ESENZIONE CONTRIBUTI CONCESSORI PER OPERE DI INTERESSE GENERALE



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Iva su aree cedute a scomputo oneri



































































































                    REPUBBLICA ITALIANA                          N. 6618/02 REG.DEC.              IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                             N. 8364 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,   Quinta  Sezione           ANNO 1999 ha pronunciato la seguente decisione sul ricorso in appello n. 8364/99, proposto da Porto Torre s.p.a., Basileus s.r.l. ed Ernesto Frabboni Impresa di Costruzioni s.p.a., in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., tutte rappresentate e difese dall’avv. Giuseppe Lavitola, ed elettivamente domiciliate presso il suo studio in Roma, v. Costabella n. 23, contro il Comune di Roma,  in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Enrico Lorusso, ed elettivamente domiciliato in Roma presso l’Avvocatura Comunale, v. del Tempio di Giove n.21, e nei confronti di Investimenti Immobiliari Lombardi s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Lavitola, ed elettivamente domiciliata presso il suo studio in Roma, v. Costabella n. 23, per l’annullamento della sentenza parziale del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, II bis, 9 aprile 1999, n. 1100,  resa inter partes, con la quale in parte è stato  respinto, in parte sono stati ordinati incombenti istruttori, il ricorso proposto dalle attuali appellanti per il riconoscimento del diritto all’esonero dal pagamento degli oneri concessori, peraltro già versati, relativi alla realizzazione di un complesso immobiliare  originariamente destinato a sede ministeriale. Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune intimato e della società Investimenti Immobiliari Lombardi, avente causa di una delle appellanti, l’impresa Frabboni; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; Relatore alla pubblica udienza del 25 giugno 2002 il Consigliere Gerardo Mastrandrea; uditi i difensori delle parti come da verbale di udienza;           Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue. FATTO 1. Con ricorso esperito dinanzi al TAR Lazio, le società appellanti contestavano la richiesta di pagamento di oneri concessori, nella misura di £. 22.056.480.000 per oneri di urbanizzazione e di £. 7.037.853.195 per costo di costruzione, peraltro già versati, e relativi ad un complesso immobiliare realizzato in base alla concessione edilizia n. 296/C del 2 aprile 1991 (e successiva variante n. 2059/C del 23 dicembre 1991), rilasciata alle società Roma Ovest Costruzioni s.r.l. e Basileus s.r.l., danti causa delle altre ricorrenti. Il predetto complesso immobiliare, sito in Roma - località Magliana Vecchia – Parco de’ Medici,  doveva essere destinato, in origine, a sede del Ministero della sanità, in base ad atti d’obbligo notarili nei confronti del  Comune di Roma del settembre 1990 e del dicembre 1991, ed in vista di tale utilizzazione i costruttori avevano usufruito di rilascio  gratuito  del titolo concessorio, a norma dell’art. 9, lett. f), della l. 10/77. 2. Successivamente, essendo venuta meno la previsione di utilizzo sopra indicata, a seguito della rinunzia del Ministero della  sanità, e quindi di fronte al rischio di decadenza delle concessioni, veniva sottoscritto dalle società costruttrici, in data 25 marzo 1997, un nuovo atto d’obbligo, nel quale si assumeva un impegno di destinazione del fabbricato conforme alle utilizzazioni ricomprese nell’art. 14 delle N.T.A. del p.r.g. per le zone M1 (servizi pubblici o gestiti da enti pubblici). Con la delibera di Giunta impugnata in prime cure (n. 1190/97), il Comune di Roma esprimeva il proprio benestare in rapporto a quanto sopra, ma pretendeva, anche alla stregua delle pronunzie di questo Consiglio,  il pagamento dei contributi sopra specificati (pagamento che, come accennato, veniva effettuato, senza tuttavia alcuna rinuncia da parte delle imprese costruttrici alla tutela delle ragioni poi avanzate in via giudiziale). 3. A sostegno dell’impugnativa dinanzi al Tribunale amministrativo le ricorrenti deducevano argomentazioni ricondotte, in via sistematica, a quattro serie di censure: a) non esistono parametri normativi di riferimento che consentono di rilasciare concessioni edilizie onerose in zona M/1 di p.r.g., anche perché in essa possono insediarsi solo strutture pubbliche o d’interesse generale, realizzabili quindi in base a titoli gratuiti, senza possibilità alcuna di ricorrere ad applicazioni analogiche quale quella in contestazione (contributi per zona M2, relativa a servizi privati,  per  interventi in zona M1);   b)  in ogni caso il soggetto destinatario del bene è, nel concreto, la Telecom Italia s.p.a., a quel tempo concessionario esclusivo del servizio nazionale di “telefonia fissa” e quindi ente istituzionalmente competente alla cura di interessi generali; c) inesistenza di sopravvenienze giuridicamente rilevanti rispetto alla situazione esistente all’epoca del rilascio delle originarie concessioni edilizie del 1991, tali da poter giustificare la postuma richiesta dei contributi concessori; d) in via del tutto subordinata e residuale, la mancata applicazione, nel calcolo del contributo richiesto, e versato, del doveroso scomputo delle opere di urbanizzazione direttamente realizzate dalle società titolari delle concessioni edilizie, nonché di quelle realizzate dal consorzio di urbanizzazione della zona cui le medesime società appartengono.  4. Con la sentenza parziale impugnata, in epigrafe indicata, il TAR del Lazio, affermata la natura di giudizio di accertamento (sulla debenza ed entità dei contributi concessori) devoluto alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ha concluso nel senso dell’infondatezza delle censure di violazione di legge formulate nei primi tre motivi di gravame, non ravvisando nella fattispecie in esame i presupposti applicativi dell’art. 9, lett. f), l. 10/77, ai fini della gratuità della concessione.  Con specifico riguardo ad alcune altre specifiche prospettazioni difensive, relative alle modalità di determinazione e di  calcolo degli oneri concessori in area M1, il Tribunale di prima istanza ha ritenuto opportuno disporre alcuni approfondimenti istruttori, ed in particolare una produzione documentale integrativa redatta nel contraddittorio delle parti, assistite da tecnici di fiducia, in relazione alle opposte argomentazioni prospettate ed alle perizie giurate di parte depositate nel luglio 1997. Analogamente ha provveduto quanto alla domanda subordinata di cui al quarto ed ultimo motivo del gravame introduttivo, riferita al mancato scomputo del valore delle opere di urbanizzazione direttamente eseguite, in questo caso chiedendo che venissero puntualizzati alcuni elementi circa la prospettata possibilità dello stesso scomputo. 5. Le originarie reclamanti (due di esse, Immobiliare Naviglio s.r.l. e Immobiliare Parco s.r.l.,  incorporate dalla impresa  Frabboni s.p.a.) hanno interposto l’appello in trattazione avverso la prefata pronunzia parziale, di cui hanno contestato in pieno le ricostruzioni fattuali e giuridiche poste alla base delle conclusioni (in parte) reiettive delle  loro pretese. 6. L’Amministrazione comunale intimata si è costituita in giudizio per resistere all’appello, controdeducendo. 7. A pieno sostegno delle ragioni delle originarie appellanti è intervenuta e si è costituita in giudizio, per il tramite del medesimo patrono delle reclamanti, la Investimenti Immobiliari Lombardi s.p.a., società nata, a sua volta, dall’incorporazione della Frabboni s.p.a. e della Basileus s.p.a.   Le parti hanno depositato memoria. Alla pubblica udienza del 25  giugno 2002 il ricorso in appello è stato introitato per la decisione.