ESPROPRIO BENI TUTELATI



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Omessa dichiarazione di condanna: esclusione dalla gara



































































































N N. 04890/2010 REG.DEC. N. 08648/2005 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la presente DECISIONE Sul ricorso numero di registro generale 8648 del 2005, proposto da: Del Mercato Ernesto e Del Mercato Pier Francesco, rappresentati e difesi dagli avvocati Alessandro Marotta e Lucio Marotta, con domicilio eletto presso Gian Marco Grez in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18 contro -Ministero per i beni e le attività culturali in persona del Ministro in carica -Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici artistici storici di Salerno in persona del soprntendente in carica, rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12; Comune di Laureana Cilento, non costituitosi in giudizio; per la riforma della sentenza del T.A.R. CAMPANIA - SEZ. STACCATA DI SALERNO SEZIONE I n. 00258/2005, resa tra le parti, concernente PROVVEDIMENTO DI OCCUPAZIONE D’URGENZA PER LA REALIZZAZIONE DI UNA PIAZZA. Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio e la successiva memoria dell’Amministrazione dei beni culturali e ambientali; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 maggio 2010 il consigliere Roberta Vigotti e uditi per le parti l’avvocato avvocati Giovanni Leone per delega dell'avvocato Marotta e l'avvocato dello Stato Barbieri; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO I signori Ernesto e Pierfrancesco Del Mercato chiedono la riforma della sentenza con la quale il Tar della Campania ha respinto il ricorso proposto avverso il provvedimento di occupazione d’urgenza in data 22 maggio 2003, teso alla realizzazione di una piazza pubblica sul giardino antistante il palazzo storico del quale sono proprietari. Avverso tale provvedimento (che ha fatto seguito ad un primo decreto, successivamente revocato) i ricorrenti hanno svolto in primo grado una serie di censure, tutte respinte dal Tar (che ha anche dichiarato la carenza di legittimazione passiva del Ministero intimato) e riproposte in questo secondo grado del giudizio. In particolare, deducono gli appellanti l’erroneità della sentenza laddove: -ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva del Ministero per i beni e le attività culturali, senza considerare che il ricorso era stato notificato al Ministero quale cointeressato e ha disposto la condanna dei ricorrenti in suo favore; -non ha ravvisato l’incompetenza del Comune a provvedere sulla espropriazione di parte attinente al palazzo anzidetto, vincolato dal Ministero per i beni ambientali e culturali con decreto del 19 ottobre 1983 e, quindi, sottoposto al potere espropriativo del solo Ministero; -ha respinto la censura di incompetenza della Giunta comunale ad approvare il progetto preliminare, a favore del Consiglio; -ha respinto i motivi relativi alla carenza di motivazione di tutti gli atti della reiterata procedura espropriativa e circa l’indifferibilità e urgenza del lavori e, conseguentemente, la censura concernente la mancanza di una valida dichiarazione di pubblica utilità, viziante il decreto di occupazione d’urgenza; -non ha ritenuto la violazione dell’art. 7 legge n. 2359 del 1865 per la mancata previa effettuazione di indagini geognostiche nel sottosuolo dell’area esproprianda. L’appello deve essere respinto. Correttamente è stata estromessa l’Amministrazione erariale, che non doveva essere chiamata in giudizio, in quanto nessun atto impugnato era stato adottato da essa.. Tale capo della sentenza va quindi confermato. Non può innanzitutto condividersi la pretesa dei ricorrenti, sostanzialmente avallata dal Tar, secondo cui l’imposizione del vincolo ad un bene immobile da parte del Ministero dei beni culturali e ambientali (nella specie, a mezzo del decreto del 19 ottobre 1983 avente ad oggetto il palazzo Del Mercato), varrebbe a sottrarlo all’ordinario potere espropriativo dell’Amministrazione comunale, per essere demandata unicamente al Ministero la valutazione dell’esistenza di preminenti ragioni di pubblica utilità. Deve invece riconoscersi che gli artt. 91 e seguenti d.lgs. n. 490 del 1999 attribuiscono al Ministero poteri incidenti sulla proprietà privata per ragioni inerenti alla funzione alla quale il Ministero stesso è deputato, ossia per ragioni di tutela e/o di valorizzazione del bene vincolato, nei confronti del quale l’ente comunale conserva tuttavia gli ordinari poteri espropriativi, dovendo unicamente acquisire il nulla osta della Soprintendenza prima del loro concreto esercizio (nulla osta, nella specie, intervenuto con nota del 28 dicembre 2000). La sentenza impugnata motiva il rigetto della censura, già svolta in primo grado, confutando l’esistenza stessa di un vincolo storico artistico sull’area esproprianda, posto che il decreto ministeriale avrebbe ad oggetto solo il palazzo, e non il giardino: ma si tratta di considerazione ultronea, dato che, come si è detto, la presenza del vincolo non costituisce, comunque, ostacolo all’esplicazione dei poteri espropriativi del Comune. La sentenza impugnata merita invece conferma nella parte in cui ha respinto la censura relativa alla pretesa incompetenza della Giunta municipale, a favore del Consiglio, all’approvazione del progetto preliminare dell’opera pubblica.