 2, Cost.), nella intuitiva considerazione che, diversamente, non sarebbero valutabili, quanto meno secondo l'ordinaria, prevista tempestività, i livelli raggiunti in termini di legalità, efficacia, efficienza ed economicità dall'azione amministrativo-finanziaria svolta dall'ente nell'anno di riferimento, in assenza di formale delibera di approvazione del documento contabile che possa denotare la persistente difficoltà dell'ente locale di rendere il conto della complessiva gestione e dei risultati conseguiti.