FIDEIUSSIONE A GARANZIA DEL PAGAMENTO DEGLI ONERI



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Mancato rilascio di concessione



































































































                        REPUBBLICA ITALIANA                                           N. 32/03 REG.DEC.                IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                        N. 7473 REG.RIC. Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale,   Quinta  Sezione           ANNO 1999 ha pronunciato la seguente DECISIONE Sul ricorso in appello n. 7473/1999 proposto da SATA s.p.a. in persona del legale rappresentante rappresentato e difeso dall’avv. Giuseppe Minieri ed elettivamente domiciliato in Roma presso la Segreteria della Sezione; CONTRO Il Comune di Melfi in persona del Sindaco in carica rappresentato e difeso dall’avv. Donatello Genovese ed elettivamente domiciliato in Roma presso lo studio dell’avv. Filippo Lattanzi in via Pierluigi da Palestrina n. 47; per l’annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Basilicata n. 156/1999; Visto il ricorso con i relativi allegati ; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Melfi; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese; Visti gli atti tutti della causa; data per letta alla pubblica udienza del 29 ottobre 2002 la relazione del Consigliere dottor Goffredo Zaccardi e uditi, altresì, gli avvocati delle parti come da verbale di udienza; Ritenuto in fatto e diritto quanto segue : FATTO Con l’appello qui in esame la Società appellante impugna la sentenza indicata in epigrafe nella parte in cui ha respinto il ricorso proposto in primo grado per ottenere l’accertamento della infondatezza della pretesa del Comune di Melfi al pagamento da parte dell’appellante di quanto dovuto ai sensi dell’articolo 3 della legge 47/1985 per il ritardato versamento dei contributi di urbanizzazione da essa dovuti in relazione al rilascio in suo favore di una concessione edilizia per la realizzazione di un impianto industriale nell’area industriale di Melfi. La sentenza ha, inoltre, accolto il motivo di incompetenza degli organi di governo dell’Ente ad adottare le determinazioni in ordine all’applicazione delle sanzioni in materia edilizia ma tale capo della sentenza non è stato sottoposto a gravame. Comunque dall’eventuale accoglimento della tesi di parte appellante, di accertamento della infondatezza della richiesta dei maggiori oneri a tenore dell’art. 3 della legge 47/1985, deriva la piena soddisfazione della pretesa azionata dell’appellante vertendosi in materia di giurisdizione esclusiva. L’appellante deduce, in sintesi, le seguenti censure articolate in un unico motivo: a) i maggiori importi conseguenti all’applicazione dell’art. 3 della legge 47/1985 non sarebbero dovuti in quanto il Comune di Melfi non ha costituito in mora l’appellante, né ha richiesto il pagamento dei contributi ammessi a rateizzazione e non corrisposti al momento del rilascio della concessione edilizia, né ha escusso la fideiussione prestata con rinuncia espressa al “beneficium excussionis” a garanzia del pagamento degli importi rateizzati. Da tale comportamento deriverebbe la violazione dell’obbligo del creditore di agire secondo correttezza e buona fede, sancito dall’art. 1175 del codice civile e da altre disposizioni che richiamano nell’attuazione dei rapporti obbligatori il principio di buona fede, obbligo che impone di svolgere tutte quelle attività che il creditore può compiere agevolmente ed idonee a rendere meno gravosa la posizione del debitore ai fini dell’adempimento dell’obbligazione. Sarebbe, pertanto, imputabile al Comune intimato il maggior onere dovuto in esito all’applicazione dell’art. 3 della legge 47/1985; b) il Comune avrebbe indotto la Società appellante a non corrispondere alle scadenze stabilite gli importi dovuti per gli oneri di urbanizzazione manifestando, con varie comunicazioni, perplessità e dubbi sulla doverosità della corresponsione degli stessi da parte dell’appellante; c) la richiesta degli interessi legali sui ratei versati tardivamente avanzata dal Comune di Melfi e soddisfatta dall’appellante comporterebbe l’implicito riconoscimento della inapplicabilità del regime di cui all’art. 3 della legge 47/1985;d) in via subordinata si dovrebbe riconoscere la deduzione dagli importi pretesi dal Comune in applicazione della norma citata di quanto versato a titolo di interessi. Il Comune di Melfi si è costituito confutando le tesi difensive dell’appellante e chiedendo la reiezione dell’appello. DIRITTO 1)     L’appello è, ad avviso Collegio, meritevole di accoglimento.