FISSAZIONE ORARIO ATTIVITÀ COMMERCIALI



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Attività sportiva dilettantistica e agevolazioni fiscali



































































































REPUBBLICA ITALIANA REPUBBLICA ITALIANA N.632/2003 REG.DEC. IN NOME DEL POPOLO ITALIANO N. 518 REG.RIC. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, (Quinta Sezione) ANNO 1996 ha pronunciato la seguente DECISIONE sul ricorso in appello n. 518/1996 proposto dalla Guanambi s.a.s., in persona del legale rappresentante, Calligaro Giampietro, Zaina Ileana Paola, Bagni Conchiglia s.n.c., in persona del legale rappresentante, Hotel Verona di Faggio Carla & C., in persona del legale rappresentante, Moro Santa, Zaina Marisa, La Lanterna s.n.c. di Pedrazzini Giovanni & C., in persona del legale rappresentante, Boatto Paolo Angelo, Casula Giovanni, Stab. Bagni Cinganotto di Battistutta Silvana & C., in persona del legale rappresentante, Borin Alfredo, Rusalen Paolo, Gnan Elvise, tutti rappresentati e difesi dagli Avv.ti Mario Bertolissi e Luigi Manzi ed elettivamente domiciliati presso lo studio di quest’ultimo in Roma, Via Confalonieri n.5; CONTRO il Comune di Caorle, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Giovanbattista Cucci e Massimo Carlin ed elettivamente domiciliato presso il primo in Roma, Via A. Brofferio n.3; E NEI CONFRONTI di Borin Guido, Rothmuller Wilhelm, Dei Vecchi Riccardo e Martinelli Cesarina, non costituiti; per l’annullamento della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto n.1002/94 in data 23.6/10.11.94; Visto l’atto di appello con i relativi allegati; Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Caorle; Viste le memorie difensive depositate dalle parti; Visti gli atti tutti della causa; Alla pubblica udienza del 21 giugno 2002, relatore il consigliere Carlo Deodato, uditi i procuratori delle parti come da verbale d’udienza; Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue: FATTO Con la sentenza appellata veniva dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse il ricorso, proposti dagli odierni appellanti dinanzi al T.A.R. del Veneto, inteso ad ottenere l’annullamento dell’ordinanza sindacale prot. n.11632 del 12.5.93 con la quale era stata disposta l’anticipazione alle ore 23 della chiusura dei pubblici esercizi di tipo B ubicati sul demanio marittimo. Avverso la predetta decisione proponevano rituale appello gli iniziali ricorrenti, contestando la correttezza del convincimento espresso dal T.A.R. circa la sopravvenuta mancanza in capo a loro di un interesse processualmente rilevante all’annullamento dell’atto impugnato, riproponendo, nel merito, le medesime censure, non esaminate dal T.A.R., addotte a sostegno del ricorso originario e concludendo per la riforma della sentenza appellata. Resisteva il Comune di Caorle, difendendo la pronuncia impugnata, dichiarativa dell’improcedibilità del ricorso, ribadendo la legittimità dell’ordinanza sindacale impugnata e concludendo per la reiezione dell’appello. Le parti illustravano ulteriormente le loro tesi mediante il deposito di memorie difensive. Alla pubblica udienza del 21 giugno 2002 il ricorso veniva trattenuto in decisione. DIRITTO 1.- Come già rilevato in fatto, gli odierni appellanti, destinatari del provvedimento sindacale dispositivo della chiusura alle ore 23 dei pubblici esercizi da loro gestiti, avevano impugnato dinanzi al T.A.R. del Veneto tale ordinanza, assumendola illegittima sotto molteplici profili e lesiva dei propri interessi ed invocandone, conseguentemente, l’annullamento. Con la decisione impugnata il Tribunale veneto, preso atto della sopravvenuta ordinanza sindacale n.49 del 10.5.94, sostitutiva e modificativa di quella impugnata, con la quale l’orario di chiusura dei pubblici esercizi gestiti dai ricorrenti era stato differito alle ore 0.30, dichiarava improcedibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse alla sua definizione. 2.- Gli appellanti contestano, innanzitutto, la correttezza della valutazione, assunta dai primi giudici a fondamento della pronuncia impugnata, circa il sopravvenuto difetto di interesse alla decisione del ricorso, in conseguenza dell’intervenuta sostituzione del provvedimento originariamente impugnato con quello, peraltro neanche satisfattivo dei loro interessi, sopra indicato. Il Comune appellato, di contro, nega la configurabilità in capo agli odierni ricorrenti di un interesse processualmente rilevante a conseguire l’annullamento di un provvedimento divenuto inefficace e superato dalla diversa determinazione, certamente più favorevole, adottata dall’Amministrazione in corso di causa. 3.