ESITO CONFERENZA DEI SERVIZI: PREVALE IL PARERE DELLA SOVRINTENDENZA



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N N. 02378/2011REG.PROV.COLL. N. 08806/2009 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 8806 del 2009, proposto da: Ministero per i beni e le attività culturali in persona del Ministro in carica, Soprintendenza per beni architettonici e per il paesaggio delle Province di Lecce, Brindisi e Taranto in persona del Soprintendente in carica, rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12; contro Ciccarese Rosa, rappresentata e difesa dall'avvocato Pietro Nicolardi, elettivamente domiciliata presso l’avvocato Marco Gardin in Roma, via L. Mantegazza 24; nei confronti di Comune di Salve; per la riforma della sentenza del T.A.R. PUGLIA - SEZ. STACCATA DI LECCE: SEZIONE I n. 01538/2009, resa tra le parti, concernente AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA PER STRUTTURA RICETTIVA AD USO PUBBLICO   Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ciccarese Rosa; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 1 marzo 2011 il consigliere Roberta Vigotti e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Colelli e l’avvocato Nicolardi; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.   FATTO e DIRITTO Le Amministrazioni appellanti chiedono la riforma della sentenza con la quale il Tribunale amministrativo regionale della Puglia ha accolto il ricorso proposto dalla signora Rosa Ciccarese, tutrice del signor Benito Mangiò, avverso il provvedimento di annullamento dell’autorizzazione rilasciata dal Comune di Salve per la realizzazione di una struttura ricettiva ad uso pubblico in zona Pescoluce. La signora Ciccarese propone appello incidentale avverso la medesima sentenza. Espongono le appellanti principali che alla conferenza di servizi indetta ai sensi dell’art. 5 d.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447, alla quale era rimesso l’esame del progetto presentato dal Mangiò, proprietario dell’area sulla quale insite il progetto per la realizzazione della suddetta struttura, non ha presenziato la Soprintendenza. La conferenza si è conclusa in data 15 marzo 2007 e il Comune di Salve ha approvato, con deliberazione consiliare 28 febbraio 2008, n. 9, la variante urbanistica necessaria per la realizzazione dell’opera. A seguito di sollecitazione della Soprintendenza, espressa con nota del 21 maggio 2008, il Comune ha rilasciato l’autorizzazione paesaggistica 3 giugno 2008, trasmessa alla Soprintendenza stessa, che, con decreto 1° agosto 2008, la ha annullata per contrasto con i valori paesaggistici ed archeologici della zona costiera di Salve, dichiarata di notevole interesse pubblico ai sensi della l. 29 giugno 1939, n. 1497 con decreto ministeriale del 17 ottobre 1970. A) Tale decreto è stato impugnato davanti al Tribunale amministrativo della Puglia, che, con la sentenza impugnata, ha accolto il ricorso ritenendo che il provvedimento soprintendentizio fosse andato oltre il controllo di mera legittimità. I) Avverso la sentenza l’appello principale deduce che il potere di vigilanza riconosciuto all’organo statale dall’art. 159 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 può riguardare tutti i vizi di legittimità e, quindi, anche la carenza di motivazione del provvedimento sottoposto a controllo. Nella fattispecie in esame, il Comune di Salve, nel rilasciare l’autorizzazione, si è limitato ad una valutazione stereotipata e avulsa dal concreto impatto dell’opera progettata sull’ambiente circostante, mentre la Soprintendenza ha evidenziato l’altissimo valore paesaggistico e ambientale della zona interessata dall’intervento e il danno irreversibile che questo avrebbe arrecato allo stato dei luoghi. L’appello è fondato, poiché, come emerge dalla semplice lettura del provvedimento rilasciato dal Comune, nessuna specifica considerazione circa le caratteristiche del progetto, di notevole portata, e circa l’effetto che la nuova edificazione avrebbe arrecato sul delicato e caratteristico contesto ambientale, tutelato con decreto del 17 ottobre 1970 e connotato anche da ritrovamenti archeologici, è stata espressa nella valutazione della compatibilità dell’intervento con le preminenti esigenze paesaggistiche e, quindi, dell’autorizzabilità dell’intervento. L’annullamento non ha quindi ecceduto dai limiti che gli sono propri, ma ha correttamente rilevato l’illegittimità dell’atto sottoposto a controllo, sotto il profilo dell’eccesso di potere per carenza di motivazione. B) Contro la medesima sentenza, come si è premesso, ha proposto appello incidentale la signora Ciccarese, per ripresentare i motivi del ricorso di primo grado respinti dal Tribunale amministrativo. II) In particolare, l’appellante censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto il meccanismo di esercizio delle competenze in materia paesaggistica previsto dall’art. 82, nono comma, d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e dalle successive disposizioni che tale meccanismo hanno recepito, incompatibile con l’istituto della conferenza dei servizi, con conseguente necessità di attivare successivamente alla conclusione della conferenza l’emanazione dell’autorizzazione paesaggistica da parte dell’autorità delegata e la successiva verifica da parte della Soprintendenza. Secondo la ricorrente, invece, il provvedimento del Comune del 3 giugno 2008, successivamente annullato dalla Soprintendenza, costituisce mera formalizzazione del parere favorevole sugli aspetti paesaggistici, già compiutamente reso nella conferenza di servizi conclusasi il 15 marzo 2007 e, come tale, è inidoneo a riattivare i poteri anche di controllo già consumati in quella sede. La censura non ha pregio. Va anzitutto considerato che lo stesso parere espresso ai fini paesaggistici nell’ambito della conferenza di servizi nella seduta conclusiva del 15 marzo 2007 specifica che resta fermo “l’obbligo di dotarsi di autorizzazione paesaggistica prima dell’inizio dei lavori, nel rispetto delle direttive imposte con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 dicembre 2006”:. Del resto, tale obbligo è insito nella qualificazione dell’esito della conferenza in termini di “parere” (paesaggistico) e di “proposta” (di variante urbanistica), come tali necessariamente preparatori, ma senza effetto vincolante, di provvedimenti di amministrazione attiva. In via più generale (ed è considerazione conclusiva) questo Consiglio di Stato (es. Cons. Stato. VI, 11 dicembre 2008, n. 5620; 9 novembre 2010, n. 7981; 31 gennaio 2011, n. 712) ha già ripetutamente rilevato come, secondo l’ormai prevalente orientamento - da cui non v'è motivo di discostarsi - l'istituto della conferenza di servizi c.d. decisoria disciplinato dagli artt. 14 ss. legge 7 agosto 1990, n. 241, in esito alle riforme apportate dalle leggi 24 novembre 2000, n. 340, e 11 febbraio 2005, n. 15 – e secondo la disciplina vigente all'epoca di adozione degli atti qui in questione (marzo 2007 – giugno 2008) - è caratterizzato da una struttura dicotomica, articolata in una fase che si conclude con la determinazione della conferenza (anche se di tipo c.d. decisorio), che ha valenza endoprocediment......