I CONSIGLIERI NON POSSONO IMPUGNARE UNA DELIBERA C.C. DI FRONTE AL TAR



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TIROCINI FORMATIVI: NON SUSSISTE RAPPORTO NE’ SUBORDINATO, NE’ AUTONOMO



































































































T T.A.R. Lombardia–Milano – Sez. III - Sentenza 3 giugno 2004, n. 2356                                                                            N.      2356/04         Reg.Sent. N.      3631/02         Reg. Ric. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione 3a ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 3631/02, proposto da Damiano ALBERIO, Enrico PREMOLI e Davide GIANETTI rappresentati e difesi dall’avv. Fazia Gusberti, con domicilio eletto presso lo studio della stessa in Milano, via Galiani Ferdinando 9 contro COMUNE DI ROVELLO PORRO in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Alberto Sciumè e Danilo Tassan Mazzocco, con domicilio eletto presso lo studio degli stessi in Milano, via Rossini 8 e nei confronti di ACSM s.p.a., TECNOSERVIZI s.r.l. e comune di ROVELLASCA, non costituiti per l’annullamento della deliberazione del Consiglio comunale n.38 del 24 luglio 2002, nonché di ogni altro atto antecedente, presupposto, esecutivo, consequenziale e comunque connesso; visto il ricorso notificato in data 6 novembre 2002 e depositato in data 3 dicembre 2002; visto l’atto di costituzione in giudizio del comune di Rovello Porro; viste le memorie difensive delle parti; uditi alla pubblica udienza del 18 marzo 2004, relatore il cons. Domenico Giordano, gli avv.ti Gusberti per i ricorrenti e Tassan Mazzocco per il Comune resistente; visti gli atti tutti della causa; ritenuto quanto segue in: FATTO Con il ricorso in epigrafe è stata impugnata, unitamente agli atti ad essa connessi, la deliberazione n.38 del 24 luglio 2002, con la quale il Consiglio comunale di Rovello Porro, con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, ha disposto l’acquisto di quote, nella misura del 20% del capitale sociale, e la partecipazione nella società mista TECNOSERVIZI s.r.l., costituita per iniziativa del comune di Rovellasca e partecipata anche (nella misura del 40%) dal socio privato ACSM s.p.a che è stato individuato a mezzo di gara ad evidenza pubblica indetta dal comune promotore. Con la stessa delibera è stata affidata ad ACSM s.p.a. la gestione del servizio di distribuzione e vendita del gas metano nel territorio comunale. I ricorrenti, che agiscono nella loro qualità di consiglieri comunali di Rovello Porro (risultati assenti o astenuti), deducono l’illegittimità della delibera consiliare, esponendo a sostegno dell’impugnazione le seguenti censure: 1) violazione e falsa applicazione degli artt. 14 e 15 D.Lgs. n.164/2000, dell’art.3 R.D. n.2440/1923, degli artt.17 e 21 D.Lgs. n.164/2000, dell’art.113 D.Lgs. n.267/2000, delle direttive CEE n.50/92 e n.38/93, dei principi di trasparenza e buona amministrazione, nonché eccesso di potere per sviamento e lesione della par condicio. Si assume che l’amministrazione comunale, in quanto singolarmente tenuta al rispetto dei principi enunciati in rubrica, avrebbe dovuto esperire una gara pubblica sia per procedere alla scelta del socio privato che per il successivo conferimento del servizio, il quale in ogni caso non avrebbe potuto essere affidato direttamente al socio privato, ma semmai alla società partecipata.