- L’appello è fondato e merita accoglimento. Deve premettersi che la declaratoria dell’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse postula, come affermato da un univoco e consolidato orientamento giurisprudenziale, l’accertamento dell’inutilità della sentenza (cfr. ex multis Cons. Stato, IV Sez., 6 ottobre 2001, n.5296). Tale verifica, a sua volta, esige che la presupposta, rigorosa indagine circa l’utilità conseguibile per effetto della definizione del ricorso conduca al sicuro convincimento che la modificazione della situazione di fatto e di diritto intervenuta in corso di causa impedisce di riconoscere in capo al ricorrente alcun interesse, anche meramente strumentale e morale, alla decisione (Cons. Stato, Sez. IV, 1 agosto 2001, n.4206). Così definiti i (rigidi) parametri di valutazione della permanenza dell’interesse al ricorso, e, quindi, alla sua decisione, si rileva che, nel caso di specie, non pare formulabile il necessario giudizio di inutilità della sentenza quale conseguenza dei mutamenti sopravvenuti nelle more della definizione della causa. Nonostante, infatti, la disciplina dell’orario di chiusura dei pubblici esercizi gestiti dai ricorrenti sia stata, in corso di causa, modificata in senso più favorevole (per gli interessi degli istanti) rispetto a quella definita con il provvedimento impugnato, l’invocato accertamento dell’illegittimità di quest’ultimo consentirebbe agli odierni appellanti di pretendere dall’Amministrazione resistente il risarcimento dei danni patiti per l’omesso esercizio dell’attività commerciale nella fascia oraria controversa. Tale significativa utilità economica, diversa ed ulteriore rispetto al mero annullamento dell’atto impugnato ed ai vantaggi già conseguiti in via sostanziale per effetto del provvedimento sopravvenuto, risulta, di per sé, idonea, in definitiva, a sorreggere la permanenza dell’interesse a ricorrere anche al momento della decisione ed impedisce, conseguentemente, di ritenere l’inutilità della sentenza. La riscontrata erroneità della pronuncia dichiarativa dell’improcedibilità del ricorso implica il suo annullamento ed impone, tuttavia, al giudice d’appello di ritenere la causa e di definirla nel merito, nei termini in cui è stata prospettata in prime cure (Cons. Stato, IV Sez., 6 ottobre 2001, n.5294). 4.- Con il primo motivo i ricorrenti deducono l’illegittimità del provvedimento impugnato in quanto assunto, in violazione dell’art.8 L. n. 287/91, in difetto della prescritta consultazione delle associazioni di categoria e dell’azienda di promozione turistica. La doglianza è fondata. Deve, innanzitutto, premettersi che, in mancanza di un esplicito riferimento nell’ordinanza controversa alla norma primaria attributiva del potere nella specie esercitato, questa va senz’altro individuata nell’art.8 L. n. 287/91 (che, per la sua formulazione letterale, appare la disposizione legislativa diretta a regolare in via generale l’esercizio della potestà sindacale di regolamentazione degli orari di apertura e chiusura dei pubblici esercizi) e che, quindi, il giudizio di legalità del provvedimento in esame va compiuto alla stregua dei precetti dettati nell’indicata normativa di riferimento. Va, ulteriormente, chiarito che il regime positivo, ut supra individuato, del potere sindacale di disciplina degli orari delle attività commerciali impone al titolare della relativa potestà la preventiva consultazione, tra le altre, delle associazioni di categoria e dell’azienda di promozione turistica, al precipuo fine di acquisire i peculiari interessi dalle stesse rappresentati e di consentire la composizione delle diverse esigenze emerse nel corso del procedimento nella consapevole sintesi della determinazione conclusiva. Ne consegue che, ove l’adozione del provvedimento determinativo degli orari non risulti preceduta dalla consultazione dei soggetti sopra indicati, la relativa ordinanza deve ritenersi viziata per violazione di una norma di legge (art.8 L.n. 287/91) diretta a regolare la fase istruttoria del procedimento in questione e, quindi, il corretto esercizio del potere considerato. L’omessa audizione dei soggetti sopra indicati non può, peraltro, reputarsi giustificata dall’urgenza di provvedere, che autorizzerebbe, semmai, l’esercizio di una diversa potestà, né surrogata dalla conoscenza da parte degli enti pretermessi delle lagnanze che hanno costituito l’occasione dell’ordinanza sindacale, risultando altrimenti frustrata l’esigenza, cui la disposizione risulta preordinata, di fornire al Sindaco diversi elementi di valutazione riconducibili a tutti gli interessi coinvolti. Non può, infine, dubitarsi, in fatto, dell’omessa consultazione delle associazioni di categoria e dell’azienda di promozione turistica, sia in quanto la prescritta audizione non risulta attestata in alcuno degli atti procedimentali prodotti in giudizio, sia in quanto la denunciata omissione appare chiaramente ammessa dalla stessa Amministrazione là dove, a pag. 11 della memoria di costituzione dinanzi al T.A.R., riconosce che “…il Sindaco non poteva certo dar corso alla preventiva consultazione delle associazioni di categoria”, sicchè deve ritenersi sussistente la violazione denunciata con la prima censura. 5.- L’accoglimento di tale motivo esime dalla disamina delle altre doglianze, da ritenersi assorbite, e comporta, in riforma della decisione appellata, l’annullamento dell’ordinanza del Sindaco di Caorle prot. n. 11632 del 12.5.93. Sussistono, tuttavia, giusti motivi per la compensazione delle spese di entrambi i gradi di giudizio. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie il ricorso indicato in epigrafe e, in riforma della decisione appellata, annulla il provvedimento sindacale prot. n. 11632 del 12.5.93; dichiara compensate le spese di entrambi i gradi di giudizio; ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 21 giugno 2002, con l'intervento dei signori: AGOSTINO ELEFANTE - Presidente CORRADO ALLEGRETTA - Consigliere GOFFREDO ZACCARDI - Consigliere FILORETO D’AGOSTINO - Consigliere CARLO DEODATO - Consigliere Estensore L'ESTENSORE F.to Carlo Deodato IL PRESIDENTE F.to Agostino Elefante IL SEGRETARIO F.to Giuseppe Testa DEPOSITATA IN SEGRETERIA il......... 06/02/2003..................... (Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186) IL DIRIGENTE ......